“Già sapevo in precedenza quale film davano in ogni sala, ma il mio occhio cercava i cartelloni piazzati da una parte, dove s’annunciava il film del prossimo programma, perché là era la sorpresa, la promessa, l’aspettativa che m’avrebbe accompagnato nei giorni seguenti”: così scriveva Italo Calvino nel racconto “La strada di San Giovanni”. Vi era una volta, in un tempo non così remoto, la necessità per le case di distribuzione di realizzare i manifesti pubblicitari al fine di invogliare il pubblico alla visione del film. Naturalmente il riferimento è a un’epoca in cui la visione condivisa, nella sala cinematografica, era l’unico modo per fruire della settima arte e così anche l’arte e la creatività dei disegnatori assumeva e svolgeva un ruolo determinante. Sul retro dei bozzetti le produzioni stampavano la seguente dicitura: “Avvertenza: non è un’opera d’arte! E’ una semplice illustrazione realizzata da un artista senza fama, scelta per pubblicizzare questo film che sarà visto da migliaia di spettatori in Italia e all’estero”. E discorso di eguale tenore può essere tenuto per i manifesti, opere d’arte tradizionalmente considerate, con un pizzico di accanimento, figlie di un Dio minore in quanto commerciali e di consumo: stampate in migliaia di copie, affisse ovunque e, terminata la campagna di informazione, mandate al macero. Ma i bozzetti, che hanno eternato immagini dall’incommensurabile valore simbolico, non sono semplici illustrazioni e il fatto che si tratti di opere su commissione certo non svaluta la qualità tecnico stilistica degli stessi. Piccoli gioielli e capolavori che si rivelano rari documenti utili all’analisi dei meccanismi di comunicazione e di promozione di un’industria contraddittoria come quella cinematografica, e preziosi strumenti di riflessione sul valore delle immagini e sul desiderio della visione, indotto e suscitato per mezzo di questi con le campagne pubblicitarie.

Ed ecco che la mostra “Disegnatori di sogni”, organizzata da Taormina Arte in collaborazione con il Museo del cinema a pennello di Montecosaro (Macerata) e curata da Ninni Panzera e Paolo Marinozzi, riesce a lasciare senza fiato il visitatore. Oltre cento anni di grande cinema raccontato attraverso una collezione unica, originale, per la prima volta esposta a Taormina, presso il Palazzo del Cinema, inaugurata in concomitanza dei Nastri d’Argento 2017 e allestita fino al primo ottobre. Un patrimonio di inestimabile valore culturale che raccoglie i quadri e i disegni realizzati a mano, prima della stampa della locandina, in occasione dell’uscita di un film. Un’arte oggi completamente scomparsa, da quando il digitale ha rivoluzionato il modo in cui si lavora alla cartellonistica. Bozzetti che, nel Novecento italiano, sono straordinari affreschi di un’epoca cinematografica e di uno spaccato della nostra storia, che prende forma nei volti di Claudia Cardinale, Sophia Loren, Marcello Mastroianni, Shirley MacLaine, Ingrid Bergman, Marlon Brando, Anna Magnani, Alain Delon, John Wayne, Kirk Douglas, Totò, Alberto Sordi, Gian Maria Volonté e molti altri protagonisti. La mostra eterna e tributa anche i meritati – e spesso negati – onori ai disegnatori dei sogni che per quasi un intero secolo hanno accompagnato e comunicato l’uscita dei film nelle sale. Da Anselmo Ballester a Ercole Brini, da Ermanno Iaia a Giuliano Geleng, da Angelo Cesselon a Luciano Crovato, passando per Enzo Nistri, Alessandro Simeoni, Arnaldo Putzu, Luigi Martinati, Averardo Ciriello, Nano, Dante Manno, Tino Avelli, Enrico De Seta e Mos. Nomi sconosciuti ai più ma notissimi ai cinefili di ogni epoca. Grandi artisti e maestri, protagonisti nemmeno citati nei titoli di coda, che hanno portato intere generazioni al cinema – quando ancora i trailer non venivano trasmessi in televisione – e che ancora oggi continuano a incantare. Pittori che, con la loro arte creativa, hanno saputo illustrare volti e storie rimaste per sempre nella memoria popolare. Come una vera e propria corrente figurativa del Novecento italiano – recepita principalmente da soli esperti o grandi collezionisti ed elogiata da Clint Eastwood e Martin Scorsese – i bozzetti dipinti sono pezzi unici e originali, tracciati in un foglio di carta o cartoncino a tempera o acquarello, sottoposto prima al vaglio della casa di produzione e del regista, poi stampati in tipografia in manifesti di vari formati, dalla locandina al cartellone più grande (24 fogli) predisposto per i palazzi di città, riportanti il titolo, la regia e sceneggiatura, interpreti e personaggi. La mostra Disegnatori di sogni conduce il visitatore nel mondo del trailer a pennello e del leitmotiv individuato dal pittore, tale da rendere eloquente ed evocativa un’arte figurativa come la pittura e nel contempo incuriosire lo spettatore di ogni tempo. Immagini, che al di là del gusto più squisitamente artistico ed estetico, sono ricche di implicazioni sociali e psicologiche, simboli, efficace maestria cromatica e geniali composizioni, in un’estrema sintesi di alcuni elementi che vengono enfatizzati.

