«Cinquantasette interventi in una settimana. Abbiamo operato nonostante tutto, nonostante le lancette dell’orologio scorressero veloci, nonostante loro non fossero preparati ai nostri ritmi, nonostante le sale operatorie mancassero di quelle attrezzature e quei materiali ai quali siamo abituati. Ma alla fine hanno vinto la forza d’animo e l’amore per il nostro lavoro». Antonella Gallodoro, medico chirurgo specializzato in Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica, racconta la sua missione umanitaria in Togo.

La missione umanitaria. «Il mio viaggio comincia il 22 luglio – racconta la dottoressa Gallodoro -All’aeroporto di Roma incontro i miei colleghi e compagni di missione Yuri Macrino e Angelo Trivisonno. Insieme affronteremo due voli che ci catapulteranno in un angolo di mondo sconosciuto, il Togo, per affrontare la nostra missione umanitaria. Arriviamo ad Afangnagan, un piccolo villaggio a 30 km da Lomè. Qui esiste da molto tempo una missione: l’Hopital Saint Jean de Dieu». L’ospedale, costruito oltre cinquant’anni fa dall’ordine religioso Fatebenefratelli, appare come un paradiso in mezzo al nulla. «Un piccolo angolo di pace – continua il chirurgo plastico – che incessantemente regala, amore e speranza ai più deboli, a chi soffre, a chi, nonostante le avversità, nasce. Ogni mattina, io, Yuri e Angelo ci svegliavamo alle sette per regalare un sorriso a Aimée, a Sandra, a Hawa, a Babukor, a Adjatay, a Kaunedodo. 57 interventi in una settimana di cui 23 di chirurgia maggiore».

Storie dall’Africa. «E poi lì, fuori dal cancello c’erano loro, le loro strade, le loro moto, i loro baobab, le loro case». Durante la missione l’equipe italiana ha avuto modo di visitare e vivere i villaggi, i mercati e le comunità che sorgono vicino all’ospedale. «Lì dove non c’è acqua potabile e luce – spiega il chirurgo plastico – c’è un villaggio che ogni giorno si sveglia, si muove, si confronta. Non hanno molto eppure sorridono». E sorridono anche i bambini della casa famiglia “Abbi cura di loro” quando aprono la valigia con i regali provenienti dall’Italia. Medicine, vestiti e giocattoli che la dottoressa Gallodoro ha raccolto grazie al contributo delle famiglie taorminesi. «Speriamo il prossimo anno di poter fare di più, ma è stato bello regalare un attimo di felicità a quei bimbi semplici, dagli occhi impenetrabili, feriti nel cuore ma sorridenti».

Regalare un sorriso. «Dopo 11 giorni sono tornata a casa con la gioia nel cuore – conclude Antonella Gallodoro – Con la convinzione che la forma più grande dell’essere uomo sta nella condivisione e nella cura del più debole. Forse non siamo perfetti, non siamo più caritatevoli di altri, siamo persone piene di difetti, a tratti egoisti ma la gioia che si prova nel dare sé stessi agli altri non ha prezzo. Non c’è soddisfazione più grande nel vedere una lacrima sul viso di un bimbo trasformarsi in sorriso, la timidezza lasciare spazio ad un abbraccio, un cuore spezzato riempirsi di speranza».

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