Senatore Vincenzo Gibiino
Da sinistra. il sindaco di Taormina Eligio Giardina, il senatore FI Vincenzo Gibiino e il presidente del Consiglio di Taormina Antonio D'Aveni

Il glamour, i divi del cinema e i tavoli da gioco. Erano gli anni Sessanta e Villa Mon Repos di Taormina ospitava la prima sala da gioco del sud Italia. Grande esclusività e lusso sfrenato caratterizzavano le serate al casinò di Taormina, poi improvvisamente la chiusura per ordine dello Stato che revocava la licenza. Negli anni la riapertura del casinò di Taormina è stato lo slogan di più parti della politica. E adesso con il ddl sul riordino delle case da gioco, che vede come primo firmatario il senatore di Forza Italia Vincenzo Gibiino, l’apertura di un casinò in una località turistica come Taormina torna in primo piano.

La “favola” del casinò. Gestito dal 1963 dal commendatore Domenico Guarnaschelli, uomo già esperto in questa veste per aver amministrato il Casinò di Tripoli qualche anno prima, il casinò di Taormina rimase aperto solo due anni, ma furono sufficienti per diventare leggendari. Immediatamente divenne il ritrovo del divismo più esclusivo degli anni sessanta, creando un ponte tra Taormina e Cinecittà. Oltre ad essere un vanto per tutti i giocatori meridionali, che finalmente potevano giocare d’azzardo senza andare al nord. Da Marlene Dietrich a Cary Grant, i divi del cinema ospiti del festival non mancavano di passare una serata al tavolo da gioco. Nel gennaio del 1965 la chiusura per ordine della magistratura che revocava la licenza: il motivo ufficiale fu che il permesso, ottenuto in epoca fascista, permetteva la gestione del casinò a Tripoli, ma in realtà già allora si imputavano alla casa da gioco infiltrazioni mafiose. Da allora la riapertura del casinò a Taormina è al centro del dibattito sul rilancio del turismo in Sicilia.

Il ddl. L’apertura di case da gioco rappresenta prima di tutto una occasione per creare nuova e maggiore ricchezza nei territori che le ospitano e diventa attrattiva per i turisti. Da qui il disegno di legge delega, presentato ieri dal senatore Gibiino a Palazzo dei Giurati, che si propone di modificare l’attuale disciplina in materia di case da gioco consentendone l’apertura nelle località a vocazione turistica. «L’apertura di nuove case da gioco – spiega il senatore FI – rappresenta una grande opportunità per il territorio. Con il disegno di legge delega diventerà più snello l’iter autorizzativo: saranno direttamente i Comuni a vocazione turistica con determinate caratteristiche a chiedere l’apertura di nuove Case da gioco al Ministro per lo sviluppo economico, che autorizza di concerto con il Ministro dell’interno, per le questioni inerenti l’ordine pubblico e di concerto con il Ministro dell’economia e finanze per le questioni che riguardano tutte le problematiche fiscali connesse con il gioco d’azzardo».

La conferenza stampa. Dopo l’introduzione del presidente del consiglio Antonio D’Aveni, promotore della conferenza stampa, il senatore di Forza Italia ha illustrato gli obiettivi del nuovo disegno di legge sui casinò nelle località turistiche. «Nello studiare i flussi finanziari delle giocate dei turisti nei quattro casinò autorizzati in Italia nel 1927, con deroga al reato di gioco d’azzardo, vengono giocati appena 300 milioni di euro l’anno a fronte dei 96 miliardi che muovono le slot machine e le sale scommesse. E questo la dice lunga sul perché non sono state più aperte altre case da gioco. Perché per entrare in un casinò bisogna registrarsi e soprattutto registrare il denaro che si gioca. Cosa che non succede – sottolinea il senatore FI – nel retro di un bar quando si gioca alle slot o al video poker ed è evidente che tutta questa materia è in qualche misura finita nelle mani della criminalità organizzata e del riciclaggio di denaro. Tra l’altro – aggiunge Gibiino – due sentenze della Corte Costituzionale del 1985 e del 2001 invitano lo Stato a regolare e vigilare sul proliferare di questi punti di gioco».

Gli obiettivi. «Le slot machine in Italia sono oltre 500 mila, l’obiettivo principale del ddl – continua Gibiino – è riportare nell’alveo della trasparenza i flussi di denaro, quindi in luoghi che prevedano la registrazione della persona che vuole accedere alle sale, e delle somme di denaro che gioca. Spesso chi gioca alle macchinette nelle salette dei bar appartiene a fasce di reddito medio-basse ed è facile cadere nel tunnel del gioco compulsivo. Mi sono occupato di questa materia già da quando ero deputato del governo Monti riuscendo a far inserire il gioco compulsivo nelle patologie curate con la copertura del servizio sanitario nazionale, riconoscendo nell’ossessione da gioco una vera e propria malattia. Inoltre, un punto fondamentale di questa proposta di legge – continua il senatore– è vietare i giochi online. I casinò online permetto ai minori di sottrarre la carta di identità e la carta di credito al padre e giocare. Purtroppo ancora oggi non abbiamo gli strumenti per fermare tutto ciò. Non da ultimo il disegno di legge punta a valorizzare l’offerta turistica, creando attorno al casinò delle attività collaterali come ristoranti, discoteche, sale riunioni e sfruttando le ville e i palazzi storici di cui è ricca l’Italia».

Le ricadute territoriali. Non a caso è stata scelta Taormina per presentare il ddl sulle nuove case da gioco nelle località turistiche firmato da molti senatori di diversi partiti. «Taormina è una località straordinaria, ma le potenzialità turistiche non sono sfruttare al cento per cento. Il casinò – sottolinea Gibiino – permetterebbe non solo di incrementare i flussi turistici ma di portare a Taormina un target sempre più internazionale. Ovviamente la crescita delle presenze avrà delle ricadute positive per la città e ne beneficeranno tutti dagli operatori economici agli imprenditori, dagli albergatori a chi troverà un posto di lavoro nella nuova casa da gioco».

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