A detta di Fellini “i manifesti sono come le canzoni, ti ricordano momenti di vita”. E’ proprio vero: i leggendari protagonisti del grande schermo che da sempre ammiriamo sui manifesti, stavolta possono essere ammirati in quadri che suscitano emozioni uniche nel rievocare il ricordo di innumerevoli pellicole che abbiamo tanto amato. A Taormina prende corpo il cinema per immagini, mediatore con il suo singolarissimo linguaggio tra schermo e pubblico, volgendo lo sguardo a un particolare momento storico oggi che gli strumenti di lavoro e i mezzi di comunicazione sono radicalmente cambiati. Amori, trame diaboliche, intrighi, duelli, laceranti passioni: questi sono i sogni di celluloide ma anche di carta, tavole e pennello. Grazie a collezionisti come Marinozzi – dal 1992 si occupa di più di 1500 opere – e alla sua “Pinacoteca del Cinema” manifesti e bozzetti sono giunti fino a noi, costituendo un peculiare e significativo patrimonio oggetto di studio, analisi e riflessione; tracce e reperti di un cinema che non esiste più. Un allestimento dall’alto valore artistico, storico e culturale. Ed è un po’ come passare davanti le vetrine dei negozi e immaginare la programmazione cinematografica delle sale di decenni addietro.

La mostra fa un tuffo a colori nella storia del cinema. Da ‘Il Padrino’ ad ‘Amarcord’, 55 bozzetti cinematografici ripercorrono 100 anni di film e di un’arte tutta italiana. L’unico museo di bozzetti al mondo trasferisce un trentesimo della sua collezione a Taormina e se tutti conoscono il titolo, il regista, l’attore o attrice protagonista, pochi sono invece in grado di identificare gli autori della grafica pubblicitaria. A loro, che con la loro bravura evocativa hanno contribuito a creare la grande magia del cinema, è dedicata questa mostra. Due i percorsi tematici: uno destinato alla filmografia in Sicilia e l’altro predisposto per dodici film vincitori dei Nastri d’argento, come ‘Roma città aperta’ di Roberto Rossellini del 1945 con il bozzetto di Anselmo Ballester, ‘Ladri di biciclette’ di Vittorio De Sica del 1947 con il bozzetto di Angelo Casselon, ‘Il brigante Musolino’ di Mario Camerini del 1950 raccontato da Enrico De Seta, ‘Bellissima’ di Luchino Visconti del 1951 con i bozzetti di Ernesto Brini, dove domina l’appassionata Anna Magnani, ‘Il Gattopardo’ di Luchino Visconti del 1963 con il manifesto dipinto da Umberto Golino, ‘Sedotta e abbandonata’ di Pietro Germi del 1963 con il bozzetto di Piero Ermanno Iaia, ‘Cristo si è fermato ad Eboli’ di Angelo Rosi del 1978 con la coralità dipinta da Piero Ermanno Iaia.

