Rosario Crocetta - Foto Andrea Di Grazia
Rosario Crocetta - Foto Andrea Di Grazia

«Ci vuole una faccia tosta nel dire certe cose. Sembra che prima di me la Sicilia fosse un paradiso politico e tutto era apposto e andava bene, non c’erano disoccupati e i bilanci e i conti erano apposto. Cinque anni fa ho trovato 2 miliardi di debiti più 2 miliardi e 700 milioni di altri debiti ai fornitori non pagati. Negli ultimi 2 anni ho creato 70 mila posti di lavoro, mentre dal 2007 al 2013 si erano persi 300 mila posti». Lo afferma il presidente della Regione Siciliana, Rosario Crocetta, che torna a dare fiato alle trombe della sua ricandidatura in vista del voto di novembre. Il leader del Megafono non arretra e lancia nuove frecciate anche al Partito Democratico sulla questione delle Primarie.

La Sicilia di Crocetta. «Io nel 2012 non mi sono candidato per fare miracoli – afferma Crocetta -, volevo mettere la Sicilia apposto e ci sono riuscito. E da lì ora si può ripartire. I moralisti cercano le coalizioni del passato e attaccano. Io propongo di ripartire dalle cose positive che ho fatto, con una Sicilia produttiva che crea lavoro e gente che si rimbocca le maniche nelle proprie aziende. Noi abbiamo 200 milioni di euro stanziati per i cantieri di servizi e di lavoro: aspettiamo che sia il Governo a decidere e che ce li sblocchi. Tutti quelli che parlano delle elezioni, se ne vanno a Roma a cercare l’aiuto di Renzi, di Berlusconi e di Di Maio. Io riparto proponendo intanto le Primarie: come mai i partiti del centrosinistra non le vogliono fare? Io non ci sto. La parola ai siciliani, cari fratelli siciliani la Sicilia è nostra, è vostra. Non possiamo farci trattare come una colonia».

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