Avv. Andrea Lo Castro
Avv. Andrea Lo Castro

È finito in manette con la pesante accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, intestazione fittizia di beni e concorso in riciclaggio ma si difende e ha scelto di rispondere alle domande del Giudice per le indagini preliminari l’avvocato Andrea Lo Castro, arrestato mercoledì scorso nel blitz “Beta” su mafia e colletti bianchi a Messina, operazione condotta dai Carabinieri del Ros e della Dda di Messina. Gli viene contestata l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Lo Castro è un legale molto noto negli ambienti messinesi per aver seguito importanti procedimenti con incarichi sia nell’imprenditoria ma anche da enti pubblici, in particolare dall’ex Provincia di Messina.

Curriculum di prestigio. È autore di varie pubblicazioni ed è stato cofondatore della rivista Giurisprudenza Amministrativa Europea, della quale è stato direttore sin dalla sua fondazione. Ha collaborato per diversi anni quale membro del comitato direttivo alla redazione della rivista Giurisprudenza Amministrativa Siciliana. È stato esperto della Provincia Regionale di Messina e di vari Comuni siciliani e membro coordinatore del Collegio di difesa del Comune di Messina. Inoltre, Lo Castro è stato membro, e per anni anche presidente, del Collegio di difesa della Provincia Regionale di Messina, e coordinatore per anni del Collegio di Difesa del Comune di Messina. È stato anche consulente della Giunta per le Elezioni del Senato della Repubblica ed ha collaborato con la Accademia Nazionale della Politica.

Ex legale di TaoArte. Negli anni scorsi, l’avvocato Lo Castro è stato anche il legale che si è occupato di importanti vicende per Taormina Arte ed il Comune di Taormina. Membro del collegio di difesa dell’allora Provincia. Lo Castro è in particolare il professionista al quale il Comune di Taormina con delibera n.14 dell’08/02/2010 diede a suo tempo incarico-consulenza per la predisposizione dello statuto della Costituenda Fondazione Taormina Arte. La proposta di Statuto (dalla quale veniva esclusa la Regione), per altro, venne poi respinta dall’Avvocatura dello Stato. In quel caso l’avvocatura Distrettuale dello Stato ritenne le delibere esitate dalle Giunte della Provincia regionale di Messina, e dei Comuni di Taormina e di Messina, “inidonee a trasformare il comitato Taormina Arte in Fondazione, per violazione dell’articolo 35 della legge regionale n. 2 del 2002 e successive modifiche” e quindi ritenne i richiedenti “non legittimati a chiedere l’iscrizione della Fondazione nel registro delle persone giuridiche tenuto dalla Prefettura” e pertanto – si dispose – “la relativa istanza va rigettata”.

L’operazione Beta. Lo Castro è stato arrestato nell’ambito dell’Operazione Beta che ha portato all’arresto di 29 persone. Davanti al Gip ha respinto in modo deciso tutte le accuse mosse nei suoi confronti e ha difeso il suo operato, ha fornito la propria versione dei fatti. Il confronto, al quale hanno preso parte anche i magistrati titolari dell’inchiesta, è andato avanti per oltre due ore. «L’avvocato Lo Castro – ha evidenziato il suo difensore, avvocato Nino Favazzo – ha risposto alle domande del Gip e dei Pm, fornendo una diversa chiave di lettura dei fatti che gli vengono addebitati, richiamando, a sostegno delle proprie affermazioni, in maniera puntale e lucida, il contenuto di documenti ed atti pubblici. Già nella giornata di lunedì produrrò al Pm ed al Gip gli atti richiamati nel corso dell’interrogatorio di garanzia, alcuni dei quali già in quella sede esibiti, richiedendo, all’esito del loro esame e delle dichiarazioni rese dall’indagato, la rivalutazione del quadro indiziario fin qui ritenuto sussistente».

Il quadro indiziario e la difesa. A Lo Castro, in sostanza, è stato contestato, senza essere organicamente partecipe, che “traendone vantaggi” avrebbe “contribuito al perseguimento degli scopi dell’associazione di tipo mafioso promossa e diretta dai Romeo, collegata al clan Santapaola-Ercolano di Catania”. Avrebbe cioè intestato a proprio nome un appartamento nel complesso Nuovo Parnaso in realtà comprato con i soldi di un altro degli arrestati nell’Operazione Beta, Vincenzo Romeo, e di averlo coadiuvato in operazioni finanziarie irregolari, nell’ambito del crack della Demoter di Carlo Borella e le imprese collegate, per consentire al nipote di Nitto Santapaola di recuperare le somme investite nelle imprese. Tutto ciò sapendo, sostiene sempre la Procura, qual era la reale caratura di Romeo. Accuse che vengono seccamente respinte dal legale di Lo Castro, l’avv. Favazzo che si è detto fiducioso di poter chiarire tutto quanto viene mosso nei confronti del proprio assistito e dunque l’estraneità ai fatti contestati dalla Procura.

Il confronto con il Gip. Come detto, si è già tenuto il faccia a faccia tra l’arrestato ed il gip Salvatore Mastroeni, il quale ha firmato l’ordinanza di applicazione di misure cautelari personali. E nel corso dell’interrogatorio di garanzia, l’avvocato Lo Castro non si è sottratto al confronto col giudice. «Per oltre due ore – continua l’avv. Favazzo – il mio assistito – ha risposto alle domande del Gip e dei Pm, fornendo una diversa chiave di lettura dei fatti che gli vengono addebitati, richiamando, a sostegno delle proprie affermazioni, in maniera puntale e lucida, il contenuto di documenti ed atti pubblici». Su Lo Castro si andrà, insomma, ad accertare se abbia fondatezza o meno il quadro indiziario secondo il quale avrebbe messo a disposizione la proprie conoscenze e competenze per consentire il riciclaggio di denaro proveniente da reati, la falsa intestazione di beni e l’elaborazione di strategie per la sottrazione, in frode ai creditori, della garanzia patrimoniale sulle obbligazioni, prestandosi in prima persona anche a fungere da prestanome per l’intestazione di beni. Hanno scelto, infine, almeno per adesso la strada del silenzio le altre persone rimaste coinvolte nell’Operazione “Beta”.

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