Turisti sul Corso Umberto di Taormina
Turisti sul Corso Umberto di Taormina

Un furgone che travolge decine di persone sulla Rambla de Canaletes, 14 morti e un centinaio di feriti. Dopo Londra, Parigi, Berlino, Bruxelles, Nizza e Stoccolma, il terrorismo stavolta ha colpito Barcellona e la Spagna. Il copione dell’orrore torna in scena e ancora una volta lo fa con la barbara modalità ormai consolidata di un mezzo lanciato contro la folla. Appurato che non si tratta di “lupi solitari” ma di vere e proprie cellule organizzate e di soggetti radicati sul territorio che, in qualche modo, sono collegati e guidati al vertice da qualcuno, c’è da comprendere perché si sia deciso di colpire Barcellona e da lì rendersi conto della strategia che l’Isis sta portando avanti.

Perché Barcellona. Barcellona è la città europea con più turisti in relazione al numero di residenti, ha 1,6 milioni di abitanti e nel 2016 ha ospitato 32 milioni di turisti. È la quinta città europea per numero di pernottamenti dopo Londra, Parigi, Berlino e Roma, che però hanno una popolazione molto più numerosa. Raval, il quartiere accanto alla Rambla, è stato definito il Molenbeek spagnolo e da quelle parti spazi museali e strutture universitarie convivono con stradine di negozi, kebabberie, internet caffè e abitazioni dove si è consolidato il fenomeno della gentrificazione: nei vecchi appartamentini che gli anziani liberano subentrano i giovani ed artisti, ed è lì che si è rifugiato l’autore dell’attentato. Se l’obiettivo del terrorismo islamista era quello di colpire la movida, il turismo, che è, per definizione, l’esatto contrario di terrore, allora la colorata e sorridente Barcellona non poteva non finire nel mirino. Il terrorismo cerca i flussi turistici, che da una località all’altra, rappresentano il cuore del bersaglio. Luoghi ad alta intensità di presenze di persone per le strade, nelle piazze, nei mercatini e ai concerti, da Londra a Parigi, da Berlino a Bruxelles, sino a Nizza, Stoccolma e Barcellona: quale sarà la prossima tappa dell’orrore? Ci sono mete del turismo europeo che possono dirsi al sicuro?

L’Italia immune o nel mirino. Tutti si chiedono perché l’Italia non sia stata (ancora) colpita. Forse perché abbiamo una intelligence migliore, rodata dalla nostra storia interna di terrorismo e di mafie, forse vengono sfruttate in modo ottimale le intercettazioni telefoniche e di conseguenza vengono espulsi i sospetti. O più probabilmente perché l’Italia è un punto strategico accessibile da “non disturbare”, il corridoio cioè dal quale sono entrati in Europa diversi soggetti poi coinvolti negli attentati compiuti in Europa (dove, tuttavia, i principali artefici delle stragi sono soggetti radicati nei luoghi da almeno due generazioni). Che si tratti di prevenzione efficace o di altro, nessuno può chiarirlo con certezza. Di sicuro l’auspicio è che questo vortice di sangue rimanga per l’Italia un’altra storia.

Vigilare sui luoghi pubblici. In questo contesto, occorre alzare i livelli di guardia a difesa delle principali mete turistiche del nostro Paese e tra queste rientra a pieno titolo Taormina, capitale del turismo siciliano e sede lo scorso maggio del G7. A tal riguardo, il Comune di Taormina dovrebbe affrettarsi intanto a recepire quanto scritto già qualche tempo fa dalla Uigos, che in una nota evidenziava la necessità di intervenire con urgenza sul piano della sicurezza pubblica, tramite «l’adozione di opportune misure di rafforzamento dei servizi di vigilanza per migliorare la sicurezza pubblica nei luoghi del territorio comunale particolarmente affollati». In quella comunicazione si faceva riferimento in particolare alla zona del Teatro Greco, «dove si svolgono le manifestazioni e gli spettacoli che possono divenire obiettivi sensibili», ma ovviamente analogo discorso vale di riflesso per il Corso Umberto. La Questura e la Prefettura di Messina, come il Commissariato di Taormina, sono stati chiari e puntuali nel chiedere al Comune di Taormina di ottemperare, per quanto di propria competenza, ad alcune esigenze di sicurezza dettate dal momento.

L’accesso al Corso Umberto. È arrivato il momento di tradurre in un fatto concreto l’indubbia volontà di collaborare e bisogna agire partendo in primis da Corso Umberto, dove ad un certo punto il Comune si era deciso di installare dei dissuasori cilindrici a Porta Catania e Porta Messina ma non si sa per quale motivo è arrivata una frenata. È evidente che non si debbano più posizionare dei blocchi di cemento che richiedono braccia da Ercole per spostarli al passaggio delle ambulanze, ma i paletti anti-camion – che piacciano o non piacciano – sono un valido deterrente, sono già stati sperimentati in altre realtà con esito positivo e per alzarli o abbassarli bastano un telecomando e 5 secondi di pazienza. C’è da disciplinare immediatamente l’accesso al Corso attuando, a supporto delle Forze dell’Ordine, strumenti in grado di opporsi in via preventiva all’eventuale tentativo di qualche folle che in qualsiasi momento potrebbe tentare di entrare con un furgone nel salotto della città per compiere azioni criminali analoghe a quelle avvenute altrove. L’opportunità di ingresso indiscriminato al Corso Umberto, a qualsiasi ora, è un timer da disinnescare subito, è un vulnus da sanare una volta per tutte, e non si parla soltanto delle ore serali ma in primis del carico e scarico, che va fatto alle 5 del mattino e non sino a mezzogiorno.

Gestione del territorio. Contro questi tipo di attacchi non si dovrà mai avere la presunzione di pensare che esista un modo infallibile per impedirli ma si possono mettere in campo delle strategie preventive: e mentre le Forze dell’Ordine fanno già la loro parte e c’è chi si occupa di intelligence, ora il Comune deve svoltare con un sussulto di decisionismo ponderato ed occuparsi di filtrare i flussi in Corso Umberto: ma farlo subito, senza se e senza ma. Niente allarmismi e niente isterismi, ma non bisogna perdere tempo e nemmeno smarrirsi – per una volta – nel solito valzer dell’inconcludenza che ha impresso il marchio di fabbrica alla Taormina degli ultimi 20 anni, amministrata con una visione stantia e borgatara del territorio e trascinatasi stancamente tra l’inadeguatezza della politica e la modestia degli uffici comunali. Taormina è uno dei luoghi italiani che vanno blindati, è il destino ineludibile di questi anni, a cui non ci si può sottrarre e che evidentemente non richiederà mastodontiche misure di sicurezza simili a quelle del G7 ma esige qualche contromisura straordinaria. Il turista e il cittadino non va impaurito ma va protetto con ulteriori precauzioni e la sicurezza passa anche da una viabilità che non può più essere quella attuale dove ognuno fa quello che vuole. La sfida lanciata dal fanatismo di questi squilibrati che vivono nel culto della morte e si arrogano il diritto di decretare la fine altrui, ci racconta storie di schegge impazzite che possono colpire ovunque, per questo non si può prescindere da un innalzamento dei livelli di difesa della pubblica incolumità. Se un evento così tremendo come quello di Barcellona – al pari dei precedenti attentati – può offrire una lezione, allora il senso della lezione sta tutto nella capacità di attivarsi subito per mitigarne gli effetti con una gestione adeguata del territorio.

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