La baracca in mattoni cotti e cemento nel cortile interno del castello medievale
La baracca in mattoni cotti e cemento nel cortile interno del castello medievale

I lavori di restauro finanziati dalla Regione si sono conclusi nell’ormai lontano dicembre 2015 ma Casteltauro resta in attesa di una riapertura che non arriva. Manca l’agibilità della scalinata pedonale che porta al sito storico, che necessita di lavori di messa in sicurezza di competenza del Comune ma Palazzo dei Giurati non dispone dei fondi per effettuare questi interventi (da 30-40 mila euro circa). E in attesa di una svolta che non arriva piovono proteste sulla situazione di stallo che impedisce ai tanti visitatori, sia turisti che residenti della zona, di visitare una delle più belle testimonianze storiche di Taormina e del comprensorio. «Dopo un lungo restauro il Castello appare completamente abbandonato, ricoperto di erbacce, trascurato, privo di pannelli esplicativi, con le barre del cancello d’ingresso segate e con i pozzi resi insicuri per l’assenza di grate di protezione»: così, sulla vicenda, interviene il responsabile delle Guide Turistiche Sicilia Orientale, il taorminese Eddy Tronchet, che annuncia la preparazione di un dossier sulle problematiche di Casteltauro e chiede, inoltre, «spiegazioni su una struttura a più vani realizzata lungo il lato occidentale all’interno delle mura di cinta, una baracca in mattoni cotti e cemento nel cortile interno del nostro bel castello medievale».

Il rebus irrisolto. «Si chiede di conoscere – afferma Tronchet – di quali opere non ancora eseguite necessita il Castello di Taormina per essere inaugurato e aperto al pubblico di visitatori. Chiediamo al sindaco di Taormina Eligio Giardina di farsi portavoce degli interessi della Città convocando al Municipio in una seduta aperta al pubblico le autorità competenti regionali e l’organo preposto alla sorveglianza, la Soprintendenza, onde rendere conto dell’accaduto. Le modalità di restauro, di ripristino della fruibilità, le scelte progettuali e i tempi eccessivi di realizzazione rendono questa vicenda oltremodo grave ed inaccettabile per la comunità Taorminese e Siciliana a cui si è sottratto un bene architettonico storico di grande valore da quasi due decenni. E in fase di preparazione un dossier in francese e in inglese che verrà spedito alle competenti sedi europee e se necessario alla magistratura».

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