Piscina comunale di Taormina
Piscina comunale di Taormina

«Il Comune mistifica il contenuto del parere Anac. A questo punto siamo pronti ad azioni esecutive. Appare doveroso da parte nostra fermare la campagna di disinformazione messa in atto sulla piscina per fini grossolanamente propagandistici». Così in una nota l’associazione che gestisce la piscina di contrada Bongiovanni replica al Comune di Taormina che ha dato notizia dell’avvenuta archiviazione da parte di Anac nei confronti dell’ente locale del procedimento sulla situazione dell’impianto natatorio. Il Consiglio dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, nell’adunanza del 19 luglio scorso ha comunicato che «la proroga del contratto (per il Comune scaduto a marzo e per il Cvsm prorogato al 2026) non è mai stata concessa dall’Amministrazione comunale al Corpo Volontario di Soccorso in Mare». E stavolta il Cvsm ipotizza anche possibili “azioni esecutive” verso il Comune, riferite al decreto ingiuntivo da 541 mila euro ottenuto dal Tribunale di Messina, che potrebbero significare l’intenzione di effettuare qualche pignoramento nei confronti dell’ente locale.

La notizia della vittoria. «Il sindaco Giardina e l’assessore Cilona dicono delle falsità – scrive in una nota il presidente del Cvsm, Giuseppe Sperlinga -. La notizia secondo cui l’Anac avrebbe stabilito che il contratto di gestione non è stato prorogato è falsa. L’Anac, da noi messa a conoscenza del contenzioso in corso, ha archiviato il fascicolo perché “il Comune ha dichiarato che non vi è stata proroga del contratto”, Quindi che il contratto non sia più in corso di validità non l’ha deciso il presidente Cantone, che non ha alcun potere riconosciuto dalla legge in tal senso, ma il sindaco Giardina, che ha dato la notizia come fosse una vittoria, quasi che l’Anac sia un organo di giustizia e non un’autorità amministrativa. Quindi è bene chiarire che l’Anac non ha deciso niente e che si è limitata ad archiviare un fascicolo, ad essa inviato per conoscenza, solo sulla base di quanto affermato dal Comune interpellato e cioè che il contratto fosse ormai scaduto».

Ordinanza non appellabile. «In realtà – continua Sperlinga – il sindaco Giardina sa benissimo che le cose non sono andate così e che nessun organo di Giustizia si è ancora pronunziato sulla validità del contratto che, a nostro avviso, ha durata di diciotto anni, avendo il Comune rinunziato, con una delibera del 2011 (la n. 46 del 29 giugno) alla facoltà di disdetta prevista nella originaria convenzione fra le parti. Su questo dovranno pronunziarsi i Giudici e le scorciatoie prese dal sindaco sono solo propaganda di regime. Un’ulteriore precisazione meritano anche altre recenti dichiarazioni dell’assessore Cilona, che minaccia impugnazioni e quant’altro, a proposito dell’ordinanza della I sezione civile del Tribunale di Messina che obbliga il Comune a pagarci 541 mila euro oltre interessi e spese legali (sommano a circa 580 mila euro). Essa, l’ordinanza, non è appellabile e il responsabile del contenzioso dovrebbe saperlo, visto che sentenzia quotidianamente come un Tribunale. L’unico pronunciamento della Magistratura, fino a questo momento, sancisce l’obbligo certo del Comune nei nostri confronti, e nessun obbligo nostro nei confronti del Comune. Vorremmo, inoltre, avvisare il Comune che siamo pronti alle azioni esecutive».

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