Mario D'Agostino ed Eligio Giardina
Mario D'Agostino ed Eligio Giardina

Il vicesindaco Mario D’Agostino che si dimette il 5 giugno, lo scambio di frecciate sulle mostre di Palazzo Corvaja tra il sindaco Eligio Giardina («Le mostre? Ero impegnato con il G7, ho demandato tutto al mio vice») e lo stesso D’Agostino («Specificazioni troppo “col contagocce” da parte di questa Amministrazione»). Alta tensione che evoca un patto politico tra le elezioni del 2013 e quelle che verranno nel 2018, poi un comunicato di Giardina che riapre a D’Agostino e ne fa un plauso all’operato e al sostegno datogli a partire dalle elezioni del 2013 e infine il sindaco che ribadisce, a margine della nomina di Raneri, che la prima nomina era il “rientro di D’Agostino”. È accaduto, insomma, tutto e il contrario di tutto nell’arco, insomma, di una ventina di giorni a Palazzo dei Giurati, compresa la smentita del sindaco sul presunto accordo di desistenza sulla propria ricandidatura per il 2018 che sarebbe stato a suo tempo concordato con D’Agostino quando l’esponente del Pdr fece un passo indietro sulla propria candidatura a sindaco per sostenere Giardina.

La nomina di Raneri. L’intesa sulla nomina di Andrea Raneri non ha spento il fuoco sotto la cenere, ne ha anestetizzato forse il profumo immediato di resa dei conti, tra il desiderio di ricandidatura a sindaco di Giardina e la voglia di candidarsi a sindaco di D’Agostino. La partita (politica) è a scacchi, con il primo che punterà a riproporsi per la conferma a sindaco nella convinzione di poter avere ancora i numeri per competere, l’altro che non desisterà dall’intenzione di convincere il primo inquilino di Palazzo dei Giurati a fare un passo indietro sulla propria nomination e a ricambiare il patto del 2013.

La strategia di D’Agostino. Il Pdr-Sicilia Futura, ed in particolare l’on. Beppe Picciolo pare decisamente puntare sulla candidatura di D’Agostino, con la strategia ipotizzata che sarebbe in sostanza quella di far rimanere D’Agostino fuori dalla fase finale della legislatura (e anche da qui il rifiuto al rientro in Giunta), spegnere per qualche mese i “riflettori” e così far sbollentare il clima politico di aspre critiche abbattutesi di recente su D’Agostino, con riferimento in particolare alle vicende ancora in piena evoluzione delle mostre di Palazzo Corvaja. Far calmare le acque e far placare la bufera con le dimissioni del 5 giugno scorso per poi provare a lanciare la corsa alla sindacatura, trovando un punto di incontro con Giardina per convincerlo a rinunciare alla ricandidatura: il percorso è tracciato, anche se la primavera del prossimo anno resta ancora lontana e sino ad allora potrebbero ancora accadere molte cose.

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