Il progetto della
Il progetto della "cittadella dello sport" che doveva sorgere dove si trova l'elipista

La dirigenza generale dell’Assessorato Regionale ai Beni Culturali stoppa l’ordinanza anti-elipista della Soprintendenza ma sulla strada del Comune di Taormina, che si è visto accogliere il ricorso gerarchico presentato a Palermo, resta la questione sempre più spinosa del contenzioso con il Cvsm, ente gestore della piscina comunale che si trova negli stessi terreni in cui è stata realizzata l’elipista. In quei terreni sarebbe dovuta nascere una cittadella dello sport con un finanziamento da 490 mila euro ottenuto dal Csvm tramite il Credito Sportivo e poi andato in fumo perché il Comune non ha rilasciato la documentazione necessaria al completamento dell’iter e all’avvio dei relativi lavori.

La cittadella. «Siamo stati spettatori della contesa sull’elipista – afferma Alessandro Gaglio, portavoce del Cvsm – e assistiamo senza parole agli sviluppi di queste ore. Per la Soprintendenza l’opera è abusiva, noi andiamo oltre e riteniamo illegittima la delibera di Consiglio comunale che il 16 febbraio scorso ha votato la variante urbanistica per rendere definitiva l’elipista e sulla quale ora dovrà pronunciarsi il Cru. Quell’opera si trova in un terreno dove c’è la piscina comunale che è in gestione a noi. Devono dimostrarci che non è così e se esiste una sentenza che ci smentisce siamo pronti ad andare via. Ma la verità incontrovertibile è che la notte del 16 febbraio una gestione dei terreni della piscina destinati alla cittadella sportiva è stata trasformata in qualcos’altro. Il Comune di Taormina ci ha fatto perdere un finanziamento da 490 mila euro, un prestito del Credito Sportivo che avremmo dovuto restituire in 10 anni e per sostenere il quale non dormivamo la notte perché avevamo la responsabilità di sostenere quelle risorse. Noi abbiamo agito per amore dello sport e della città di Taormina, mentre il Comune non ha messo un solo euro. La variante per l’elipista non si può fare, in quei terreni c’è già un gestore e siamo noi».

La querelle al Tar. «Il Comune – conclude Gaglio – ci ha portato davanti al Tar di Catania, ritenendo che il nostro contratto di gestione sia scaduto ora anziché nel 2027, e in quella sede un giudice ha detto di no alla richiesta di sfratto e di nomina di un commissario e ha deciso che non è possibile cacciarci fuori dalla piscina, cioè dai terreni destinati alla cittadella dello sport e dove si trova invece oggi l’elipista. E chissà per quanto tempo durerà questa causa voluta contro di noi dal Comune al Tar, volendo ricordare che non siamo più in presenza di una sospensiva e che la discussione nel merito è stata rinviata al 2018. Quindi siamo di fronte a una azione che per noi non ha giustificazioni, il Comune ha ucciso lo sport a Taormina e lo ha fatto prima ancora di fare l’elisuperficie ma di questa vicenda se ne occuperà chi se ne deve occupare. Siamo solidali con il soprintendente, che ha evidenziato oltretutto la problematica dell’inquinamento in una zona dove in linea d’aria al percorso degli elicotteri c’è il Teatro Greco che è l’immagine della città di Taormina. Per il momento non abbiamo nient’altro da aggiungere, nei prossimi giorni avremo modo di comunicare con atti formali ed inequivocabili la nostra posizione».

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