Nello Musumeci, presidente della Regione Sicilia
Nello Musumeci, presidente Regione Sicilia

Il dado è tratto, Nello Musumeci è il nuovo presidente della Regione Siciliana e, oltre qualsiasi ragionamento di destra o sinistra, al di là della (innegabile) questione degli impresentabili, la contesa siciliana ha sancito l’affermazione del candidato con la maggiore esperienza politica e con le qualità comprovate di affidabile amministratore già testate con apprezzamento traversale nel decennio in cui è stato presidente della Provincia di Catania tra il 1993 e 2004. Dall’altra parte perde con l’onore delle armi Giancarlo Cancelleri, candidato di un Movimento Cinque Stelle che si è dimostrato prima forza politica nell’isola e che forse, nell’ottica delle Nazionali, può gioire del non aver vinto. Il M5S avrebbe avuto presumibilmente maggiori difficoltà a gestire un inedito ruolo di forza di governo rispetto a quante non ne avrà dovendo ripartire dai banchi dell’opposizione. Cancelleri ha preso più voti della lista, ma anche qui attenzione al dato: l’elettorato di altri schieramenti (area Pd e Mdp?) che ha votato come presidente il candidato dei grillini ha scelto un voto ritenuto più utile in favore dei 5 Stelle, a prescindere da una questione di gradimento specifico per Cancelleri. E col senno di poi anche nel M5S c’è chi azzarda una tacita riflessione: se il candidato dei pentastellati anziché il geometra di Caltanissetta fosse stato Valentina Zafarana (portavoce uscente all’Ars e rieletta con 8 mila preferenze nel Collegio di Messina), forse non sarebbe bastato per vincere ma magari una figura nuova, che in questi anni ha fatto bene al Parlamento Siciliano, avrebbe dato ulteriore slancio alla corsa grillina, come d’altronde hanno dimostrato a suo tempo le nomination della Raggi a Roma e della Appendino a Torino.

L’eredità terrificante di Crocetta. Di certo c’è che l’eredità che lascia il Governo Crocetta, stando ai numeri, è un macigno terrificante. Un buco di 8 miliardi di debiti, ma soprattutto un sistema di infrastrutture e trasporti vecchio, inadeguato e mortificante per i siciliani. Governare dopo Crocetta sarà come scalare l’Everest a mani nude. Nel disastro conclamato dei cinque anni recenti, non poteva che rappresentare “l’agnello sacrificale” Fabrizio Micari, al quale va riconosciuto di averci messo la faccia a differenza di altri e di averlo fatto con un certo stile, con un modo di fare politica garbato e rispettoso degli avversari. Micari era il candidato perdente già ai nastri di partenza di un centrosinistra a pezzi, il verdetto era scritto da mesi. Il Pd di Renzi è ormai lacerato dalle divisioni interne, approdate dopo il voto alla naturale e prevedibile resa dei conti interna ai democratici e con la sinistra di Bersani e D’Alema, “rea” di aver candidato Claudio Fava. Ma se la matematica non è un’opinione, Micari e Fava anche messi insieme non sarebbero riusciti ad impensierire il centrodestra e nemmeno i grillini. Fava ha fatto il suo e i numeri ottenuti sono in linea con le previsioni, a poco o nulla serve attaccarlo e attribuirgli la colpa della Caporetto del Pd. Evidente che si vada verso la resa dei conti tra Matteo Renzi e la sinistra, ma questo poco o nulla interessa ai siciliani: una cosa però appare doveroso riconoscerla, e cioè che il disastro politico del centrosinistra e del Governo appena andato a casa, da queste parti è esclusivamente identificabile e riconducibile alla inadeguatezza politica di Rosario Crocetta. Per il resto Renzi potrà avere nel panorama nazionale mille altre colpe, e d’altronde uno che si è illuso di traghettare i voti del centrodestra nel Pd tramite Alfano dimostra di non distinguere il Polo Nord dal Polo Sud, tuttavia all’ex premier – che ricordiamoci ha voluto il G7 a Taormina – se un vero sbaglio qui si può imputare è quello di non aver staccato la spina al Governo Crocetta ben prima che finissero questi 5 anni di disastro totale.