Le opere. Indescrivibile il fascino comunicativo del primo piano di Anna Magnani/Pina, con una corona di spine e i tetti di Roma sbiaditi sullo sfondo sopra il titolo in francese del capolavoro neorealista. E ancora, bastano tre elementi (il profilo di Antonio Ricci, la sagoma della bicicletta, il volto espressivo del figlio) a restituire il film Premio Oscar nato dalla sceneggiatura non originale di Cesare Zavattini. Su uno sfondo a tinte di un rosso intenso e sfumato, il brigante Amedeo Nazzari regge il corpo esanime dell’amata Mara/Silvana Mangano, seguito dalle forze dell’ordine che appaiono in lontananza. Così come il profilo a tre quarti di una splendida Claudia Cardinale/Angelica Sedara è accostato a quello di un pensoso Burt Lancaster/Principe di Salina mentre i garibaldini avanzano scavalcando le barricate. C’è poi la “sdisonorata” Agnese Anzalone di Stefania Sandrelli, seduta, assente, con i collant abbassati fino al ginocchio, le braccia incrociate: rifacendosi a Goya, Iaia ritrae sul fondo color ocra il capannello di volti tra cui il Don Vincenzo di Saro Urzì, il Peppino Califano di Aldo Puglisi, il fratello Antonio di Lando Buzzanca, lo sdentato barone Rizieri di Leopoldo Trieste, l’avvocato di Umberto Spadaro che esprimono sdegno e vergogna per l’onore tradito. Non manca Marisa Allasio in un brillante vestito rosso che si fa strada fra ombre di ragazzi in estasi per ‘Poveri ma belli’ (Dino Risi, 1956); la silhouette di Jean-Louis Trintignant ospita suoi ritratti più piccoli e ripetuti in stile pop art, per ‘Il conformista’ (Bernardo Bertolucci, 1970); la storia di ‘Per grazia ricevuta’ (Nino Manfredi, 1970) è illustrata come un grande fumetto; l’immagine iconica di Don Vito Corleone de ‘Il padrino’ è quella con lo smoking nero e la rosa all’occhiello; la popolazione felliniana di ‘Amarcord’ in rassegna da “La Gradisca” alla tabaccaia; un bozzetto preparatorio rievoca un girone dantesco per ‘Il vangelo secondo Matteo’ (Pier Paolo Pasolini, 1964); l’abbraccio tra James Dean e Julie Harris ne “La valle dell’Eden” (Elia Kazan, 1955) ricorda vagamente ‘Il bacio’ di Hayez. E ancora le bighe di ‘Ben Hur’, i tre protagonisti de ‘La grande guerra’, un “serafico” Totò ne ‘I soliti ignoti’, ‘C’era una volta il West’, ‘Per un pugno di dollari’, ‘La dolce vita’, ‘Il giorno della civetta’, ‘A ciascuno il suo’, ‘Il bell’Antonio’, ‘Cavalleria rusticana’ e tanti altri.

La locandina. Certamente non è un caso che si sia scelto come manifesto della mostra il bozzetto di Otello Mauro Innocenti (Maro) del film ‘La prima notte di quiete’ di Valerio Zurlini con Alain Delon e Sonia Petrovna. Il corpo del divo francese trasfigurato in un cielo surrealista magrittiano rimanda all’inquietudine e alla malinconia, al fascino e alla seduzione, al contrasto fra l’etereo e l’epilogo di quella prima notte di quiete che porta proprio ai sogni disegnati. Ma quello preferito da chi scrive è certamente l’inedito bozzetto di ‘Novecento’ (Bernardo Bertolucci, 1976) in tempera e collage: tra i tanti protagonisti di un cast memorabili – che vanta da Depardieu a De Niro, la Sandrelli, Alida Valli, Donald Sutherland, Dominique Sanda e Laura Betti – Ermanno Iaia erge a simbolo il volto contrito e con i denti digrignati del padrone Alfredo Berlinghieri/Burt Lancaster, stretto al collo dalla morsa di una falce contadina e immerso in una distesa floreale. Una simbolica composizione evocativa di un capolavoro della settima arte che narra la storia di tre generazioni impegnate nella lotta di classe in Emilia, sullo sfondo di cinquant’anni di politica italiana. Iaia, quasi come un novello Pellizza da Volpedo, fa riferimento al quarto stato sebbene questo non sia fisicamente presente nel bozzetto: gli basta un utensile da vita nei campi a “minacciare” una bocca e un baffo riconoscibilissimo come quello di Lancaster.
Disegnatori di sogni è un superbo esempio di Arte che narra il Cinema e di Cinema narrato per Immagini. Un prezioso e pregevole allestimento la cui visita è consigliata a ogni cinefilo di vecchia data ma anche a chi da profano abbia voglia di accostarsi alla settima arte.

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