L'Orchestra a pletto della Città di Taormina al Teatro antico
L'Orchestra a pletto Città di Taormina al Teatro antico

Mandolini, mandole (strumenti un po’ più grandi intenti a sostituire la viola nella tessitura orchestrale), mandoloncelli (ancora più grandi con la stessa accordatura e altezza del violoncello), mandoloni (sostituti del contrabbasso), oltre a chitarre e contrabbassi. Sono tanti i siciliani del XXI secolo – più o meno giovani – a non conoscere la differenza tra questi strumenti che appartengo a una prestigiosa, fortunata e amatissima tradizione. Eppure, esistono floride realtà come l’Orchestra a plettro Città di Taormina, istituzione che fa parte delle radici storiche e culturali della perla dello Jonio e che con impegno e dedizione preserva un patrimonio culturale dimenticato dalla maggior parte dei più giovani abitanti della Trinacria. Una compagine variegata, composta da esperti maestri e validissimi giovani, che eseguono – riscuotendo ovunque vadano scroscianti applausi e empatica partecipazione – un appassionante, ampio e nutrito repertorio, che in più di un’occasione abbiamo avuto modo di apprezzare. Nell’afosa estate siciliana, ad allietare le – rare – ventilate serate, la formazione a Plettro è stata protagonista di un fortunato giro per la Sicilia, inaugurato con una tappa nel mese di luglio al teatro greco di Morgantina, in provincia di Enna, salvo poi proseguire con una due giorni ad agosto nei siti archeologici di Tindari e Catania. Tre riuscitissimi concerti prodotti da Taormina Arte nell’ambito del circuito Anfiteatro Sicilia, progetto promosso dall’Assessorato regionale al Turismo, Sport e Spettacolo rivolto a valorizzare gli antichi teatri di pietra più suggestivi dell’isola.

La compagine, diretta oggi magistralmente da Antonino Pellitteri, è stata fondata – vale la pena ricordarlo – agli inizi del 1900 e deve la sua origine al desiderio comune dei musicisti taorminesi di riunirsi in un solo organico e di condividere cultura ed esperienza musicale, dando vita a un ensemble oggi vanto della città in Italia e nel mondo. Alla fine del XIX secolo in Italia e in Europa il mandolino – inizialmente strumento in voga esclusivamente nelle corti – grazie al perfezionamento strutturale adoperato da famosi liutai e all’opera di eccelsi compositori – che ne ampliarono il repertorio – diventò lo strumento più in uso. Così, in quel periodo a Taormina, era semplice nella vita quotidiana vedere i “mestieranti” avere con sé il mandolino, riuniti nei momenti di pausa e ricreazione nel gaudio comune di una “sonata”. I luoghi scelti erano generalmente le botteghe artigiane (calzolai, stagnini) o le sale dei barbieri. In un contesto storico, culturale e di tradizioni ben lontani da quello attuale, alla fine della seconda guerra mondiale, si inaugurò un percorso che portò molti musicisti a convertirsi verso gli strumenti a pizzico e quindi alla strutturazione dell’orchestra a plettro come la conosciamo oggi.

