Rosario Crocetta
Rosario Crocetta

Nessuno avrebbe scommesso un euro sulla sua ricandidatura, il Partito Democratico che nel 2012 lo aveva sostenuto a furor di popolo lo ha già scaricato da tempo immemore e la maggior parte dei compagni di viaggio di cinque anni fa ne hanno preso le distanze (ultimo in ordine di tempo l’Udc di D’Alia). Eppure Rosario Crocetta ci riprova, non vuole abdicare e ha lanciato ufficialmente la sua ricandidatura. E adesso il Pd che farà? Tramontato il sogno di una discesa in campo di Pietro Grasso, i democratici si trovano spalle al muro con una situazione analoga a quella che nel 2012 vide spaccarsi in due, tra Musumeci e Miccichè, l’elettorato di centrodestra. Quella spaccatura aprì di fatto un’autostrada a Crocetta per il successo.

Situazione ribaltata. Ora la legge del contrappasso ribalta tutto e stavolta è la sinistra ad essere spaccata, lacerata e con la quasi certa prospettiva di due candidati in pista, “condannati” entrambi a pescare nello stesso elettorato. Crocetta si proclama al 22% da solo nei sondaggi, lancia la sua campagna elettorale ma non può non sapere che difficilmente ripeterà l’exploit della volta scorsa. Ma Crocetta sa che, a questo punto, si è messo però in posizione di forza verso quel Pd che lo scaricato senza troppi convenevoli. Zaino in spalla, scarpe da tennis e col Megafono, Crocetta tenta l’operazione Lazzaro e stavolta non basteranno nemmeno le primarie a ricomporre il quadro. Rosario bis o doppia candidatura a sinistra, il Pd è spalle al muro. Crocetta, oltre quel bizzarro sondaggio del 22%, sa che ha poche chance di vincere le prossime elezioni ma sa anche che adesso ha il potere di far perdere chi lo ha scaricato senza troppi riguardi.

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