«Sapevo già che mi avrebbero arrestato. Ecco adesso capirete perché ho insistito molto affinché venisse eletto Danilo Lo Giudice (primo dei non eletti). Perché sapevo di scontrarmi definitivamente con i poteri forti di Messina, che non vogliono che io faccia il sindaco di Messina». Così Cateno De Luca replica all’accusa di associazione a delinquere finalizzata ad evasione fiscale con la quale è stato arrestato stamattina e che adesso si trova ai domiciliari. «Ringrazio i militari che stamattina alle ore 7:25 hanno suonato alla mia porta per arrestarmi in quanto sono stati un esempio di professionalità, gentilezza e riservatezza, li aspettavo da qualche giorno», spiega De Luca, neoeletto all’Ars come il più votato nella lista Udc-Sicilia Vera.

Il fatto. «La vicenda che riguarda questo arresto è molto semplice – spiega in un video De Luca -. Vengo accusato di essere stato il regista di una evasione fiscale di un ente collettivo, il Caf Fenapi ente che non è mio. In origine questo era uno dei 15 procedimenti aperti a mio carico, di cui 14 poi sono stati chiusi con sentenza di assoluzione piena o con archiviazione perché il fatto non sussiste. Questo procedimento aveva originariamente come capi di imputazione appropriazione indebita, peculato ed evasione fiscale. Abbiamo chiarito tutto con il Pubblico Ministero ed era rimasta questa storia dell’evasione fiscale per la quale è pendente presso la Commissione regionale Tributaria un ricorso. La Commissione aveva sospeso tutti i provvedimenti cautelari. Tutto questo si verificava nel giugno 2015. Sono passati oltre due anni e ci siamo trovati all’improvviso con questo provvedimento che è conseguenziale alla mia dichiarazione di volermi candidare a sindaco di Messina».

Lotta contro le ingiustizie. «Questa battaglia la porterò avanti, sino in fondo – conclude De Luca -. Mi possono solo ammazzare ma continuerò a testa alta a difendere la mia dignità e a difendere tutti coloro che non hanno la forza e i mezzi per farsi difendere, quelli che sono rimasti per anni in carcere e poi sono stati scarcerati. Non è pensabile che in uno Stato libero quando dici ai magistrati che sbagliano ti sei sostanzialmente scritto la sentenza di morte. Non mi sta bene e continuerò fino in fondo a difendere i veri diritti. Cateno De Luca non si farà macinare dal fango, sino a quando avrò l’ultimo respiro si difenderà in tutti i luoghi».

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