Gli antiestetici cassonetti dei rifiuti rovinano la vista della Chiesa di San Pancrazio
Gli antiestetici cassonetti dei rifiuti rovinano la vista della Chiesa di San Pancrazio

La raccolta rifiuti a Taormina? Soldi buttati via dal Comune, 4 milioni di euro spesi per avere in cambio risultati modesti, perennemente non all’altezza di una capitale del turismo siciliano. Basterebbe dire questo per rendere l’idea di come va la situazione, da 20 anni a questa parte. Al tramonto dell’era di Messinambiente e all’alba di quella della Mosema o della futura Aro Taormina, nessuno sa come andranno le cose, ma il problema va oltre la singola impresa e pare riguardare la volontà o non volontà del Comune di cambiare passo ed imprimere una svolta ad un servizio dove efficienza e progresso hanno assunto le sembianze di una chimera. Basterebbero pochi accorgimenti per far funzionare tutto a regola d’arte, invece Taormina si ritrova con un servizio che continua a costare molto a fronte di risultati che evidentemente non possono soddisfare e stridono e stonano con quelli di altre località turistiche, anche più piccole di Taormina, dove il servizio di nettezza urbana costa meno, viene fatto bene e il territorio si mostra ai residenti e ai turisti pulito. Per elencare le cose che non vanno servirebbe un volume della vecchia enciclopedia “Treccani” ma alcuni esempi rendono l’idea a sufficienza. Una premessa appare d’obbligo: non ci può essere capitolato o burocrazia che tenga, a fronte della cifra che il Comune di Taormina paga e di quello che poi la politica, a sua volta, fa pagare ai cittadini. La politica dovrebbe imporsi nella previsione di un servizio valido, con la stessa solerzia con cui viene applicata ai residenti la “salatissima” Tari.

Ingombranti e inciviltà. C’è da chiedersi, intanto, se il Corso Umberto non possa e non debba essere lavato con una maggiore frequenza, c’è da domandarsi soprattutto se non vada previsto un servizio appositamente riguardante la vergogna degli ingombranti puntualmente presenti in tante, troppe, zone della città, abbandonati come souvenir per strada. Da un lato c’è sicuramente l’innegabile imbecillità conclamata di alcuni soggetti che andrebbero individuati e sanzionati alla nausea, sino a farli riflettere 100 volte prima di azzardarsi a lasciare di nuovo un materasso per strada. Dall’altro lato, a Palazzo dei Giurati da tanti anni ormai non ci si premura di prevedere un servizio per rimuovere prontamente gli ingombranti e ci si limita alla polemica del solito “è stato Tizio, è stato Caio” anziché concentrarsi sulla necessità di provare a multare i trasgressori e rimuovere gli oggetti in questione. La raccolta degli ingombranti non può avvenire due o tre volte al mese, ammesso che poi avvenga.

Cassonetti preistorici. Che dire poi dei cassonetti? Da queste parti siamo ancora al Medioevo della raccolta rifiuti. In Europa i cassonetti vengono schermati, nascosti o comunque ci si preoccupa del decoro urbano con l’obiettivo di ridurre l’impatto visivo dei contenitori della spazzatura e la puzza che emanano, specialmente nei mesi caldi dell’anno. A Taormina, città del G7 e capitale del turismo siciliano, siamo ancora rimasti ai cassonetti di qualche secolo fa: anti-estetici e sporchi, e che soprattutto dispensano odori nauseabondi. Ad esempio, immaginate il “profumo inebriante” che emana il cassonetto di piazza San Pancrazio, accanto alle antiche terme, e che in questo periodo accoglie i turisti in attesa della navetta per il Lumbi. Qualche tempo fa abbiamo portato l’esempio di cosa avviene in Norvegia, a Stavanger. Lì non esistono i contenitori sporchi e anti-estetici, bensì dei contenitori abilmente nascosti sotto il livello della strada in un’apposita piattaforma. È mai possibile che dalle nostre parti sembra quasi una bestemmia o fantascienza proiettarsi verso quel tipo di raccolta? Altrove lo fanno da 20 anni, qui siamo ancora al cassonetto di un’altra epoca e a delle modalità medievali di pulizia del territorio, che poi nemmeno viene fatta in modo soddisfacente. Si dirà, ovviamente, che mancano i soldi in bilancio: peccato che Taormina spenda 4 milioni per un servizio del tutto insoddisfacente, che si limita all’essenziale, peccato che Taormina incassi ogni anno 2 milioni di euro di imposta di soggiorno che servirebbe per il decoro del paese.

