Salvatore D'Agostino
Salvatore D'Agostino, il 16enne di Gaggi rimasto folgorato il 21 agosto del 2016

Avrà mai giustizia “Dago”? La sua morte è stata frutto di una tragica casualità o esistono delle responsabilità che non sono state sinora accertate? Ad un anno di distanza, interrogativi senza risposta accompagnano il tragico destino di Salvatore D’Agostino, il 16enne di Gaggi scomparso il 21 agosto 2016 dopo 18 giorni di coma. La sera del 2 agosto era rimasto folgorato nella piazza di Cavallaro nell’urto con un faretto sfoderato, mentre giocava a pallone con amici. Un destino maledetto per un ragazzino che correva appresso ad un pallone come tanti altri nel mondo. Vano si rivelò qualsiasi tentativo di tenerlo in vita. I genitori di Salvatore non si arrendono all’esito attuale dell’inchiesta, dalla quale non emergono elementi in grado di fare chiarezza e spiegare cosa sia davvero successo quella sera del 2 agosto e perché il ragazzo sia andato incontro a quella fine. E per questo adesso lanciano un appello al Procuratore Capo di Messina, Maurizio De Lucia, affinché le indagini non vengano archiviate e vadano avanti, nel tentativo di arrivare ad un punto di svolta.

Un anno senza risposte. Un esposto era stato presentato alla Procura di Messina già nell’agosto 2016, per chiarire le dinamica dei fatti ed evidenziare intanto tutti gli elementi riguardanti il faretto “maledetto”. A febbraio, dopo 6 mesi senza riscontri, la famiglia D’Agostino aveva presentato, attraverso il proprio legale, un’istanza con richiesta di incidente probatorio, inclusa una perizia sul luogo dell’incidente. Veniva, in tal senso, richiamata una nota del Comune di Gaggi che forniva una serie di “Informazioni e nominativi rilevanti in ordine all’accertamento della verità dei fatti”. E sulla base del contenuto di quella nota il legale della famiglia aveva chiesto un approfondimento di indagini, al fine di accertare l’esistenza e la fondatezza di eventuali condotte illecite e acquisire prove a riguardo, prima della scadenza dei termini per la conclusione delle indagini preliminari.

No all’incidente probatorio. Il Sostituto Procuratore di Messina titolare del fascicolo per omicidio colposo, Antonella Fradà, lo scorso marzo ha rigettato l’istanza, spiegando che «l’incidente probatorio è uno strumento attraverso il quale si attua una anticipazione del dibattimento nella fase delle indagini preliminari ai fini dell’acquisizione di prove non rinviabili nel contraddittorio tra le parti, contraddittorio che però postula l’identificazione dei soggetti sottoposti a indagine nei cui confronti procedere». In sostanza, poiché il procedimento era a carico di ignoti, «mancano i presupposti per procedere nelle forme dell’incidente probatorio».

Valutazione della responsabilità. Adesso i familiari, attraverso il consulente personale Salvatore Agosta, per dare nuovo slancio alle indagini si sono affidati alla Studio 3A, società specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità, a tutela dei diritti dei cittadini, che collaborerà con il legale dei D’Agostino. È stata presentata alla Procura di Messina istanza per conoscere lo stato attuale del procedimento e sapere se nel frattempo il Pm abbia assunto qualche provvedimento. L’obiettivo è quello di fare andare avanti le indagini per provare ad arrivare alla verità sulla morte di Salvatore.

L’appello. Ora dunque l’appello della famiglia al Procuratore Capo di Messina, De Lucia. «Comprendiamo la grande mole di lavoro che devono affrontare i magistrati, soprattutto presso Procure molto impegnative come quella di Messina – ha affermato il Presidente di Studio 3A, dott. Ermes Trovò -, ma riteniamo che la Giustizia non possa lesinare i propri sforzi in casi di questo genere e debba dare risposte in termini di verità, oltre che di giustizia, a dei genitori che hanno perso il loro figlio di soli 16 anni in un modo così inaccettabile. Hanno già aspettato abbastanza».

Riflessioni. Dodici mesi dopo, la vicenda di Salvatore si avvicina, dunque, all’ultimo bivio, al crocevia ineludibile tra il timore dell’archiviazione e l’aspettativa di una svolta. Oltre il concetto di tragica fatalità esiste una dimensione rimasta ancora inesplorata di verità. A quella verità vogliono pervenire i familiari del ragazzo, riproponendo interrogativi ad oggi rimasti indecifrabili come una pagina bianca di un libro. Esistono dei responsabili? Si poteva prevenire quel tragico impatto tra il ragazzo e il faretto maledetto? A chi competevano le opere di manutenzione di quel faretto e più in generale dell’impianto elettrico in quella piazza? A quando risalgono gli ultimi controlli effettuati sulla funzionalità dell’impianto? Nel punto in cui poi si è consumata la tragedia era immaginabile che dovesse esserci una griglia o comunque una struttura di protezione o perlomeno un cartello in grado di segnalare il pericolo? Su questi e tanti altri aspetti c’è da ricostruire e c’è da capire, c’è da dare una risposta. C’è soprattutto una famiglia che vuole giustizia sulla morte di un figlio di 16 anni.

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