Giovanni Chemi
Giovanni Chemi

«Mettere ordine nel settore della ristorazione a Taormina e disciplinare i criteri di rilascio delle concessioni, con le giuste differenziazioni tra bar e ristoranti». La richiesta di chiarezza e di riorganizzazione della categoria arriva dal noto ristoratore taorminese, Giovanni Chemi, proprietario di uno dei più apprezzati ristoranti di Taormina, in attività dal 1972. «Va premesso – spiega Chemi – che è giusto e sacrosanto che lavorino tutti ma il problema a Taormina è che da tempo ormai non ci sono regole nella concessione delle licenze per il settore della ristorazione, settore che andrebbe invece regolamentato e disciplinato. In primis andrebbe specificato, ad esempio, nei menù se alla gente si offre una pizza artigianale o se invece precotta. Ormai bar e ristoranti sono praticamente diventati la stessa cosa: c’è chi offre di tutto, dagli spaghetti alla pizza, dalle lasagne alla granita, dal pesce ai gelati. Ma in quanti esercizi vengono specificati gli ingredienti? Tutti hanno le cucine e gli spazi che occorrono per cucinare, ad esempio, il pesce o i primi patti?».

Il piano che non c’è. «Occorrerebbe un piano del commercio per mettere ordine, altrimenti chiunque può aprire un’attività e fare ristorazione. C’è una sproporzione, abbastanza evidente, in tanti casi tra gli spazi interni e quelli esterni dei locali. Il problema non è nemmeno quello del fare concorrenza a un operatore piuttosto che ad un altro, la questione non riguarda soltanto un singolo, il problema è che in assenza di una regolamentazione del settore si rischia di danneggiare il prodotto Taormina. Oggi sappiamo tutti che vengono messe poi dal cliente delle recensioni su Internet, quindi può accadere che un’attività priva dei requisiti, con le proprie negligenze, determina il malcontento del cliente danneggiando poi la categoria intera».

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