Rosario Crocetta

Alla fine si è arreso all’ostinata volontà del Pd che lo ha messo all’angolo e lo ha ritenuto incandidabile, ora tratterà al Nazareno una poltrona per le Nazionali e per un posto intanto ai vertici del Pd romano. Fatto sta che Rosario Crocetta getta la spugna e rinuncia ufficialmente ai suoi propositi di ricandidatura. «Non ne potevo più di fare il presidente della Regione. Per me è stato un martirio – ha detto Crocetta -. Ringrazio la lealtà degli assessori che hanno tenuto in piedi questi progetto di governo anche di fronte alle legittime ambizioni personali. Cracolici ad esempio non poteva aspirare forse a correre per la presidenza? Il Pd ha avuto una generosità persino eccessiva. Per avere il candidato unitario non è possibile che debba essere sempre esterno al Pd. I centristi devono pure chiarirsi. Ad esempio la decisione di non tenere le primarie hanno creato problemi pure al loro interno. Ho chiesto un seggio al Senato? No, sono troppo giovane».

La poltrona di Rosario. «Io non penso alla politica come poltrona – ha aggiunto Crocetta -. Noi abbiamo sanato un buco da due miliardi, il Pil è cresciuto, abbiamo cacciato la mafia dal Cas e nella formazione non abbiamo licenziato nessuno visto che a settembre tutti torneranno a lavoro. E io voglio portare al governo della Regione né Salvini né Cuffaro. Il rischio che Orlando andasse via dal progetto? Per me può andarsene anche domattina. Da cinque anni mi attacca senza che io lo abbia mai attaccato. Ma in politica non funziona che “se non si fa come dico io me ne vado”. Io mi prendo anche le responsabilità dei 57 assessori che mi avete fatto cambiare».

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