Il flop della differenziata. Non può mancare una riflessione sulla raccolta differenziata, partita in “pompa magna” nel settembre 2015 a Taormina centro e che li sì è fermata. Nelle frazioni la differenziata non è mai iniziata, e nel centro stesso (e per giunta solo in alcune zone) si fa con modestissimi risultati di adesione dei cittadini. Un fallimento totale dove gli errori dell’Amministrazione si incontrano con l’allergia dei taorminesi a fare la differenziata. Si sognava una città a “rifiuti zero” ma bisogna forse rendersi conto che, al di là delle mille pecche della politica, anche se ci fossero amministratori più illuminati è difficile immaginare un boom della differenziata a Taormina. Ogni territorio ha le sue abitudini e le sue mentalità, che resistono ai tentativi di forzare la mano per un cambiamento radicale e repentino. Da queste parti, di questi tempi, è già un successo convincere donna Peppina a conferire nei tradizionali cassonetti anziché lanciare un sacco dal balcone. Aver tolto i cassonetti nei vicoli per tentare di emulare altre realtà (che indubbiamente sono state brave) si è rivelato un autogol che, in definitiva, ha moltiplicato la presenza della spazzatura per le strade. Un giorno, non troppo vicino, ci sarà tempo e modo per convincere i taorminesi – magari quelli delle nuove generazioni – dell’utilità di fare la differenziata ma sarebbe meglio pensare a tenere pulita la città anche riprendendo vecchie e più consolidate modalità, senza fare troppi voli pindarici.

Il mistero delle spiagge. Altro mistero che non si riesce a comprendere è quello del servizio di pulitura delle spiagge. Esiste in questo fatidico capitolato della raccolta rifiuti una specifica voce di spesa che riguarda la pulitura del litorale nei mesi estivi? Se la risposta è “sì”, cosa prevede esattamente? Se la risposta è “no” allora come si può spiegare che in una località turistica non vengano effettuati tali interventi? Se lo chiedono i residenti e i vacanzieri, che gradirebbero almeno a luglio e agosto vedere le spiagge pulite con interventi quotidiani come avviene in tante altri paesi turistici, anche vicini a Taormina.

Tari lacrime e sangue. Una raccolta rifiuti differente, mille volte più incisiva e diecimila volte più soddisfacente la si può e la si deve fare. I cittadini devono conferire senza gesti di inciviltà, come l’episodio recente dei sacchetti volutamente abbandonati da qualcuno davanti al palazzo comunale, che dapprima era parsa persino una protesta politica e che, ad accertamenti ancora in corso, si sussurra sia stata invece un (deprecabile) raid del tutto personale di qualcuno per altri motivi. Il Comune è chiamato a fare la sua parte e a rivoltare come un calzino il piano di raccolta rifiuti, perché altrimenti non si può chiedere a 6 mila 161 famiglie di pagare annualmente 5 milioni di euro per la Tari, pretendendo dal cittadino 250 euro per 40 mq sino a cifre assai più salate per chi ha immobili più grandi. La gente non ce la fa a pagare, e se per giunta quelle somme delle bollette vengono poi sprecate per un servizio comunale di raccolta rifiuti tanto costoso quanto inadeguato – mentre resistono le solite sacche di evasori -, è chiaro che così non va. La casa municipale spenda in modo più parsimonioso i soldi dei contribuenti. Tutto il resto, i paletti dei capitolati e i pareri degli uffici, sono dettagli che non interessano al cittadino e che, in qualsiasi caso, devono contare quanto il due di briscola.

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