Tassa di soggiorno Taormina

E mentre tanti taorminesi rientrano al lavoro, in questo primo lunedì dopo la pausa ferragostana, tra sole e temperature ancora elevate, sono ancora tanti i turisti che giungono nella città del Centauro. Una Taormina, che gode ancora degli effetti del G7, ma che potrebbe offrire di più. Un recente studio della Uil Servizio politiche territoriali, pubblicato su “La Repubblica”, riaccende il dibattito sull’impiego della tassa di soggiorno. Con 2 milioni 100 mila euro Taormina si piazza all’undicesimo posto in Italia nella classifica del gettito derivante da “un’imposta facoltativa di carattere locale applicata a carico delle persone che alloggiano nelle strutture ricettive situate in località turistiche o città d’arte”. Una cifra considerevole se destinata a finanziare interventi in materia di turismo ma che diventa una goccia nel mare se inserita tra le tante voci del bilancio comunale.

Lo studio della Uil. In vetta alla classifica elaborata dalla Uil c’è Roma (126.253.000 euro), seguita da Milano (41.399.000 euro), Firenze (30.000.000), Venezia (29.200.000 euro), Rimini (7.009.000 euro), Torino (6.251.000 euro), Napoli (5.908.000 euro), Riccione (3.084.000 euro), Jesolo (2.761.000 euro), Genova (2.201.000 euro) e immediatamente alle spalle di tutte queste mete c’è Taormina con 2 milioni 100 mila euro di gettito per il 2016 con numeri praticamente analoghi a quelli di Palermo (2.098.000 euro). A queste cifre vanno aggiunte circa 600 mila euro di somme al momento non introitate e sulle quali è in atto un’azione di recupero: virtualmente Taormina sarebbe, insomma, a ridosso del nono posto nella classifica dei valori assoluti in Italia nel contesto dei 649 Comuni nei quali viene applicata una tassa che lo scorso anno ha prodotto un gettito complessivo di circa 437 milioni di euro.

Il paradosso dei numeri. I numeri certificano le tante presenze che si registrano a Taormina, meta da Un milione di turisti l’anno e con le relative somme dell’imposta di soggiorno che vengono versate dai clienti delle strutture ricettive. Ma si tratta anche di numeri che hanno il retrogusto amaro del paradosso se si pensa che da tanto tempo ormai a Taormina impera lo scontro proprio sull’utilizzo che si fa del quantum che introita il Comune sulla tassa di soggiorno. Di quei 2 milioni di euro circa che la casa municipale incassa, infatti, e che sono incrementati rispetto al 2015 (Un milione e mezzo di euro) per effetto dell’avvenuta modifica delle tariffe, si fa una enorme fatica a notare quali somme vengano destinate dal Comune al turismo e non esiste un apposito capitolo di bilancio, come da più parti viene chiesto.

Capacità di spesa. Ma per dare un’idea concreta delle potenziali ricadute in termini di investimento sul territorio e quindi sul turismo, abbiamo preso queste 12 città e messo in rapporto l’incasso dell’imposta di soggiorno introitata per la superficie di estensione territoriale di ciascuna città. Il rapporto ricavato rappresenta un indice di capacità di spesa per interventi di valorizzazione del territorio ai fini turistici. La nuova classifica vede balzare dall’undicesimo al quarto posto Taormina con un importo di 159.939,07 euro per Kmq, la capitale perde lo scettro e si posiziona quinta a debita distanza da Taormina con 98.071,25 euro per Kmq. Sul podio balzano Firenze con 293.197,81 euro per Kmq, Milano con 227.880,22 euro per Kmq e per soli 16.289,50 euro per Kmq in più rispetto a Taormina, Riccione con 159.939,07 euro per Kmq. Tra le 12 città considerate dallo studio Uil, Palermo è solo penultima con sole 9.159,77 euro per Kmq, ben 150.779,31 euro per Kmq in meno rispetto a Taormina.

Tabella - Tassa di soggiorno
Tabella – Tassa di soggiorno

La parola all’esperto. Abbiamo chiesto al Prof. Filippo Grasso docente di Analisi di Mercato nei corsi di laurea in Scienze del turismo all’Università degli Studi di Messina quali informazioni ci forniscono questi dati: «Mentre da un lato si è provveduto a svolgere un disamina statistica dell’impiego dell’imposta di soggiorno (Dlgs n.23/2011 art. 4) dall’altra invece si utilizzano i risultati dell’analisi svolta per procedere alla progettazione, programmazione e pianificazione degli interventi in materia di turismo, compresi quelli a sostegno delle strutture ricettive, di manutenzione e decoro cittadino, fruizione e recupero dei beni culturali ed ambientali locali e dei relativi servizi pubblici locali (discorso a parte sono i proventi della tassa di sbarco dai bus turistici). In questi termini si è espressa anche la Corte dei Conti nella sentenza del settembre 2016, ricordando a tutti gli amministratori locali che l’imposta di soggiorno è una tassa di scopo e va utilizzata esclusivamente, appunto, per gli scopi in cui la legge ha destinato lo specifico utilizzo. Pur tuttavia, in diversi Comuni italiani prendendo coscienza dell’importanza che assumono le politiche turistiche locali, utilizzano i proventi dell’imposta di soggiorno a migliorare servizi utili ed infrastrutturali per i turisti, per i portatori di bisogni speciali (turismo delle accessibilità o turismo sanitario) e per la comunità locale, procedendo così ad una preventiva consultazione con i componenti dell’osservatorio turistico comunale, relativamente a progetti di sviluppo degli itinerari tematici e dei circuiti di eccellenza, anche in ambito intercomunale, con particolare riferimento alla promozione del turismo culturale di cui agli artt. 24 e ss. del Codice del Turismo approvato con Dlgs n.79/2011».

