Rosario Crocetta non si rassegna alla dipartita politica che incombe inesorabile e rilancia ancora una volta la sua corsa alle Regionali di novembre, sfidando apertamente il Pd, Renzi, Roma, Milano e la sinistra che gli ha sbarrato la strada per la ricandidatura. Sull’orlo del precipizio, nel baratro politico di una catastrofica legislatura che volge al capolinea, il Governatore non ne vuole sapere di fare un passo indietro e per questo ha scelto di diffondere un videomessaggio in cui arringa sul tema populistico dell’autonomia (che in questa isola è rimasta pura utopia) e dell’orgoglio siciliano. «Basta con gli attacchi alla Sicilia. Se i siciliani guardano le emittenti e la stampa nazionali, vedono una Sicilia che non riscontrano nella realtà. Se per esempio in un ospedale di Parma o di Milano si scopre qualcuno che fa interventi inutili per danneggiare la gente, lì non c’è la malasanità. Se invece succede un episodio in un ospedale siciliano, allora si tratta di malasanità», afferma Crocetta.

La sfida a Roma. «Eppure questa Sicilia, in questi anni – aggiunge – è andata avanti sulla sanità e siamo all’ottavo posto in Italia per i livelli essenziali di assistenza, mentre nel 2012 eravamo al penultimo posto. Riguardo i fondi europei, non è vero che non si spendono, era vero ma non lo è più. Oggi i fondi europei si spendono e l’anno scorso abbiamo fatto le migliori performance in Italia. Il pil in Sicilia decresce, dice qualcuno, prendendo ad esempio i dati dal 2009 ad oggi, dimenticando che dal 2007 al 2013 abbiamo perso 14 punti e che noi negli ultimi due anni e mezzo siamo i primi in Italia per pil, crescendo il doppio della media nazionale, più della Lombardia. Abbiamo tanti problemi – conclude il presidente della Regione – ma sono i problemi del passato creati da quelle classi dirigenti, i vecchi uomini, che parlano oggi, riferendosi al passato, di una Sicilia dei miracoli, fantastica, in ordine…». E ancora: «Sicuramente non saranno quelli di Milano, che in Sicilia hanno fatto affari con gli appalti, con la sanità, con le Consip, a decidere il futuro della Sicilia. Non saranno neppure i politici di Roma a decidere. Il nuovo presidente della Regione lo decideranno i siciliani. Dobbiamo scoprire l’orgoglio di essere siciliani, dicendo che in Sicilia devono decidere i siciliani».

Adunata autonomista. Il tema sul quale si è ostinatamente soffermato a più riprese nel suo videomessaggio Crocetta è quello dell’autonomia: «L’autonomia della Sicilia – sostiene Crocetta – non piace a Roma o a Milano per un motivo molto semplice, perché la Sicilia l’hanno sempre considerata una colonia per farsi gli affari. Da quando c’è questo governo, gli affari non li fanno più». Poi l’appello finale all’adunata finale a suo sostegno: «Allora avanti tutta – aggiunge il presidente della Regione Siciliana – riscopriamo il nostro orgoglio. Abbiamo tanti problemi, ma stiamo crescendo e non vogliamo tornare al passato. Avanti tutti insieme, orgogliosi di essere siciliani, sapendo che noi saremo gli artefici del nostro futuro. I siciliani – conclude Crocetta – dovranno essere i protagonisti della propria libertà, è una battaglia per la dignità e per l’orgoglio. Facciamola insieme». «Indietro non si torna», arringa Crocetta e su questo come dargli torto: d’altronde chi sarebbe disposto a tornare indietro di quattro anni e a rivotarlo come nel 2012? Errare è umano, perseverare in certi casi è come simpatizzare per la Neuro.

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