Il fattore Miccichè. Finisce la campagna elettorale e adesso inizia un’altra storia, quella della nuova legislatura in cui il vero dato che deciderà la riuscita o il fallimento del nuovo Governo sarà la capacità che avrà Musumeci di arginare la prevedibile onda d’urto degli alleati. Nello Musumeci sta per entrare nella tana del lupo, anzi dei lupi perché ce ne sono diversi che lo attendono al varco. Sarà questo il tema dominante. Il nuovo presidente, chiamato a redimere – come lui stesso ha detto – questa terra “bella e amara”, avrà da tenere a bada in primis Gianfranco Miccichè, il Commissario di Forza Italia che le ha tentate tutte per bissare anche stavolta l’impresa del “suicidio politico” del 2012 quando decise di non sostenere proprio Musumeci e si intestardì in una candidatura scellerata che col centrodestra spaccato determinò il solo risultato di regalare la Sicilia a Crocetta. Da settimane, ben prima ancora del responso delle urne, Miccichè parla già di assessorati, sottogoverni e della presidenza dell’Ars per se stesso come fosse il padrone del vapore, ergendosi a stratega manovratore di uno scacchiere politico multiforme nel quale, in realtà, lo ha convinto (o forse si dovrebbe dire precettato) Silvio Berlusconi a “sposare” la causa di Musumeci.

Gli impresentabili scaldano i motori. Poi ci sono ovviamente tutti i vari “impresentabili” sui quali i Cinque Stelle hanno incentrato e incanalato questa campagna elettorale, provando invano a ribaltare la contesa. Non servono particolari esercizi astrali per immaginare chi busserà alla porta da una parte e chi dall’altra per conquistarsi un ruolo da protagonista tra le nomine politiche e chi punterà al sottobosco dorato di uno stipendio che di questi tempi fa sempre comodo. In queste ore arrivano persino voci curiose secondo le quali qualcuno che non è più deputato ambirebbe a fare da capo di gabinetto del nuovo governatore. Ed evidentemente anche la pioggia torrenziale di voti scesa (non per caso) sul cielo politico di Messina per il trionfo di Luigi Genovese è un fattore che sposterà alcuni equilibri e di cui, volente o nolente, si dovrà tenere conto negli equilibri della coalizione. Genovese jr va all’Ars come il più giovane deputato di sempre e si può già scommettere che il “fattore Genovese” deciderà in primavera pure chi sarà il prossimo sindaco di Messina.

La giacchetta di Musumeci. Ma chi pensa di prendere Musumeci e tirarlo per la giacchetta, aggrappandosi ai numeri risicati della maggioranza e attrezzandosi per le solite imboscate all’Ars di ogni legislatura, rischia di fare male i conti. A parte il fatto che tra i banchi delle opposizioni qualcuno, presto o tardi, si travestirà come al solito da “peones” per salire sul carro vincente e schierarsi con il Governatore, il “fascista gentile”, come qualcuno lo ha ribattezzato, non è uomo che accetta imposizioni. Non va neppure dimenticato che negli anni recenti si è fatto apprezzare da presidente della Commissione Antimafia ed è pronto ad affrontare gli eventuali, possibili o probabili giorni torridi della battaglia con gli impresentabili e con i più famelici della compagnia. Potrà far bene o far male, e questo lo diranno solo il tempo ed i risultati della sua azione di governo, ma di sicuro Musumeci amministrerà la Sicilia senza quelle imbarazzanti sceneggiate politiche e mediatiche in “salsa crocettiana” di cui ci siamo vergognati in questi anni. Ha la serietà, l’onestà e l’autorevolezza per provare a fare qualcosa di buono. Dedicherà questa difficile legislatura ai figli Giorgio e Salvatore, con i quali ha seguito la maratona elettorale di domenica, e all’altro suo figlio che invece non c’è più: Giuseppe, nel maggio 2013 trovato morto nella sua casa di Catania alla giovane età di 32 anni ed in ricordo del quale, Nello Musumeci si è commosso lunedì sera nel primo discorso da presidente. Ora inizia la sfida più difficile e se dimostrerà di essere ancora quello degli anni di Catania, Musumeci andrà dritto per la sua strada anche a costo di mettere alla porta chi non la pensa come lui. D’altronde, a 62 anni che il 21 gennaio saranno 63, ha già detto che non si ricandiderà nel 2022. Il timer per la Sicilia e per i siciliani è partito. Tra 1825 giorni sapremo se questa terra meravigliosa sarà diventata bellissima o se invece sarà rimasta ancora una volta maledettissima.

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