Francesca Briguglio, agente assicurativo Allianz di Taormina
Francesca Briguglio, agente assicurativo Allianz di Taormina

L’età media si è allungata ma il vivere più a lungo può diventare un problema tra malattie, infortuni e autosufficienza limitata. In Italia occuparsi delle persone non autosufficienti è stata quasi sempre una questione di famiglia. Ora però i cambiamenti socio-demografici in corso, con i giovani che non trovano lavoro e dipendono nella maggior parte dei casi dalla pensione dei genitori, stanno facendo crescere la domanda di coperture sulla vecchiaia. Una problematica che diventerà sempre più pressante nei prossimi anni: stando alle previsioni dell’Istat la popolazione degli ultra sessantacinquenni passerà dal 22% attuale al 33% nel 2030 con un’incidenza nel numero di persone non autosufficienti dai 2,1 milioni attuali ai 3,5 milioni. E se lo Stato, visti gli effetti della crisi che non passa, non potrà aumentare ulteriormente la spesa sanitaria destinata alla non autosufficienza ci troveremo sempre più impreparati ad affrontare la longevità e le crescenti spese per cure mediche, badanti, case di riposo e quant’altro. Per aiutarci a gestire l’incognita del futuro intervengono le polizze Long Term Care, uno strumento molto diffuso in Europa. Ne abbiamo parlato con l’agente assicurativo Allianz di Taormina, Francesca Briguglio.

In un contesto sociale che vede il progressivo e costante aumento della popolazione anziana o non autosufficiente è possibile assicurarsi una vecchiaia serena?
«Si ed è bene cominciare a pensarci il prima possibile. Al già abbastanza ampio ventaglio di offerte di protezione e coperture assicurative presenti sul mercato, da qualche anno si è aggiunta una particolare polizza denominata Long Term Care, opportunamente studiata per far fronte ai problemi di non autosufficienza che affliggono le persone anziane. Questa particolare forma di protezione, in realtà ancora poco diffusa in Italia, andrebbe presa in maggiore considerazione. Come riferiscono ormai tutte le statistiche demografiche la vita media della popolazione mondiale, ed italiana in particolare, si allunga anno dopo anno e le esigenze di cura ed assistenza di un soggetto non autosufficiente sono molteplici. Da non sottovalutare, inoltre, che nei prossimi decenni le famiglie saranno sempre meno numerose con nuclei familiari composti da due o addirittura da un solo membro. Chi si prenderà cura di queste persone quando, giunti a una certa età, a causa di un banale infortunio o di una malattia, non saranno più autosufficienti? Sono domande da porsi anche a trent’anni, in quanto la soluzione esiste ed è proprio la polizza Long Term Care. Inoltre, l’aumento della vita media coniugato al basso tasso di natalità registrato in Italia sono fattori che creano scompensi nel sistema pensionistico e sono fonte di un elevato costo a carico dello Stato. Proprio per contenere questa ingente spesa sociale la Long Term Care diviene, in certo senso, una forma di “ammortizzatore sociale” finanziato dal privato ed in parte sostenuto dallo Stato con il beneficio fiscale della detrazione dall’imposta di reddito».

Come funzionano le polizze Long Term Care?
«La Long Term Care prevede, solitamente, che a fronte del pagamento di un premio venga concessa una garanzia per il rischio di perdita dell’autosufficienza. Per quanto attiene alla condizione di non autosufficienza, la Long Term Care ne determina lo status qualora il soggetto assicurato dovesse perdere la capacità di svolgere, autonomamente, le principali attività elementari della vita quotidiana: deambulare, nutrirsi, lavarsi e vestirsi. Di norma le polizze Long Term Care possono essere sottoscritte da soggetti che non hanno compiuto i sessantacinque anni di età e che le stesse possono essere “temporanee”, e quindi avere una scadenza, oppure a “vita intera”. È chiaro che qualora l’assicurato optasse per la polizza “temporanea”, la perdita dell’autosufficienza sarà coperta solo se sopraggiunta durante la vigenza contrattuale. La copertura Long Term Care prevede un periodo di carenza, ovvero un periodo durante il quale la garanzia non è operante, solitamente dodici mesi, che intercorre fra la data di sottoscrizione della polizza ed il periodo in cui si attesta la perdita di autosufficienza. Per i casi di perdita di autosufficienza dipendente da particolari patologie che attaccano il sistema cerebrale e nervoso quali il morbo di Alzheimer ed il morbo di Parkinson, il periodo di carenza è di norma di trentasei mesi. Dal punto di vista fiscale, le polizze Long Term Care prevedono la detrazione dall’imposta sul reddito (Irpef) nella misura del 19% del premio versato, fino ad un massimo di € 1.291,14. In più, la rendita corrisposta dalle società di assicurazione non è soggetta a tassazione poiché le rendite percepite in caso di perdita dell’autosufficienza godono del beneficio dell’esenzione totale dall’imposizione fiscale».

Come scegliere la polizza giusta?
«È possibile scegliere la copertura assicurativa più adatta alle proprie esigenze. Solitamente ci sono due tipi di copertura Long Term Care, una è ad accumulazione e l’altra è a ripartizione, ma ogni contratto va letto con attenzione per capire che cosa prevede esattamente. La polizza “ad accumulazione”, come dice lo stesso termine, permette di accumulare un piccolo capitale nel corso degli anni. Al verificarsi dell’evento la compagnia attingerà da questo tesoretto per pagare un capitale una tantum oppure una somma prefissata per tutto il periodo nel quale si verifica la condizione di non autosufficienza che può durare anche per tutto il resto della vita. Naturalmente questo assegno riuscirà a coprire solo parte delle spese da affrontare e ovviamente la rendita sarà in funzione di quanto versato negli anni. In genere la compagnia di assicurazione cerca di costruire un’indennità fra i 500 e i 3.000 euro al mese. Una somma che può essere utilizzata per pagare parte della retta della casa di riposo o per la badante. Questa formula conviene a chi è più giovane e ha più tempo per costruire il capitale e quindi, se non si vuole pagare un premio eccessivamente elevato, si deve cominciare a risparmiare in età non avanzata. Le polizze a ripartizione invece prevedono un premio annuo, e quindi nessun accumulo, che servirà a coprire l’eventuale caso di non autosufficienza soltanto in quell’anno».