Dalai Lama e Sandro Di Bernardo
Il Dalai Lama e sulla destra lo Chef Sandro Di Bernardo

Metti una splendida giornata di metà settembre a Taormina. Sole che scalda ancora molto e si specchia sornione sulle acque del golfo di Naxos. Metti una terrazza con vista mozzafiato, a strapiombo sull’azzurro che a fatica capisci dove finisce il mare e inizia il cielo, all’interno di uno degli alberghi più belli del Mediterraneo, il Metropole di Taormina, di proprietà della famiglia Corvaia. Sembra una giornata normale, una come tante all’interno di una location unica, nel periodo tra i più piacevoli e accoglienti della stagione turistica. Solo che in tarda mattinata arriva un ospite unico e di rara e preziosa importanza a livello planetario: Tenzin Giatso, il Dalai Lama!

Il Dalai lama ospite del Metropole. Taormina è stata una delle tre tappe che Sua Santità il quattordicesimo Dalai Lama ha fatto in Sicilia, insieme a Messina e Palermo. Da mesi, in stretta collaborazione con il sindaco della Città metropolitana di Messina Renato Accorinti e l’entourage del leader spirituale tibetano, al Metropole si sono perfezionati i preparativi per accogliere un evento di simile importanza e risonanza internazionale. La dott.sa Giuseppina Costantino, curatrice dell’evento, ci racconta con quanta precisione maniacale il segretario particolare di Sua Santità abbia seguito giorno per giorno, email dopo email, lo svolgersi dei preparativi. Abbiamo, inoltre, incontrato Sandro Di Bernardo, Chef Executive del Metropole, per farci raccontare qualche aneddoto e soprattutto per scoprire quali pietanze e specialità sono state preparate per il Dalai Lama.

Come avete accolto la notizia del Dalai Lama ospite della vostra struttura? «Al Metropole siamo abituati ad una clientela prestigiosa e veniamo, come il Timeo o il San Domenico, da una esperienza di dimensioni importanti come il G7 dello scorso maggio. Abbiamo ospitato la delegazione canadese e il primo ministro Trudeau. Abbiamo appreso la notizia della visita del Dalai Lama ad agosto durante un incontro con Renato Accorinti e alcuni membri dell’entourage di Sua Santità. Da lì in poi si è messa in moto la macchina organizzativa che ci ha portati al 15 settembre. Ho preparato diverse proposte di menu, legate alla nostra tradizione naturalmente, che poi si sono sposate con le esigenze e con i gusti del Dalai Lama».

Qualche indiscrezione sulla dieta di Sua Santità? «L’intero gruppo al seguito del Dalai era composto da una ventina di persone e per loro abbiamo preparato due buffet per il lunch e due cene. Ho proposto una selezione di piatti tipici ed irrinunciabili del nostro territorio. Le nostre splendide preparazioni a base di melanzane e zucchine, tantissime verdure cucinate nei più svariati modi e poi classici come gli involtini di melanzane e spaghetti Gattopardo, lasagne vegetariane e poi ancora zuppe di asparagi e tanto pane fatto in casa con farine genuine e naturalmente non potevano mancare i cannoli. Un menu semplice e sobrio assolutamente adeguato alla natura dell’evento e al ruolo del Dalai Lama sommo ambasciatore del rispetto dei diritti umani e della pace tra i popoli. Un uomo di enorme saggezza e erede di una cultura millenaria, che vive perennemente sotto scorta e da 50 anni in esilio in India. Il premio Nobel per la pace segue una dieta particolare e se vogliamo un po’ rigida. Avrebbe dovuto, avrebbe appunto, pranzare in camera con due fedelissimi monaci. Ma una volta arrivato in albergo si è reso conto che non poteva perdersi quella splendida vista e quel bagno di luce che Taormina gli aveva regalato».