Nei teatri di pietra è stata eseguita solo parte del migliore repertorio musicale che spazia da Mozart, Beethoven, Mascagni, Strauss, Verdi e tutti gli autori classici più noti, fino agli autori di famose melodie napoletane, siciliane, e americane. Incantando ancora una volta il pubblico, il concerto al teatro romano di Catania si è aperto con “Serate primaverili” del maestro catanese Giovanni Gioviale, eseguita dal duo composto da Alessandro Russo (mandolino) e Alfredo D’Urso (chitarra). A seguire una “Tarantella” sempre dello stesso compositore. Un focus alla Sicilia è stato dedicato con le musiche di Pietro Mascagni tratte da Cavalleria Rusticana, con il “Preludio” e la celeberrima “Siciliana”, con quest’ultima che ha visto mettersi in luce i solisti Elisabetta Monaco (liuto cantabile) e Alfredo D’Urso (chitarra). Il concerto è poi proseguito con “In un mercato persiano” di Albert Ketèlbey e “The Song of Japanese Autumn” di Yasuo Kuwahara. In questo particolarissimo viaggio musicale è stato, quindi, il turno di un omaggio a Georges Bizet con una “Fantasia su Carmen”. Vetta senz’altro elevatissima l’intramontabile e struggente “Intermezzo” di Cavalleria Rusticana, che ha riscosso un particolare successo. Spazio anche alle musiche da film con il “Gran Valzer” di Nino Rota da “Il Gattopardo” di Visconti e “La vita è bella” di Nicola Piovani dall’omonimo film premio Oscar di Roberto Benigni. In chiusura, con tanto di bis, “Libertango” di Astor Piazzolla, con l’Introduzione di Alfredo D’Urso (chitarra) e Prancrazio Pillitteri (fisarmonica).

Sin dal dopoguerra una figura come il M° Cosimo Aucello diede una svolta alla storia dell’Orchestra, dandole per la prima volta un indirizzo classico, istruendo centinaia di mandolinisti e chitarristi e arricchendo il repertorio attraverso il lavoro di ricerca e produzione di trascrizioni classiche. Alla fine degli anni settanta il M° Chico Scimone, pianista e maratoneta, noto per le sue famose scalate dell’Empire State Building, prese il posto di direttore portando l’Orchestra, attraverso gli arrangiamenti da lui scritti, a riscoprire le vecchie e sempre verdi melodie del nuovo mondo e le musiche da film. Sempre nello stesso periodo fu il mandolinista M° Pancrazio Gullotta a scrivere delle opere originali, atte a dar rilievo alle possibilità tecniche mandolinistiche ed intrise di sicilianità nel rispetto delle strutture classiche, che tuttora vengono eseguite.

In cerca di nuove certezze. In tutta la sua storia la compagine ha costruito la sua popolarità esibendosi continuamente in migliaia di concerti tra i tanti in Sicilia, a Roma, Ferrara, Caserta e nel mondo (Amburgo, Berlino, Francoforte, Miami, New York, Pittsburgh, Boston e Barcellona). Da circa vent’anni, un classico appuntamento è infatti il concerto di Capodanno. L’attuale organico, composto da circa 30 elementi, costituisce senz’altro una prestigiosa realtà che onora nel mondo la città del centauro, e per questo meritevole di un particolare plauso. Il M° Antonino Pellitteri si dice «rammaricato che il progetto del Festival internazionale delle orchestre a plettro si sia arenato dopo poche edizioni. Abbiamo subìto una discriminazione: per noi i soldi non c’erano e così è stato sacrificato. È uno spreco non essere riusciti a portare avanti un progetto che aveva richieste e adesioni da parte di Francia, Belgio, Olanda e Spagna. Ultimamente avevamo avuto contatti anche con Giappone e Medioriente. Come nota dolente, l’ultimo anno della rassegna, abbiamo anche dovuto disdire alcuni trasferimenti e, per forza di cose, ci abbiamo rimesso di tasca». In merito ai futuri progetti, «abbiamo diverse idee in cantiere, nel tentativo di investire per la promozione di questa splendida realtà. Una tv giapponese dovrebbe a breve coinvolgerci con un documentario».

L’Orchestra a plettro è un tesoro prezioso al servizio della Musica – spesso sottovalutato con miope sufficienza dalle amministrazioni locali – che meriterebbe un’opportuna e sicura sede (magari leggermente più capiente di quella assegnata dal Comune in uno dei locali laterali di Palazzo Corvaja), nonché maggior supporto e rilievo. Per valorizzare, ogni tanto, anche le risorse “di casa nostra” anziché investire – in quel caso i soldi si trovano sempre – solo su iniziative preconfezionate altrove e poi ospitate/imposte in salsa taorminese.

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