La regista Berta Ceglie
La regista Berta Ceglie

«Vergine Madre, figlia del tuo figlio, umile e alta più che creatura, termine fisso d’etterno consiglio». Comincia con la preghiera di San Bernardo alla Madonna, tradotta in siciliano nel 1904 dal letterato messinese Tommaso Cannizzaro, L’infernu di Dante interpretato e diretto da Berta Ceglie. Il testo, adattato al teatro da Antonio Luca Cuddè, andrà in scena l’11, il 12 e il 13 agosto nell’affascinante scenario delle Gole dell’Alcantara. Ogni sera, a partire dalle 20.45, gli spettatori, a gruppi di duecento, saranno accompagnati sulle sponde del fiume dove, alla luce di torce e fuochi, assisteranno al sogno di Dante nell’Infernu. «In soli 34 minuti siamo riusciti a ricreare le suggestioni e le emozioni vissute da Dante nella sua catartica discesa agli inferi»: la regista Berta Ceglie ci racconta la sua Divina Commedia. «Nel viaggio dantesco, tra metafore e allegorie, mi piace pensare alla Divina Commedia come alla mia Sicilia. Le parole di Dante confortano, accolgono, consolano così come la Sicilia: una terra saggia, generosa, ospitale. La bella Trinacria, come la definisce Dante stesso nell’ottavo canto del Paradiso, che in sé custodisce tutto».

Come nasce l’Infernu di Dante? «Mio padre era un grande cultore della Divina Commedia e mi ha trasmesso quest’amore per Dante e le sue opere. Fin dai tempi della scuola è cresciuta in me la curiosità di sentire questa poesia nelle corde di una donna. Poi è arrivato l’incontro con i produttori e Antonio Luca Cuddè, che ha adattato per il teatro il testo in siciliano della Divina Commedia di Tommaso Cannizzaro. Volevamo realizzare una rappresentazione unica con una chiave di lettura insolita. Ho assistito alle letture che sono state fatte dai grandi come Gassman e Albertazzi, e mi sono chiesta perché solo un uomo possa vivere quelle sensazioni. Volevo sentire cosa prova un essere umano, al di là della dimensione corporea, a vedere tanta distruzione. Ma la mia non vuole essere una provocazione, non c’è alcuna volontà di sostituire o femminilizzare la figura di Dante come si potrebbe invece pensare. Il personaggio resta tale con i suoi impulsi e le sue azioni da uomo».

Come mai si è scelto il dialetto siciliano per dar voce al poema dantesco? «La traduzione di Tommaso Cannizzaro è la prima in siciliano scritta nel 1904. Ad inizio secolo l’italiano era ancora lingua parlata da pochi, per questo una traduzione in dialetto permetteva di far arrivare la Divina Commedia a quanta più gente possibile. Poi trovo che la musicalità delle parole di Dante tradotte in siciliano ne amplifichino il senso».

Il tutto si svolgerà nelle Gole dell’Alcantara, un luogo dal fascino infernale? «Le Gole dell’Alcantara sono uno dei gioielli della nostra terra di Sicilia. È tutto quello che c’è di selvaggio, magnifico, forte e carezzevole allo stesso tempo: si può fare di questo luogo quello che si vuole. Le gole dell’Alcantara racchiudono in sé tutti gli elementi danteschi, dal fiume alla vegetazione. La natura lì è dominante e riesce a trasmettere un’energia fortissima. Ma largo spazio viene lasciato alla spettacolarizzazione. Non solo paesaggio, dunque, ma anche tecnologia e talentuosi interpreti. Lo spettacolo sarà arricchito, inoltre, dagli interventi dei manipolatori del fuoco della compagnia Anima Ignis e dai movimenti scenici della compagnia Catania City Ballet».

Nello spettacolo vestirà i panni di Dante, come è stato calarsi in un personaggio che è sempre stato maschile? «Si il mio Dante è donna, ma questa scelta non deve essere considerata una provocazione né una sfida quanto, piuttosto, una nuova chiave di lettura. Il mio Dante rappresenta tutto quello che attiene la sfera emotiva. Ho cercato di pensare come facciamo noi donne. Noi per la maggior parte della nostra esistenza non facciamo altro che sorridere e cercare di dare forma ai nostri silenzi riempendoli con parole di conforto che indirizziamo a noi stesse o ad una persona immaginaria, all’altra parte di noi. Ecco perché ho fatto delle scelte precise come quella di un Virgilio che è dentro la testa di Dante. Dante parla al suo compagno di viaggio attraverso i pensieri, infatti nello spettacolo ci sarà un Virgilio “mente” reso dalla voce fuori campo di Giovanni Anzalone e un Virgilio “corpo” interpretato dal mimo Rosario Vasile».

Quale messaggio vuole lasciare attraverso la Divina Commedia di Dante a chi viene a vedere lo spettacolo? «L’insegnamento che ci è stato dato da Dante, e che serve a tutti noi, è quello di ricongiungersi con la propria spiritualità. Il mio Infernu comincia con il canto trentatreesimo, la preghiera alla Vergine, perché ritengo che ogni azione deve essere messa in conciliazione con Dio. Vorrei che passasse un messaggio semplice: guardarsi dentro l’anima e ristabilire il contatto con Dio. Ritrovare il senso che tutti cerchiamo e spero che la rappresentazione del viaggio fatto da Dante nell’inferno possa innescare quantomeno una riflessione sulla strada da seguire per riappropriarci della nostra dimensione spirituale».

Cosa riserverà lo spettacolo alle Gole dell’Alcantara l’11, il 12 e 13 agosto? «Chi verrà a vedere l’Infernu di Dante avrà la sensazione di scendere all’Inferno insieme a Dante. Tra fuoco e acque gelide i personaggi più celebri del poema dantesco, come Virgilio, Caronte, Ulisse daranno vita ad uno spettacolo suggestivo realizzato da attori, figuranti, mimi e artisti del fuoco. In soli 34 minuti c’è tutto l’Inferno. Abbiamo cercato di rispettare tutti i momenti fondamentali, dalle apparizioni agli incontri che Dante fa nel suo cammino. Vorrei che lo spettatore si lasciasse guidare in questo viaggio con la semplicità del cuore. Il viaggio all’inferno verrà rappresentato sulle sponde del fiume Alcantara, un luogo che riproduce l’immaginario dantesco: l’acqua, il fuoco, le rocce, la vegetazione. Per questo consiglio alle donne di indossare delle scarpe comode, con tacco meno dodici come mi piace dire, per vivere al meglio questo percorso tra le Gole dell’Alcantara».

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