Roberto La Rosa, candidato presidente alla Regione del movimento dei
Roberto La Rosa, candidato presidente alla Regione del movimento dei "Siciliani Liberi"

«Negli ultimi tempi il mio “credo” alla causa siciliana ha trovato concretezza nelle speranze di tanta gente che come noi di “Siciliani Liberi” auspica ad un cambiamento radicale, vero ed autentico nell’interesse esclusivo del Popolo Siciliano». Lo afferma il candidato della lista Siciliani Liberi alla presidenza della Regione, Roberto La Rosa che invita gli elettori a non scegliere la preferenza per i big della politica alle urne il 5 novembre. «Alcuni media, durante la campagna elettorale – spiega La Rosa -, hanno provato a “tenerci fuori” ma Siciliani Liberi non si arrende perché espressione della Sicilianità presentabile che rivendica libertà socio-economica a dispetto di già noti giochi di potere dei “soliti e nuovi impresentabili”. Diciamo No ad una Sicilia soggiogata da un sistema coloniale che ha in Cosa Nostra e Cosa Loro (i partiti italiani) il loro supporto indispensabile per far rimanere la Sicilia un’area di sottosviluppo e di mercato dei prodotti provenienti dalle Regioni del Nord-Italia e da altre parti del mondo: Siciliani, forse è giunto il momento di alzare la testa e rivendicare le nostre legittime aspirazioni ad un’indipendenza economica prima e alla libertà politica dopo. Crediamoci. Saremo “piccoli” ma il Popolo Siciliano è grande e lo dimostreremo il 5 novembre con “Siciliani Liberi”».

I furti dello Stato italiano. Poi La Rosa elenca quelli che definisce “i furti dello Stato” nei confronti della Sicilia: «Lo Stato oggi viola lo Statuto della Regione Siciliana. Citiamo sotto quanto ci costano le violazioni più importanti: Su 7 miliardi di IRE (ex IRPEF), ne trattiene illegalmente 4 miliardi l’anno; Su 5 miliardi di IVA, ne trattiene illegalmente 3 miliardi l’anno. Ci chiede un “contributo al risanamento della finanza pubblica”, non previsto dallo Statuto, che fra Regione ed Enti locali, ammonta ad 1,5 miliardi. Tra accise petrolifere e altre imposte indirette che spetterebbero a noi, trattiene altri 5 miliardi l’anno. Alle imprese, che producono reddito in Sicilia e che dovrebbero pagare qui le loro imposte, sottraggono altri 4 miliardi l’anno. Di altre imposte minori, entrate patrimoniali, redditi da emissione monetaria e vari, ci sottraggono altri 1,5 miliardi. Da questi 19 miliardi, però, dobbiamo togliere quello che lo Stato spende per noi e che dovrebbe essere a carico nostro: 2 miliardi l’anno di sanità, 1 miliardo o poco meno di trasferimenti agli Enti locali, 3 miliardi l’anno di scuola e università, altri 3 miliardi tra polizia, giustizia e spese varie. In tutto lo Stato, per la mancata attuazione dello Statuto (senza contare il “Fondo di Solidarietà Nazionale” previsto dall’art. 38 dello Statuto) deruba la Sicilia di 10 miliardi l’anno! Su un PIL di 80 miliardi. Questo è il prezzo che paghiamo ogni anno per poterci dire “italiani”».

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