Leoluca Orlando e Fabrizio Micari
Leoluca Orlando e Fabrizio Micari

Leoluca Orlando getta la spugna e rinuncia alle sue tacite (ma non troppo) ambizioni di fare lui il candidato del centrosinistra e di guidare il tentativo disperato di salvare dalle sabbie mobili una coalizione al disastro e quel che resta del quinquennio di governo crocettiano. Troppo complicata l’impresa, troppo stretti i tempi e in definitiva non ci sono le condizioni per metterci la faccia in prima persona. Il sindaco di Palermo ha spostato l’attenzione sulla necessità di individuare un candidato che consenta almeno una sconfitta onorevole in un’elezione che difficilmente sorriderà al centrosinistra.

L’agnello sacrificale. Orlando tenta di fare la propria parte e dice di voler contribuire ad esportare il “modello Palermo” alla Regione ma sa bene che i problemi restano parecchi e di difficile soluzione perché non c’è un candidato in grado di mettere d’accordo tutti e l’effetto Crocetta è una zavorra evidente, una montagna quasi invalicabile da scalare a mani nude, per il voto del 5 novembre. Il sindaco di Palermo lancia il rettore dell’università di Palermo, Fabrizio Micari, invita il Pd a convincersi che è lui il nome su cui puntare ma in realtà Micari o chi per lui rischia di diventare “l’agnello sacrificale” di una contesa elettorale, a questo punto, con un pronostico difficilmente ribaltabile. E non a caso c’è chi pensa che, viste le chance di successo ridotte al lumicino, nel centrosinistra il vero obiettivo realmente da inseguire e centrare debba essere quello di limitare i danni ed evitare almeno una batosta.

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