Antonio Presti
Antonio Presti al Villaggio Le Rocce

Il 24 luglio scorso abbiamo pubblicato su TaorminaToday un articolo a firma di Giusy Bottari dal titolo: Migranti a Taormina, Antonio Presti: «Meno italiani più immigrati, è iniziata la sostituzione di popolo». Tra le varie affermazioni fatte nell’intervista al nostro giornale, il mecenate che ha da poco riaperto Le Rocce evidenziava che «Non è razzismo, ci opponiamo alla sostituzione di popolo, Taormina in questo momento non ha bisogno dei migranti, ma di rigenerarsi attraverso la bellezza e la conoscenza». Ed ancora: «Dietro la maschera degli aiuti e della solidarietà si nascondono spesso interessi economici». A commento del pezzo, nella centrifuga del Web si è acceso un appassionato dibattito spintosi ad un certo punto oltre la semplice contrapposizione dialettica tra chi si è schierato a favore e chi contro quelle dichiarazioni. I primi effetti delle calure estive o più probabilmente il “richiamo della foresta” dei soliti schiamazzi ideologici, hanno spinto qualcuno a evocare toni razzisti e a bollare persino quella intervista come una “fake news”.

Maldestra smentita. C’è chi si è affannato a fare gran cassa sui social e su siti asserendo che mai Presti avrebbe potuto affermare certe cose. Il tutto per poi arrivare al punto esclamativo, addirittura, del post su Fb di un suo stretto collaboratore che in una maldestra e incauta smentita il 25 luglio alle ore 22.50 scrive: «È una notizia falsa! È necessario un chiarimento!». E aggiungeva: «Bisogna usare vere e affidabili notizie, non notizie false per avere visibilità». Dunque una smentita – per altro non da parte del diretto interessato – ha dato fiato alle trombe strepitanti di autorevoli testate come qualche Topolino urlante di Aci Trezza: «Alla fine si scopre che tutto è inventato e quanto ha suscitato “stupore, rabbia, indignazione e dibattito” non è mai stato pronunciato». Una smentita liberatoria e un’intervista inventata: ma siamo sicuri che le cose stanno così?

Moralismi e insulti. Tutto ciò premesso, appare infatti d’obbligo iniziare a sgombrare subito il campo dallo strombazzamento cosmico di fesserie. Mettiamo un punto e chiariamo – senza se e senza ma – che quanto riportato dalla collega Bottari e quindi dal nostro giornale corrisponde al vero: chi ancora dubita potrà chiarirsi le idee in modo inequivocabile a conclusione di questo editoriale. La giornalista che ha scritto quel pezzo non ha bisogno di pubblicità, è una persona seria e rispettosa della sua professione e dei suoi interlocutori. Appare quasi superfluo eppure doveroso difendere la correttezza della collega, che di riflesso è quella del giornale per cui scrive. Non occorre sottoporla a test di valutazione professionale, tanto meno se il metro di giudizio è qualche simil-Topolino. Troppo spesso assistiamo al rito becero di pecore che si ergono a leoni, intellettuali che gonfiano il petto per dare lezioni di perbenismo edulcorato, illudendosi di poter intimidire o condizionare chi fa soltanto il proprio mestiere: con questi stupidi affannamenti è arrivato il momento di finirla, perché non impressionano, non fanno né caldo né freddo. Il tempo dei padri eterni è finito, vale ai piani alti e vale nello sfogatoio di Internet dove oggi chi si alza al mattino e crea il giornalino di Cip e Ciop pensa di sentenziare su notizie, fake news e sciocchezze varie. Chi ha bollato l’intervista a Presti come “fake news” sino anche a mettere in dubbio l’autorevolezza della testata che riporta la notizia, si potrà comodamente confrontare presto con i legali di TaorminaToday in altra sede. Se avremo tempo da dedicargli potrà spiegare lì. Perché, rimandando qualsiasi lezione di morale al mittente, in certi casi i moralismi faziosi diventano insulti pericolosi e a quel punto diventa inevitabile la previsione di un trattamento ricostituente per temprare i turbamenti dell’anima, ma soprattutto per curare le degenerazioni da tastiera.

La linea. In questa vicenda, c’è chi si è indignato facendone la solita trita questione di colori politici e anche lì, per loro e per altri, a futura memoria, chiariamo – interpretando anche il pensiero dell’editore Italo Mennella e del direttore editoriale Maurizio Andreanò – qual è la linea di questo piccolo (o forse non proprio piccolo) giornale online locale, che già a fine luglio ha superato 1,5 milioni di lettori, e il verbo di chi lo dirige: destra e sinistra, centro, sopra e sotto, sono defunti retaggi sociali e politici che appartengono al passato, e chi ancora pensa che le cose buone siano di sinistra e quelle cattive di destra, o al contrario quelle illuminate di destra e quelle sbagliate di sinistra, non ha capito nulla, vive in un’altra dimensione e gli consigliamo un pellegrinaggio in Tibet (biglietto di sola andata). Esistono soltanto le cose buone e le cose sbagliate, quelle per le quali bisogna lottare affinché si realizzino o quelle sulle quali è necessario battersi perché non avvengano. Contano i fatti, non le etichette. Vale la forza dei valori e dell’onestà intellettuale, senza colori e senza vincoli, senza l’ossessione miope delle ideologie e senza la presunzione di ritenersi depositari privilegiati della morale.

