La giovane Giunta del neo eletto sindaco di Santa Teresa di Riva Danilo Lo Giudice
La "giovane" Giunta del neo eletto sindaco di Santa Teresa di Riva Danilo Lo Giudice

In queste settimane quando a Taormina si parla di Santa Teresa di Riva l’equazione politica richiama subito il nome dell’ex sindaco santateresino Cateno De Luca, e ci si divide tra chi lo invoca e chi lo allontana, tra chi lo vorrebbe sindaco da queste parti per dare una spallata alla politica taorminese e chi invece non ha dubbi nel bollarlo come l’invasore da scacciare via senza pietà come già fu nel 2008 per Carmelo Briguglio. Sarà poi la campagna elettorale e il giudizio popolare a decretare questo genere di eventuali verdetti. Certo è che a Santa Teresa di Riva è in atto, anzi si è già compiuto, un fenomeno politico, sociale e culturale che merita una riflessione seria e attenta. E questa riflessione va ben oltre qualsiasi discorso legato al dilemma antropologico delle simpatie o antipatie sullo straniero De Luca.

I numeri della politica a Santa Teresa. Le elezioni dell’11 giugno hanno portato, infatti, a Santa Teresa all’elezione plebiscitaria di un sindaco di 31 anni, Danilo Lo Giudice, che raccoglie l’eredità del suo mentore (45enne) De Luca ne porta avanti in modo ancor più marcato la linea verde con una Giunta di età media di 33 anni che sarà formata da Annalisa Miano, Gianmardo Lombardo, Ernesto Sigillo e Domenico Trimarchi, che hanno rispettivamente 35, 37, 32 e 31 anni. Lo Giudice, incoronato a 31 anni con 4.251 preferenze, nella stessa città ha avuto un predecessore ancor più giovane un secolo fa, in Michele Crisafulli Mondio, eletto sempre a Santa Teresa di Riva a 26 anni nel 1907. Attualmente Lo Giudice è anche il sindaco più giovane di tutta la provincia di Messina e il secondo in Sicilia. Lo Giudice era già stato, inoltre, tra i consiglieri più giovani, eletto nel 2007 all’età di 22 anni. L’attuale vicesindaco, 35 enne, Annalisa Miano, è stata eletta con 1043 voti ed è così risultata la consigliera più votata delle Amministrative e di tutta la storia santateresina. L’età media dei 12 consiglieri comunali di maggioranza e di minoranza a Santa Teresa è di circa 40 anni. Il Consiglio comunale risulta rinnovato per 11 componenti dei 12 eletti. Anche tra i consiglieri di minoranza, per la seconda volta tra i banchi dell’opposizione siederà una donna, Lucia Sansone, che è anche la più giovane, con solo 27 anni, consigliera eletta in questa tornata elettorale, ma anche nella storia santateresina.

Altre storie di new age politica. E come a Santa Teresa quella stessa voglia di scommettere sui giovani l’hanno avuta altri Comuni del messinese: a Fiumedinisi, dove l’età media della nuova Giunta è di 33 anni, a Francavilla di Sicilia dove adesso c’è un Esecutivo dell’età media di 37 anni e a Pagliara di 38 anni.

L’età della politica a Taormina. Non è il caso di fare un raffronto anagrafico con Taormina perché la differenza sarebbe talmente abissale e impietosa che, in sostanza, basterebbero due minuti per fare i calcoli e troveremmo soltanto 4 consiglieri comunali su 20 (2 donne e 2 uomini) in una fascia d’età compresa fra i 36 anni, 40 anni e 43 anni. Il resto è tutta una classe politica che va dai 50 anni a salire e una Giunta comunale dove i numeri, non quelli da giocare al lotto ma dell’anagrafe degli amministratori, sono 66, 61, 62, 65, 59. Ciò denota l’assenza totale di un ricambio generazionale, la latitanza o apatia – a seconda dei punti di vista – delle nuove leve al cospetto delle scelte che riguardano il loro futuro. Sia chiaro che non è che a 50 anni o a 60 anni si debba smettere di fare politica per andare in pensione, e ben venga anzi l’apporto di chi mette la propria esperienza al servizio della cosa pubblica qualche volta anche con una passione superiore ai giovani stessi.

