I sette contro Tebe al Teatro Antico di Taormina - Ph Antonio Parrinello
I sette contro Tebe al Teatro Antico di Taormina - Foto di Antonio Parrinello

Nell’ambito del progetto “Anfiteatro Sicilia” il Teatro antico di Taormina ha fatto da degna location alla tragedia I sette contro Tebe di Eschilo (a cura della Fondazione Inda Siracusa). Era ora…! Finalmente il teatro accoglie ciò per cui era stato concepito ed edificato, cioè rappresentazioni classiche. Finalmente il teatro ridiventa veicolo di proposte culturali e stimolo per una riflessione su temi di pregnante attualità. E l’attualità dei contenuti de I sette contro Tebe ha inteso esaltare la sapiente regia di Marco Baliani, coadiuvata dallo incisivo allestimento scenico di Carlo Sala, dalle preziose coreografie di Alessandro Fassino oltre che dalla superba interpretazione degli attori, in primis Marco Foschi (Eteocle), Anna Della Rosa (Antigone), Gianni Salvo (Aedo).

Tebe come Mosul e Aleppo. Lo scontro di sette re greci contro la polis di Tebe è soltanto il background del tema dominante, cioè il terrore della guerra, soprattutto quando è una guerra fratricida. Le fanciulle tebane del coro, ma anche i cittadini di Tebe non temono tanto l’assedio ed il conflitto, ma le conseguenze (drammatiche!) di esso: uccisioni e stragi sì, ma in special modo per chi resta in vita stupri, violenze, deportazioni, riduzioni in schiavitù. Per non andare troppo lontano nel tempo basti pensare ai dolorosi fatti della guerra civile nella ex-Jugoslavia o ancora alle recenti tragiche aggressioni di Aleppo e di Mosul da parte dei guerriglieri dell’Isis. C’è a Tebe il terrore per quello che potrà succedere in una polis un tempo rigogliosa e florida, terrore per quello che è successo in città come Sarajevo e, appunto, Aleppo e Mosul. Eschilo è un maestro nel rappresentare lo stato di tensione, lo sconforto silente, la coinvolgente partecipazione al dramma.

Eschilo ed Euripide. Campeggia nella tragedia eschilea la figura di Eteocle, re di Tebe, che pur consapevole della ingiustizia che arreca al fratello Polinice, che avrebbe dovuto succedergli sul trono di Tebe, tuttavia nella moderna antitesi tra “ragion di stato” e “privato cittadino”, ben volentieri accetta di soccombere, come stabilito dal fato, purché la sua città, Tebe, sia resa salva. Viene puntuale il confronto con le Fenicie di Euripide (che trattano lo stesso argomento, cioè l’assedio dei sette re alla città di Tebe), per sottolineare come Euripide esalti il generoso ed umanissimo sforzo di Polinice per addivenire ad una soluzione pacifica, che eviti un conflitto dai prevedibili drammatici esiti. Ma per il fratello Eteocle, alla maniera degli eroi shakespeariani Riccardo terzo e Macbeth, il potere è tutto e «l’ingiustizia più bella è per ottenere un regno!». Da parte di Euripide un messaggio tanto semplice quanto forte, che va al di là dello spazio e del tempo: «Aborrisce la guerra chi ha senno!»

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