Cateno De Luca (Udc-Sicilia Vera)
Cateno De Luca (Udc-Sicilia Vera)

«Gli altri sono semplicemente pseudo personaggi in cerca di poltrone cioè candidati affetti da “poltronite”. Io voglio rappresentare la Città di Messina e Danilo Lo Giudice la riviera jonica: il resto è fuffa!». Prosegue senza esclusione di colpi la campagna elettorale di Cateno De Luca, che vede il leader di Sicilia Vera impegnato su due fronti: le regionali del 5 novembre e le amministrative del 2018. «Il progetto Udc – Sicilia Vera renderà protagonista la riviera ionica e la città di Messina con Danilo lo giudice e Cateno De Luca sempre uniti per la nostra gente e per la nostra terra di Sicilia». E mentre si appresta a cominciare il suo secondo tour nei quartieri di Messina chiarisce la propria posizione giudiziaria: «Ad oggi sono incensurato – afferma – chi vuole attaccarmi e contrastarmi lo faccia sul piano politico oppure taccia per sempre».

Querela a Il fatto quotidiano. E a proposito dell’articolo apparso nei giorni scorsi su Il fatto quotidiano che lo inserisce tra i candidati impresentabili per procedimenti giudiziari De Luca afferma: «Ho appreso con stupore nell’articolo a firma di Giuseppe Lo Bianco che io sarei stato condannato a 5 anni per concussione ed abuso d’ufficio unitamente a mio fratello Tindaro. Ciò è ovviamente falso e rappresenta l’ennesimo attacco alla mia onorabilità ed al mio modo di fare politica radicalmente contro il vecchio sistema e le solite logiche politiche parassitarie e farabutte. Ho già presentato al Tribunale di Messina la querela per diffamazione aggravata a mezzo stampa nei confronti del direttore de Il fatto quotidiano, Marco Travaglio, e del giornalista Giuseppe Lo Bianco che si sono prestati al gioco di alcuni ambienti politici messinesi che temono la nostra scalata al palazzo municipale».

Le vicende giudiziarie. «Preciso – aggiunge De Luca – che ho avuto 15 procedimenti penali di cui 14 già chiusi a mio favore con assoluzioni perché il fatto non sussiste ed archiviazioni per al’ inconsistenza delle accuse. Per quanto riguarda l’ultimo processo ancora pendente è stato richiesto dal pubblico ministero la condanna a cinque anni per tentata concussione (e non concussione) ed abuso d’ufficio ed ancora questo processo è pendente perché la procura generale della Suprema Corte di Cassazione ha aperto un procedimento nei confronti di un componente del collegio giudicante per presunta violazione dell’obbligo di astensione causando, con molta probabilità, l’annullamento di tutte le attività dibattimentali in essere da oltre 6 anni e l’avvio di un nuovo processo con un collegio diverso. Solo per onore di verità – aggiunge De Luca – è corretta la notizia in merito ad una condanna di circa 13 mila euro che ho avuto dalla Corte dei Conti per le spese effettuate nella qualità di capogruppo al parlamento siciliano ma sono stato assolto in sede penale a differenza della stragrande maggioranza dei parlamentari siciliani ed ho già pagato queste 13 mila euro (altri parlamentari non lo hanno ancora fatto) pur avendo fatto ricorso alla suprema corte di cassazione per violazione di legge perché non è logica l’assoluzione in sede penale e la condanna in sede contabile per la medesima fattispecie di reato».

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