Ernesto Fichera, presidente dell'Associazione Guide Turistiche Provincia di Messina
Ernesto Fichera, presidente dell'Associazione Guide Turistiche Provincia di Messina

«Non si tratta di razzismo, ma di semplice calcolo di opportunità». Con questa espressione, tra le righe di una lunga e dettagliata nota, anche il presidente dell’Associazione Guide Turistiche della Provincia di Messina, Ernesto Fichera comunica ufficialmente il “No” all’arrivo dei migranti nella città di Taormina. «Negli ultimi giorni – scrive Fichera – si è fatto un gran parlare dell’arrivo a Taormina di una quarantina di migranti che stante quanto dichiarato dal Sindaco Giardina, la cui accoglienza gli sarebbe stata imposta dal Prefetto per ottemperare agli obblighi di legge. Senza entrare nel merito di un complesso discorso che imporrebbe a chi legifera di tutelare in primis i cittadini e poi i profughi o presunti tali, poiché qualunque tipo di decisione di questo tipo andrebbe presa da un governo nazionale, regionale e cittadino che goda di una grande legittimazione popolare, ma sappiamo bene che così non è poiché è palese che sia il Parlamento Nazionale sia quello di Palazzo dei Normanni sono giunti da tempo immemore al capolinea. Che dire poi di Palazzo dei Giurati se non che la crisi è stata ufficializzata non appena il sindaco Eligio Giardina si è insediato. Ecco perché in un siffatto stato di cose è oggettivamente impossibile prendere delle decisioni di una tale portata senza coinvolgere la popolazione residente. Come direbbe il mio amico Eugenio Raneri: “nessuno può sentirsi Padrone del vapore”. Quando si legifera o si fanno rispettare leggi che contrastano totalmente con la volontà popolare si rischia di ricadere nel famoso lotto latino “summum Ius summa iniuria”. Lo ripeterò sino allo sfinimento non si tratta di razzismo, ma di semplice calcolo di opportunità».

Le ragioni del no. «La Sicilia è stata da sempre la terra dell’accoglienza, ma in questo delicatissimo momento, in cui la Città di Taormina e gli operatori commerciali stanno tentando di uscire dalla crisi dovuta in parte alla delicata situazione internazionale ed anche alle tante cancellazione connesse al vertice G7 non si può davvero pensare di potersi permettere un danno d’immagine che inevitabilmente avrà delle ulteriori ripercussioni negative sui già delicati equilibri economici cittadini. L’Amministrazione Giardina d’altro canto ha dimostrato in più occasioni di non sapere gestire neanche l’ordinaria amministrazione e pertanto come pensa di gestire questa quarantina di persone, che poi inevitabilmente saranno un numero destinato a crescere. Sono talmente tanti gli esempi di incapacità amministrativa che sarebbe necessario un intero volume della Treccani per disquisirne, ma per ragioni di brevità ne ricorderò solo qualcuno: il problema della raccolta dei rifiuti e la mancata attivazione di una seria raccolta differenziata, la viabilità, la sonora bocciatura da parte della Corte dei Conti, che a sezione riunite con la sentenza n. 17 del 2017 ha ribadito l’inattuabilità del piano di riequilibrio proposto da questa amministrazione nel 2015 e che praticamente sottolinea il fatto che sul Comune di Taormina aleggia lo spettro del dissesto finanziario».

L’esempio di Palazzo Corvaja. «E non ultima – prosegue Fichera – c’è la vicenda della plurima concessione delle sale di Palazzo Corvaja a due diverse società nel medesimo periodo per delle esposizioni di quadri che ha portato il Tar di Catania ad esprimersi in modo sfavorevole nei confronti dell’Amministrazione cittadina e che nei giorni scorsi aveva inoltre costretto alle dimissioni l’assessore comunale alla Cultura nonché vicesindaco Mario D’Agostino. Ciò non fa altro che appalesare ciò che comunque era da tempo sotto gli occhi di tutti e pertanto è davvero “scollegato dalla realtà” chiunque pensi di ricandidarsi per un secondo mandato se ha fatto parte o ha dato manforte a questa Amministrazione».

Impegni disattesi. «Questa Amministrazione ha disatteso tutti gli impegni presi con i cittadini in campagna elettorale e pertanto il sindaco dovrebbe trarne le conseguenze e rassegnare il mandato. Come direbbe il vicepresidente del consiglio comunale Vittorio Sabato: “pacta servanda sunt”, ma quali patti ha rispettato il sindaco? Né quelli con la coalizione che lo sosteneva né tanto meno quelli con gli elettori. Gli eliporti realizzati per portare a Taormina i protagonisti dei lavori sono l’ennesima dimostrazione, qualora ve ne fosse bisogno, di scelte logistiche errate: quello provvisorio di contrada Piano Porto è stato già smontato e quello definitivo che andava realizzato nei pressi del Presidio ospedaliero San Vincenzo e invece si trova in pieno centro abitato creando enormi disagi durante i decolli e gli atterraggi a residenti e turisti. Sottolinea giustamente il presidente dell’Associazione Albergatori di Taormina Italo Mennella: “Che senso ha far giungere i clienti in elicottero se poco dopo sono costretti a scappare via a causa del frastuono insopportabile”».

Trappitello non è un ghetto. «Il sindaco – conclude Fichera -, poco dopo l’insediamento aveva dichiarato di voler essere il “sindaco di tutti” ebbene adesso che si parla di dove collocare i migranti lo stesso ha dichiarato: “Non nel salotto buono, ma a Mastrissa o a Trappitello”. Cioè ha considerato la più popolosa ed importante frazione di Taormina, che nonostante tutto ha notevolmente contribuito alla sua elezione, una sorta di ghetto ove relegare questi sfortunati. Per non parlare poi di Mastrissa, uno dei luoghi di Taormina di maggior valenza ambientale che se è stato emarginato, la colpa va ricercata solo nella incapacità e miope visione di gestione del territorio da parte di una classe politica mediocre e priva di una qualunque visione di rilancio turistico di un angolo di mondo che più che raro va considerato unico. Il G7 ha dimostrato che un altro tipo di sviluppo del territorio è possibile a patto che vi sia il coraggio e la volontà politica di attuarlo».

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