Il ruolo di un giornale. Nel caso specifico TaorminaToday, e chi se ne occupa ogni giorno, si può considerare un presidio sociale e morale di avanguardia in un contesto particolare come quello di Taormina dove alla maestosa bellezza del territorio da 30 anni a questa parte fa da contraltare la pochezza tronfia, in paese e nei dintorni, di sapientoni e saputelli che pensano di poter condizionare le piccole e grandi dinamiche della città e in qualche caso lo hanno anche già fatto e continuano, senza comprendere che ci sono ruoli e regole ineludibili, e che c’è un tempo per tutto e prima o poi arriva sempre. Noi siamo quelli che hanno pesantemente contribuito a salvare con la propria battaglia il Centro di Cardiochirurgia pediatrica di Taormina, quelli che hanno raccontato il G7 diventandone l’organo quotidiano di informazione (per loro ammissione) al quale facevano riferimento ogni mattina gli organizzatori da Palazzo Chigi sino alle Forze dell’Ordine e la Prefettura e la Questura. Noi siamo quelli che hanno scoperchiato firme non autentiche su atti pubblici e furberie varie al Comune di Taormina. Siamo quelli che danno battaglia per i bambini delle scuole e per gli anziani. Quelli che sui migranti diamo spazio a tutti, lasciamo giudicare ad altri ma con una premessa non barattabile: nessuno mette in discussione il rispetto per questa gente ma una cosa è l’accoglienza e altra è la speculazione. E va rispettato senza distinzioni il pensiero di chi è favorevole all’accoglienza così come quello di chi è contrario. Semmai dovrebbe riflettere in religioso silenzio, a tal riguardo, qualche “illuminato” taorminese che ha pensato bene di orchestrare una (malriuscita) campagna stampa nazionale contro Taormina sui migranti.

Attribuzioni ambientaliste. E nella querelle dei migranti e del pensiero di Presti, qualche riga la vogliamo pure riservare a un’associazione ambientalista che ci sta simpatica e in passato ha fatto anche apprezzabili battaglie ma di questi tempi ci sembra molto confusa, perlomeno in chi la rappresenta. E così tale sodalizio ha diffuso un comunicato stampa nel quale «desidera ringraziare Antonio Presti per l’invito all’inaugurazione del complesso Le Rocce», ne ha poi sviolinato vari apprezzamenti per la sua persona, aggiungendo che: «Purtroppo le dichiarazioni attribuite ad Antonio Presti e l’uso della sua immagine fatto in questi giorni dalla stampa locale ci vedono costretti a declinare l’invito a partecipare all’evento». Anche qui, bisognerebbe informarsi bene prima di sproloquiare. Non esistono dichiarazioni “attribuite”, semmai di “attribuito” ci sono le finte adesioni di due associazioni taorminesi apposte con estrema disinvoltura da qualcuno su un documento riguardante i migranti. O no? Era il 23 giugno e ancora non è dato sapere come sia stato possibile che sia stata destinata una lettera aperta al sindaco di Taormina contenente 5 adesioni di associazioni di cui poi due smentite dai relativi responsabili: fatti non chiacchiere, bizzarrie di cui è bene ricordarsi. Augurandoci vivamente che chi fa ambientalismo torni a fare battaglie ambientaliste, lasciando ad altri la questione dei migranti. Se i Comuni hanno o non hanno “il dovere morale e politico” di “accogliere” e se devono o non devono fare “ridistribuzione territoriale dei migranti”, compete alle sedi istituzionali deputate.

Il verdetto finale. Rimane certamente la sacralità inviolabile della libera espressione, quella vale per tutti perché la consente la Costituzione. Ed è un principio che d’altronde caratterizza il pensiero di Antonio Presti sui migranti. E allora a chi ancora vede interviste inventate e pensa che il pensiero del mecenate, giusto o sbagliato che sia, non corrisponda a quanto riportato da TaorminaToday il 24 luglio scorso dedichiamo questo audio. Con tanti saluti ai gatti neri e ai cultori delle finte smentite.

«Un tempo era il nonno che manteneva la famiglia con la pensione di accompagnamento. Oggi ti portano un migrante a casa e ti danno 30 euro per ospitarlo. Stanno facendo passare che questa sostituzione di popolo è pacifica e che a noi italiani ci conviene pure. No. A questo ci dobbiamo ribellare, non è una questione di razzismo ma di identità culturale anche dell’essere popolo, e il popolo ritorna ad essere popolo e da popolo torna ad essere pubblico».

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