Palazzo Corvaja
Palazzo Corvaja

Un regolamento esitato in aula con delle modifiche che non avevano il parere degli uffici. Questo il “vulnus” che determinerà, con molta probabilità, il necessario ritorno in aula del nuovo regolamento per la concessione in uso temporaneo dei palazzi storici, degli spazi e delle sale comunali, approvato con apposita delibera dal Consiglio comunale lo scorso 24 ottobre nella quale sono state previste delle tariffe per i singoli siti. «Stiamo valutando la situazione, discuteremo la questione con la segretaria generale e poi verrà presa una decisione, c’è questa possibilità che il regolamento debba tornare in Consiglio comunale», afferma il presidente della Prima Commissione Consiliare, Salvo Brocato. In sostanza, la Commissione consiliare nell’esame del regolamento aveva apportato qualche modifica agli importi, tuttavia questa serie di correttivi apportati in sede di discussione in commissione ed effettuati a penna non sono stati trascritti in forma di emendamento. Un emendamento deve essere supportato da relativi pareri in ogni caso e l’errore prettamente formale è che la Commissione, in sostanza, non ha ufficializzato in Consiglio il lavoro di modifica che era stato svolto.

Stop ai privilegi. Il regolamento approvato nei giorni scorsi dall’assemblea, riguarda beni un elenco di beni tra i quali Palazzo Corvaja, Badia Vecchia, Palazzo dei Congressi, Palazzo dei Duchi di Santo Stefano, ex Chiesa del Carmine, Casa Grandmont, ex Chiesa-Convento di Sant’Agostino. La questione è stata seguita con attenzione dal segretario generale di Palazzo dei Giurati, la dott.ssa Rossana Carrubba, che aveva evidenziato la necessità di mettere ordine e stabilire dei criteri normativi e delle tariffe per l’utilizzo dei beni del Comune. La necessità, come ormai è ampiamente noto, è quella di stoppare le concessioni gratuite e situazioni di “privilegio” che per tanti hanno contraddistinto la gestione e l’utilizzo dei palazzi, affidati in via temporanea, di volta in volta, ai privati senza che poi il Comune ne avesse un ritorno economico e oltretutto con l’ente costretto ad accollarsi le spese per le utenze mentre nelle casse di Palazzo dei Giurati non entrava poi un euro. Le modifiche alle tariffe andavano, insomma, ufficializzate con apposito atto: le singole modifiche erano presenti nel testo esitato ma non sono state regolarizzate in aula come un maxi-emendamento che necessitava del relativo parere.

© Riproduzione Riservata

Commenti