Da sinistra: Bartolo, Fava e D'Alema
Da sinistra: Bartolo, Fava e D'Alema

Come nel caso di Micari anche Claudio Fava viene dato dai sondaggi con poche chance ormai di affermazione alle Regionali del 5 novembre ma il leader della lista dei “Cento Passi per la Sicilia” chiede ai siciliani un voto «per un’altra storia per un’altra Sicilia». «In Sicilia, come in Italia – spiega Fava -, la democrazia reale ci è stata rubata. Tutte le decisioni importanti sono prese da una élite politica, burocratica, economica. Comanda un aggregato espresso dal grande capitale finanziario, che compra e impone il consenso attraverso le mediazioni clientelari con i poteri locali. Fra queste ci sono quelle legate alle mafie e alla accumulazione illecita di guadagni. In tale contesto dilagano corruzione e inefficienza. Le riforme istituzionali, la manomissione della Costituzione, fino al colpo di mano elettorale dei nominati ora in discussione in Parlamento, servono a togliere qualsiasi possibilità di rappresentanza e controllo dei cittadini nelle scelte sociali, politiche ed economiche. Tutto il potere è spostato in alto, e agito contro il basso. Bisogna rompere questa spirale autoritaria, che sta negando i più elementari diritti a grande parte della cittadinanza, vogliamo restituire ai cittadini potere di partecipazione e intervento nel governo delle città, della regione, del Paese. Basta con la delega, con la personalizzazione populista e demagogica. Si aboliscano le elezioni dirette di Presidenti e Sindaci, si torni al proporzionale, si tuteli la rappresentanza di genere».

La questione del lavoro. «La fuga di migliaia di giovani dai luoghi di lavoro e dalle università è il risultato più vistoso di questo dissennato e criminale uso della politica, che si aggiunge alla condizione di disoccupazione e di precarietà che colpisce grande parte della popolazione. Il lavoro, in Sicilia, non c’è, oppure è in gran parte nero e irregolare. Mancano i controlli sulla sicurezza, sulle regolarità retributive e contributive, sulla salute dei lavoratori. Occorre rendere immediatamente operativo l’Ispettorato del Lavoro in Sicilia, dotandolo delle risorse necessarie e dei servizi ispettivi, soprattutto per contrastare caporalato, abuso dei voucher, violazione delle misure di sicurezza.
 Se si vuole superare lo stato di crisi economica, creare occasioni di lavoro e ricchezza, bisogna puntare sulle opportunità offerte dall’agricoltura. Con le produzioni biologiche, con l’uso delle energie rinnovabili, con la riqualificazione degli istituti professionali, con l’introduzione delle case di famiglia rurali, con le mense pubbliche bio, l’educazione alla salute, all’ambiente, al cibo, con la filiera corta e lo sviluppo dell’agroalimentare in Sicilia, la tutela dell’allevamento pastorale, la messa in opera di mercati biologici, la creazione dei negozi di vicinato (utili a contrastare la diffusione dei centri commerciali). È necessario puntare sulla cura del patrimonio naturale, dei parchi e delle riserve, di quello boschivo e forestale, prevedendo il personale necessario alla prevenzione degli incendi, dei corsi d’acqua, dell’assetto idrogeologico dei territori, delle coste, delle aree vincolate. Bisogna favorire la mobilità rurale, con il ripristino delle trazzere regie e la creazione di piste pedonali ciclabili. Vogliamo sostituire l’energia fossile con quelle rinnovabili, ponendo fine a discariche, inceneritori, rigassificatori e trivelle. Vogliamo vincolare la progettazione per i fondi europei alla valorizzazione e alla diffusione delle produzioni tipiche mediterranee. Vogliamo accelerare l’assegnazione delle terre confiscate alle mafie, dei terreni demaniali incolti e mal coltivati, privilegiando l’accesso ai giovani e alle donne. È urgente combattere le agromafie, le contraffazioni alimentari, l’inefficienza dei controlli ambientali».

Il diritto allo studio. «In Sicilia manca una legge regionale per il diritto allo studio. Va riaffermata la centralità dell’istruzione pubblica e gratuita. Ci impegniamo per realizzare: un reddito di formazione che garantisca a tutte le studentesse e a tutti gli studenti di studiare liberamente e di accedere gratuitamente ai servizi e ai beni culturali, per i quali va curata la promozione e la fruizione sociale; la copertura totale delle borse di studio per coloro che si trovano in difficoltà economiche; l’approvazione di un programma che garantisca la mobilità gratuita e l’alloggio a prezzi agevolati per gli studenti; la programmazione di un piano straordinario di messa in sicurezza del patrimonio edilizio scolastico».

Tutelare la salute. «La gestione della sanità pubblica deve superare il principio del curare, per affermare quello del prendersi cura con la prevenzione, accompagnando il cittadino-paziente nel suo percorso assistenziale. Vanno forniti i presidi necessari, dal medico curante fino al ricovero ospedaliero, per soddisfare il bisogno di salute nel territorio di appartenenza, riservando all’ospedale la funzione di cura dei pazienti a rischio. Vogliamo realizzare pertanto una sanità accessibile e fruibile da ogni cittadina/o in ogni territorio. Devono dunque essere garantite le risorse necessarie al funzionamento della sanità pubblica, sottraendo i finanziamenti alle speculazioni affaristiche dei privati».

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