L'Arciprete Gian Battista Marziani
L'Arciprete Gian Battista Marziani

Ricorre nella giornata odierna, 18 agosto, il 100° anniversario della morte dell’Arciprete Gian Battista Marziani. Figura molto sensibile alla realtà giovanile taorminese, nella sua vita si è soprattutto preoccupato della formazione dei ragazzi e delle ragazze. Come segno di gratitudine, oggi alle ore 17 i ragazzi del Follest attraverseranno il Corso per raggiungere piazza Duomo, dove cureranno un momento di animazione con canti e balli. Poi entreranno in Cattedrale per rendere omaggio a padre Marziani. Alle 19.30 verrà celebrata una messa in suffragio dell’arciprete Marziani. Tutto questo per non dimenticare ed anzi per ricordare un uomo che è stato un esempio. Il ricordo di don Marziani è un’apprezzabile iniziativa che vede l’impegno in particolare dell’attuale Arciprete di Taormina, mons. padre Carmelo Lupò.

Ricordo di padre Marziani. La figura di padre Marziani viene così ricordata da Suor Tarcisia Carnieletto: «Uno dei miti in circolazione è quello della “novità”, per cui il passo di oggi è ritenuto necessariamente migliore di quello compiuto ieri. Se vanno così le cose, a cosa servirà ricordare Gian Battista Marziani, il giovane prete di Taormina morto esattamente 100 anni fa? E poi: chi era costui? Nel primo anniversario della sua morte, gli fu dedicato un mausoleo nella Cattedrale della città: “Alla venerata memoria …”. Il 100° anniversario non prevede monumenti, ma porta la responsabilità di ricordare, di riportare in luce il significato e gli effetti del suo dinamismo sociale e spirituale, per attivarlo al presente. Don Marziani discende da una nobile famiglia (lo ricorda il Vicolo a gradinate Ascanio Marziani), è nato a Taormina il 15 luglio 1881 ed è morto improvvisamente il 18 agosto 1917. È vissuto in un’epoca attraversata dai vivaci fermenti politici e culturali che hanno trasformato taormina, tanto rapidamente e in maniera talmente alternativa alla tradizione, da generare durature contraddizioni, ambivalenze e questioni di identità. Era un giovane prete quando ha condiviso con i taorminesi la tragedia del terremoto (1908) e poi della Grande Guerra, incaricato di guidare la Chiesa locale mantenendo la rotta del Vangelo, nonostante le ondate della modernità, che minacciavano l’ancoraggio alle tradizioni, le provocazioni esterne e l’adattamento vissuto dalla comunità spesso con troppa immediatezza».

Il dossier in Cattedrale. «È stato un educatore della sua gente, attento a contrastare i vuoti creati dall’ignoranza, interessato soprattutto all’educazione dei giovani – continua Suor Tarcisia -, investiti dalle mode e dal luccichio di personaggi originali e perfino stravaganti, da quelle loro forme di ricerca inquieta, che trasforma in sfida e trasgressione l’impegna a vivere. È stato un arciprete coraggioso e deciso, lo prova una lettera aperta, “Un grido d’allarme” (maggio – giugno 1908) che ha fatto circolare con tutti i mezzi disponibili al suo tempo, in cui, mentre denuncia con forza il degrado morale e religioso di Taormina, prospetta la formazione umana e religiosa dei giovani, ragazzi e ragazze, come dovere urgente di tutta la comunità locale, dalla famiglia alle strutture sociali e politiche. Nell’archivio della Cattedrale di Taormina, è custodito un dossier con l’etichetta Don Marziani. Tra i documenti, ho trovato un foglietto senza data, scritto con la calligrafia chiara e scorrevole di don Marziani, probabilmente un appunto per l’omelia di una festa mariana. Pur nel linguaggio del tempo, il messaggio conserva tutta la sua attualità di denuncia e di speranza. La società moderna ha profanato la sua Bellezza – individui, famiglia, società, arte, letteratura, teatro. La società è sotto l’incubo dell’ambascia. Solo se saprà ispirarsi alla Bellezza … vedrà balenare il coraggio della speranza. Don Marziani è vissuto “a” e “per” Taormina, si è dato senza riserve, perché la comunità che gli era affidata, custodisse le tradizioni vitali e perché i giovani ne potessero ereditare tutta la bellezza. Come in una corsa a staffetta, la fiaccola passa ai taorminesi di oggi».

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