Promozione del territorio. «Nelle modifiche dei regolamenti in cui i Comuni adottano l’imposta di soggiorno – prosegue il professore Grasso – procedono a valorizzare progetti che riguardano il cofinanziamento su interventi promozionali da realizzarsi in collaborazione con gli enti locali (per esempio progetti di mobilità turistica interna, investimenti per migliorare la qualità dell’accoglienza, formazione degli operatori) ed incentivazione di progetti volti a favorire il soggiorno di giovani, famiglie e di anziani presso le strutture ricettive ubicate nel territorio comunale durante i periodi di bassa stagione (turismo sociale). Non ultimo investimenti a favore di raggruppamenti di operatori economici riconosciuti e costituiti in Centro commerciale naturale si sensi della legge regionale, n. 10/2005, art. 9. Senza andare lontano, nel Comune di Agrigento, una testimonianza di quanto sopra descritto è ampiamente riportata nel regolamento dell’imposta di soggiorno art. 1, approvato nel novembre 2016 ed entrato in vigore il primo luglio 2017. L’applicabilità dell’art.24 del codice del turismo consente, a mio avviso, alle amministrazioni comunali di predisporre un ampio programma progettuale, con la collaborazione degli operatori della filiera turistica, all’organizzazione dei vari servizi da effettuare sul territorio sentiti i componenti dell’osservatorio turistico locale».

Contrastare il sommerso. «In altra sede – chiarisce l’esperto – potranno essere approfonditi l’inserimento in bilancio preventivo delle singole voci di spesa d’impiego dell’imposta di soggiorno (entrata extratributaria) e del software in dotazione ai revisori dei conti (conto di gestione o modello 21), collegati in tempo reale con la corte dei conti per il monitoraggio ed il corretto utilizzo del relativo gettito da parte delle amministrazioni locali. Le somme versate dai turisti riconsegnano valore e dignità al territorio, in termini di credibilità ed affidabilità, in quegli amministratori locali che svolgono virtuosamente il loro impegno nello sviluppo sostenibile, economico ed equo solidale a favore delle politiche turistiche territoriali (persone e servizi). L’art.24 del codice del turismo – conclude il professor Filippo Grasso – sebbene qui presentato in maniera sintetica, offre la possibilità di creare quella rete forte e solida tra operatori turistici, economici ed imprese per contrastare l’abusivismo e far emergere le “economie non rilevate” ancora presenti nel territorio».

Il malcontento degli albergatori. Ma che fine fanno gli introiti derivanti dalla tassa di soggiorno? Gli albergatori, come del resto anche i cittadini, hanno a più riprese chiesto che gli incassi dell’imposta di soggiorno vengano impiegati secondo la finalità per la quale venne istituita la tassa, ovvero per il turismo e per la promozione, per i servizi inerenti cioè la qualità e il decoro del territorio da offrire ai turisti e ai residenti stessi. Al momento gli incassi della tassa di soggiorno finiscono nel calderone del bilancio e non è mai decollata nemmeno l’ipotesi di una conversione dell’imposta in tassa di scopo, per dare una finalità mirata e “blindata” alla destinazione di quanto finisce nel forziere di Palazzo dei Giurati.
Comune vs operatori economici. E, come detto, oltretutto è braccio di ferro tra il Comune e alcuni operatori economici, con uno scontro in atto alla Commissione Tributaria Provinciale e/o Commissione Tributaria Regionale, con alcune società alberghiere che hanno chiesto l’annullamento dell’avviso di accertamento riguardante l’imposta di soggiorno relativa agli anni 2015 e 2016 per importi complessivi di circa 400 mila euro. Il balzello introdotto dal Comune di Taormina dal 1 gennaio 2013, e poi nel corso del tempo raddoppiato con il relativo aumento delle tariffe, resta oggetto di fermenti e rimarrà tale sino a quando non ci sarà un’inversione di tendenza nella spesa di questo tesoretto, che dovrebbe fare la differenza nella vita cittadina e invece resta ostaggio delle esigenze di bilancio.

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