Roccalumera. Torrente Allume
Roccalumera. Torrente Allume

Con le prime piogge autunnali i torrenti tornano a far paura. Gli alvei versano in stato di abbandono, ricoperti da vegetazione e colmi di altro materiale di risulta che, in caso di abbondanti piogge o temporali, potrebbero creare i danni che ben conosciamo. Ormai si scruta il cielo con preoccupazione, pensando all’intensità della prossima pioggia. La morfologia del territorio, con le montagne a ridosso del mare, rende la provincia jonica messinese particolarmente esposta al rischio idrogeologico. Esondazioni, alluvioni, frane. Fenomeni che non è più possibile far rientrare nella categoria delle calamità naturali, ma che richiedono, piuttosto, una riflessione seria e sistematica su come prevenire questi impatti. E mentre la pulizia dei torrenti che ricadono nei comuni jonici è invocata da più parti, a Roccalumera l’amministrazione ha approvato il progetto esecutivo da 4 milioni 350mila euro per il recupero delle fiumare di Allume e Sciglio.

Recupero fiumare. Un intervento per mettere definitivamente in sicurezza i due torrenti scongiurando così rischi per la popolazione in caso di maltempo. Negli ultimi anni la zona che ricade tra i torrenti Allume e Sciglio è stata più volte interessata da eventi alluvionali. L’obiettivo è quello di partecipare all’avviso del Po Fesr Sicilia 2014/2020 relativo agli “Interventi di messa in sicurezza e per l’aumento della resilienza dei territorio più esposti a rischio idrogeologico e di erosione costiera”, che ha a disposizione 155 milioni di euro per la realizzazione di progetti strutturali di mitigazione del rischio geomorfologico, idraulico e di erosione costiera sui siti che presentano un elevato o alto grado di rischio, in coerenza con le linee adottate per il Piano nazionale contro il dissesto 2015/2020 e con la strategia nazionale sul cambiamento climatico. Il progetto ha già riportato tutti i nulla osta necessari da parte del Genio civile, della Soprintendenza ai Beni culturali e ambientali e del Corpo forestale ed è stato validato dal responsabile unico del procedimento, il geometra Giuseppe Gugliotta dell’Ufficio tecnico comunale.

La stagione delle alluvioni. Ottobre per la zona jonica messinese è ricordato per i tragici eventi alluvionali. Era il primo ottobre 2009 quando una “bomba d’acqua” si riversò su Giampilieri e Scaletta Zanclea provocando danni ingenti e 37 vittime. La stessa area era stata interessata da un primo evento alluvionale il 25 ottobre 2007: un fiume di fango aveva invaso negozi ed abitazioni. Lo stesso 25 ottobre anche il Mastroguglielmo, che taglia in due il centro abitato di Alì Terme, straripò trascinando a valle auto e detriti. La mattina del 10 ottobre 2015 Furci Siculo si risveglia sott’acqua per la piena del torrente Pagliara. Numerosi i danni causati dalle esondazioni del torrente San Giovanni di Giardini Naxos del 9 settembre 2015 e del 25 novembre 2016. Ferite ancora aperte considerata la mancata approvazione del progetto di messa in sicurezza del torrente e la grave situazione di dissesto idrogeologico di buona parte del territorio comunale.

Ma cosa resta dopo l’emergenza? Questi esempi dolorosi dovrebbero aiutarci a non sottovalutare l’impatto dell’uomo sulla natura. Ma dopo ogni emergenza si torna alla normalità. Una normalità che significa costruire in prossimità degli argini dei torrenti o trasformare gli alvei in discariche a cielo aperto. Conseguenze così drammatiche in termini di vite umane e devastazione dei luoghi dovrebbero essere tenute a mente non solo durante l’evento calamitoso, quando ormai è troppo tardi, ma anche quando si decide di fare cassa con i condoni edilizi e le concessioni in aree a rischio idrogeologico. Si deve partire dalla messa in sicurezza del territorio e dalla manutenzione quotidiana. E i torrenti non fanno eccezione.

© Riproduzione Riservata

Commenti