Piscina comunale di Taormina
Piscina comunale di Taormina

Resistere alle ingiunzioni di pagamento del Cvsm e attendere la sentenza del Tar di Catania per poi passare al contrattacco con un’azione di citazione per danno e relativa finalità risarcitoria: è la strategia del Comune di Taormina a fronte della situazione sempre più spinosa in atto sulla piscina comunale riguardo cui l’ente gestore ha comunicato sabato scorso di aver ingiunto altri 105 mila euro nei confronti di Palazzo dei Giurati che si aggiungono ad ulteriori 580 mila euro già in precedenza pretesi con sentenza del Tribunale di Messina. La contesa è ormai una storia nota e verte sul contratto di gestione della struttura che per il Comune è scaduto il 9 marzo 2017 mentre per il Cvsm scadrebbe nel 2027. Nodo del contendere è una proroga di 9 anni a suo tempo concessa dall’ente locale nell’ottica dei lavori che avrebbero dovuto portare alla realizzazione (poi naufragata) della cittadella sportiva nei terreni accanto alla piscina, dove ora invece si trova l’elipista: una proroga che per il Comune invece non sussisterebbe e che di conseguenza determinerebbe, invece, un obbligo di rilascio immediato dei locali. La linea scelta dall’Amministrazione sarebbe, dunque, adesso quella di resistere ai decreti ingiuntivi del Cvsm, analogamente a quanto ad esempio avvenne a suo tempo anche nel contenzioso da 24 milioni di euro per il Lodo Impregilo che vide l’impresa prevalere nei primi due giudizi e che poi ebbe un esito ribaltato e favorevole al Comune in Cassazione. Il Comune aspetta l’esito del ricorso presentato al Tar al fine di ottenere il rilascio dei locali della piscina, la cui udienza è prevista nel marzo 2018 ma che non ha ancora una data esatta. La Giunta punta ad ottenere un giudizio favorevole e tornare ad avere la disponibilità della piscina, per poi avviare le proprie azioni legali.

Il diritto di proprietà. La convinzione dell’Esecutivo è che ci siano i presupposti per rivendicare il diritto di proprietà, chiedere cioè un risarcimento danni riferito alla indisponibilità attuale del bene che fa parte del patrimonio comunale e tale azione decorrerebbe, in sostanza, dal 9 marzo 2017 per il rifiuto del Cvsm di rilasciare la piscina, ritenendo che l’immobile sia attualmente detenuto da “soggetto destituito di titolo legittimo”. In tal caso il Cvsm verrebbe quindi ritenuto dal Comune “conduttore moroso” che alla scadenza non avrebbe restituito l’immobile e la lite ricadrebbe nel contesto delle presunte “occupazioni sine titulo”. La quantificazione del danno che il Comune intenderebbe avanzare potrebbe superare, a quanto pare, Un milione di euro. Intanto, come detto, il Cvsm reclama 580 mila euro su provvedimento esecutivo del Tribunale e altri 105 mila euro sui quali ha inteso effettuare “diffida e messa in mora del Comune di Taormina a corrispondere nel termine perentorio di giorni dieci dal suo ricevimento, la somma di 105 mila euro”, in assenza delle quali l’ente gestore si rivolgerebbe alla Procura presso la Corte dei Conti. Su questo fronte la battaglia concerne la reclama “inottemperanza” del Comune alla convenzione del 10 marzo 2008 (delibera n. 10/08) che a suo tempo ha previsto dei “servizi a tariffa agevolata per categorie protette”, ovvero per bambini, anziani e disabili. Cifre che il Comune non avrebbe versato in questi anni in un ampio ed ormai arroventato contesto nel quale il Cvsm lamenta, infine, illecita sospensione dell’erogazione dell’acqua da parte del Comune.

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