Immagino, quindi, abbia deciso di unirsi al resto degli ospiti. «Esatto. Ha tagliato corto, chiedendo al suo segretario particolare, il simpatico Mr. Tzenten, di aggiungere un posto a tavola ed è scoppiata una strana frenesia. Per due giorni, tutto lo staff del Metropole, i miei collaboratori, e io per primo, ci siamo lasciati prendere da una inconsapevole positività. Per carità, non è che in un giorno diventi Richard Gere, bello, saggio e buddista. Ma davvero quest’uomo quasi buffo ed estremamente gentile, sorridente e stralunato, ha coinvolto tutti. Sia quelli che magari hanno solo visto i titoli di coda di 7 anni in Tibet, che quelli molto più informati su chi è il Dalai Lama, si cosa rappresenti per il suo popolo e per tutti coloro che sono vittime di persecuzioni e privazioni dei più elementari diritti umani. Un uomo che per chi ha fede o simpatizza per la filosofia buddista, o ancor più semplicemente crede nella pacifica coesistenza nel pianeta di tutti gli uomini, deve per forza rappresentare un punto di riferimento di levatura mistica. E comunque, meditazione trascendentale o no, non appena ha visto la parmigiana preparata dal mio sous chef Giovanni, non ha resistito assaggiando con gioiosa esuberanza. Poi ha proseguito con insalata verde, zuppa di verdure e un brodo puro di manzo che ho cucinato per più di un giorno. Come si faceva una volta, con le ossa, a fuoco lentissimo, con il sedano le carote e tanta pazienza e dedizione. Il suo piatto preferito è stata la zuppa di funghi. In un periodo dell’anno non ancora propizio, il nostro purchase manager Patrizio Rizzello e io abbiamo dovuto faticare per far trovare una selezione di funghi all’altezza, ma alla fine il risultato è stato molto apprezzato».

E poi cos’altro ha gradito? «Per colazione tanta frutta fresca, papaya, biscotti e torte rigorosamente sugar free, porridge e te nero. Del pranzo abbiamo già parlato. La sua giornata si è conclusa con un frugale spuntino, servito alle 16.00, a base di biscotti integrali, te, e qualche dolcetto austero. Un po’ di brodo per non perdere l’abitudine e giù sui cuscini per iniziare a meditare e andare chissà dove nelle galassie della mente»

Insomma un menù molto semplice ma delizioso. Raccontaci qualche aneddoto. «La cosa che ci ha colpito più di tutte è stata la disponibilità e l’estrema gentilezza, caratteristiche tipiche dei Grandi Uomini. Cercava il contatto con tutti quelli che incontrava, in barba alla scorta e ai protocolli. Chiedeva a tutti “hai il telefonino, facciamo una foto?”. Figurati, in un albergo dove per grooming standards il personale non può nemmeno togliere il passo al cliente, nessuno si sarebbe permesso neanche una parola. Invece il Dalai Lama scherzava, stringeva le mani, poggiava il capo sulla fronte e rideva di gusto. Il secondo giorno, prima del pranzo con le autorità, entra in cucina Mr. Tzenten dicendomi che sua Sua Santità voleva fare un giro della cucina: “Lo accompagni presto!!”. Dopo qualche secondo arrivano gli uomini di scorta abbastanza sorpresi e Lui che mi prende per mano e mi dice andiamo. Poi cominciano le domande: “Quanti siete in cucina, quante ore state a lavorare, quella macchina a che serve, fammi vedere il vostro bagno, chi è quel ragazzo e in in quel frigo che c’è? Io ho cercato di rispondere in maniera esauriente a tutte le sue domande, poi di fronte agli spogliatoi gli dico: “Santità abbiamo finito non c’è più niente”. Lui scoppia a ridere e dice: “Va bene ora possiamo andare a tavola”. Una soddisfazione enorme ma che lascia dentro un senso di ridimensionamento, di misura, di avversione ad ogni prevaricazione. Avrei voluto fargli delle domande, la domanda. Invece le ha fatte lui a me! E mi ritorna uno degli aforismi di Sua Santità: “A volte non ottenere ciò che si desidera è la più grande fortuna”».

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