Migranti

Come prevedibile, rapportando il caso al più generale contesto italiano, le posizioni sul tema si sono subito polarizzate. Da un lato, i più, coloro che, adducendo diverse motivazioni, negano categoricamente che Taormina sia in grado o adatta ad ospitare queste persone. Dall’altro, i restanti, coloro che vorrebbero aprire le porte della città all’accoglienza. Per la rubrica Millennials, abbiamo cercato di isolarci dal frastuono roboante delle dichiarazioni politiche e di categoria. Le prime perseguono un chiaro interesse strumentale rappresentato dal consenso, le seconde invece mirano a tutelare interessi economici di categoria. È per questo che abbiamo voluto bypassare questi filtri e chiedere direttamente alle persone, ai giovani in particolare, cosa ne pensano sull’argomento. Di seguito i pareri raccolti.

Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei. Chi sono queste 38 persone? La domanda se la pone Ruben chiedendosi in che modo si possano esprimere dei giudizi o scatenare sordide paure senza ascoltare, senza essere informati sulle storie di chi al momento rimane un pallido punto interrogativo. Siamo di fronte ad un gruppo di rifugiati? O si tratta di meri migranti economici in attesa di essere rimpatriati? O ancora, è stata accertata in maniera inequivocabile la loro identità? Lasciarsi condizionare da sentimenti umani e comprensibili come la paura per ciò che non si conosce è facile. Più difficile l’esprimere un giudizio compiuto basato su informazioni certe ed approfondite. Da questo punto di vista, grava sulle spalle delle istituzioni l’obbligo di informare, il dovere di mettere i cittadini in grado di esprimere opinioni fondate e di senso compiuto senza speculare sui loro timori.

Il Dubbio sulle infrastrutture. Un altro nodo gordiano è certamente rappresentato dalla presunta capacità di Taormina ad accogliere in maniera dignitosa certe persone. In mezzo al furore ideologico di chi si apostrofa, a seconda delle reciproche posizioni, come “razzista” o “buonista” o di chi afferma “se li volete, prendeteveli a casa vostra”, è difficile trovare un baricentro. La retorica di chi afferma “ospitateli nelle vostre case” è palesemente demagogica. Il punto, lo sottolinea anche Fabiana, non è semplicemente trovare un tetto a queste persone. Il punto è essere o non essere in grado di fornire a questi migranti una serie di servizi fondamentali, che un singolo cittadino non potrebbe mai assicurargli “ospitandoli in casa sua”, volente o nolente, quali ad esempio servizi di mediazione culturale, assistenza psicologica, un servizio di refezione dignitoso ed un percorso formativo di inserimento all’interno del tessuto locale. Date queste premesse, continua Fabiana, sembra difficile che Taormina abbia le risorse adeguate per adempiere a tali obblighi.

Il Tema dell’eguaglianza. Con lo stile diretto e senza fronzoli che lo contraddistingue, Fabrizio afferma di essere per l’accoglienza, senza se e senza ma. Il diritto all’eguaglianza tra esseri umani, a prescindere dal colore della pelle o dal sistema culturale di riferimento, è il principio più rilevante in questo contesto. Esso è tutelato anche all’articolo 3 della nostra Carta Costituzionale senza dimenticare l’altrettanto importante diritto all’accoglienza di chi si trova oggetto di persecuzioni di qualsiasi natura (ammesso che sia questo il caso), sancito anche sul piano internazionale con la Direttiva Europea 2013/33/UE e con L’art. 14 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948.

Accoglienza e Turismo. L’opinione secondo cui l’economia turistica di Taormina sarebbe danneggiata in caso di arrivo dei 38 migranti non trova terreno molto fertile nei pareri dei ragazzi che ho ascoltato. Sarà per l’utilizzo di paroloni come “invasione” o sarà per la vicina esperienza di Giardini Naxos dove, all’interno di un istituto privato, sono già ospitati con risultati positivi un gruppo di minori extracomunitari, ma la suddetta posizione risulta essere poco credibile, più una scusa garbata a supporto di un “No, grazie” che un’affermazione autorevole.

Le richieste dei Millennials. Al netto di allarmismi e pregiudizi ideologici, l’invito che emerge da questa chiacchierata con alcuni giovani del territorio è quello di affrontare l’argomento con maggiore sobrietà da parte delle istituzioni, approfondendo le tematiche senza cercare di speculare sui timori della gente per raccattare qualche facile consenso in più e ottemperando al dovere morale di informare, in maniera trasparente e completa, l’opinione pubblica.

© Riproduzione Riservata

Commenti