I due punti di vista. Il vero problema è che a Taormina i giovani di oggi sono una presenza impalpabile, non si interessano al loro avvenire e lo vivono non da protagonisti ma da spettatori, quasi con rassegnazione perché l’unico bivio possibile è fare il cameriere in estate o andare via e non c’è nient’altro da fare o in cui sperare. I giovani taorminesi di oggi non sono arbitri e padroni del proprio destino e in troppi casi non riescono a comprendere che il disprezzo e il disinteresse per la politica stessa non basta e non paga, non serve ed è un vicolo cieco che non porta da nessuna parte. In parte è colpa loro, forse ancor più è colpa anche di contesti come quello familiare che non incoraggiano ad avere il carattere di opporsi e gettare il cuore oltre l’ostacolo di questo deludente stato di cose e anestetizzano l’entusiasmo dei loro figli nel perimetro già tracciato di un presente sui libri e di un domani con la valigia in mano. A Santa Teresa quel sentimento di indignazione e preoccupazione, quella dimensione del non contare nulla, i giovani lo hanno dominato e trasformato invece in un senso concreto di partecipazione attiva: l’hanno reso forza propulsiva per scendere in campo e prendersi il governo del territorio. Lo hanno voluto e ci sono riusciti. A Taormina ci si è rassegnati da troppo tempo alla tiritera del “qui non cambierà mai niente”, “qui non c’è futuro”, “tanto dovrò andarmene altrove”.

Da Garipoli al G7. È del tutto evidente che Taormina si sia fermata all’era Garipoli e che da lì in poi sia stato un lento declino al quale la macchina del tempo ha regalato soltanto un’effimera frenata nei giorni del G7. La parentesi dei sette grandi – pur con i soliti distinguo del taorminese che per indole si lamenterà sempre e comunque – ha consentito di nuovo a Taormina e ai taorminesi di gonfiarsi il petto, in quella favola di maggio tutto è tornato bello e splendente perché di fronte al mondo non poteva essere altrimenti e non si doveva sfigurare: poi, il giorno dopo, il brusco (prevedibile) risveglio e Taormina è tornata ad immergersi nella Via Crucis del liberi tutti. La solita politica modesta, distratta e superficiale, in alcuni casi ha svelato persino qualche scriteriata spregiudicatezza. In altri casi ha mostrato il silenzio assordante degli amministratori rimasti a braccia conserte al cospetto di corvi e gatti neri e che non hanno opposto nessuna difesa della città al cospetto dei deliri di onnipotenza di santoni che sguazzano nell’universo salottiero e di mercenari stagionati della comunicazione moralista.

Indignazione virtuale. In tutto questo, i giovani a Taormina che fanno? Da anni e decenni non se ne vedono sulla scena politica locale, non si ricordano parabole di discese in campo a lieto fine e i pochi che ci hanno anche provato non sono andati oltre qualche esperienza fugace in Consiglio, non ci hanno creduto abbastanza o più semplicemente non sono riusciti a far presa sulla gente per imporsi né a crearsi attorno un’aria popolare di consenso. Gli altri, la quasi totalità, scorazzano liberi per le strade con lo scooter, fanno l’aperitivo spensierati, se ne vanno al pub, si concentrano sulla vacanza invernale, si sfogano sui social network, e poi? E poi niente, rimane solo il web, valvola si sfogo tanto irresistibile quanto sterile per sbandierare ai quattro venti che la stradina ha le buche, lì c’è la spazzatura, là c’è il caos viario e Tizio ha dichiarato quello e Caio ha fatto quell’altra cosa. È la gran cassa del differenziarsi con fierezza dalla politica che fa schifo ed è inquinata da ricerca di potere e bramosia altrui di privilegi particolaristici. E questa disapprovazione giovanile, alla fine, a cosa porta? Tutto al più a partecipare ogni cinque anni a qualche mese di campagna elettorale con il ruolo di attori non protagonisti, comparse utili per fare da (inutili) “porta acqua” al politico navigato di turno che prenderà il solito centello con tanti saluti alla gioventù taorminese.

Coraggio non alieno. Si potrebbe dire tanto altro ma la morale della favola è che a Santa Teresa di Riva, come a Fiumedinisi, a Pagliari o Francavilla di Sicilia, non sono scesi improvvisamente gli alieni da Marte per illuminare i giovani: lì le nuove generazioni hanno semplicemente preso coscienza e coraggio che il proprio domani non può essere demandato in eterno ad altri e si è compiuta una rivoluzione culturale, ancor prima che politica, degna di tutto rispetto e di ammirazione. Non è una bestemmia ammetterlo e anche se a Taormina ci si pone spesso con approccio baronale rispetto ai centri dell’hinterland ionico, il presente altrui racconta storie, come questo trionfo dei giovani, che non possono essere ignorate o minimizzate.

Il bivio taorminese. A Taormina, realisticamente, si fa fatica a intravedere di questi tempi giovani vicini alla politica o qualche volto nuovo con le idee chiare e con le spalle larghe, pronto per fare quella piccola grande rivoluzione, ma c’è da augurarsi che presto o tardi i giovani comprendano almeno una cosa essenziale: che la logica del disinteressarsi oggi per poi andarsene altrove domani non sarà mai una conquista ma solo una sconfitta. Il destino della propria terra e della propria vita non sono una partita che va lasciata giocare ad altri. La sfida più difficile ma talvolta ineludibile che possa esistere è quella di contribuire a creare qualcosa in cui il sogno di un singolo possa vivere e alimentarsi per contribuire ad affermare quelli di una comunità.

© Riproduzione Riservata

Commenti