Gianluigi Donnarumma
Gianluigi Donnarumma

È stato definito il “caso Donnarumma” ed ha catturato l’attenzione non soltanto dei tifosi del Milan ma, a quanto sembra, dell’intero universo pallonaro italiano. Chi scrive si riferisce alla trattativa tra l’A.C. Milan ed il suo portiere Gianluigi, in arte Gigio, Donnarumma, per il rinnovo del rapporto contrattuale tra le due parti che scadrà il prossimo anno. È infatti notizia di poche ore fa quella che racconta del rifiuto del giovane calciatore, secondo i più maliziosi influenzato dal vorace procuratore Mino Raiola, rispetto alla proposta di rinnovo quinquennale, a circa 5 MLN di euro l’anno, avanzata dal Milan nei suoi confronti.

Quella differenza tra sogni e ambizioni. Apriti cielo! Una ridda di commenti, intrisi d’indignazione, i più, e di cinismo, i rimanenti, è esplosa su tutti i mezzi di comunicazione. “Ma di che vi sorprendete, a quell’età bisogna essere ambiziosi, pensare alla carriera ed alle prospettive di guadagno” scrivono in molti ” E poi tutta questa indignazione nei confronti di Raiola, fa il procuratore! È il suo mestiere” dicono altri, rincarando la dose. Sarà. Eppure mi chiedo se queste generazioni credano ancora nelle favole a lieto fine. Mi chiedo se si interroghino su cosa siano i sogni. A questo proposito, temo che molti abbiano proprio smesso di sognare. Che peccato. Ma qual è, se esiste, la differenza tra sogno e ambizione? A me appare chiaro, in verità, che un sogno rappresenti il compimento di un desiderio unico, irripetibile, cristallino, ed in quanto tale di difficile realizzazione. Un sogno lo puoi inseguire e difendere per una vita intera senza acciuffarlo mai. Sognare significa imboccare la via più difficile, irta di ostacoli e deviazioni, scalare un Everest di cui non si vede la cima a mani nude. Sarebbe stato un bel sogno, Gigio, vestire gli stessi colori per più di vent’anni, iscrivere il tuo nome in maniera indelebile nel cuore di migliaia di tifosi. Non avrebbe forse avuto più valore che alzare un paio di coppe in più? Non ti avrebbe forse regalato quelle emozioni uniche che un conto in banca più sostanzioso non potrebbe mai comprarti? Quel sogno è svanito in un pomeriggio di mezza estate e tu hai deciso di preferire quelle ambizioni che parlano di soldi e carriera così concrete ma anche così grigie. Hai deciso di prendere la strada più facile. A chi ha seguito questa vicenda resta allora l’amarezza per una generazione che non è più in grado di “fare bei sogni” come recita il titolo di un libro.

Lo sport e la sua missione educativa. Se sembra vero che più sale il livello della competizione sportiva e più appaiono contare denaro e potere, allora diventa tanto più necessario riscoprire e difendere il valore dello sport dilettantistico, quello praticato nella dimensione locale. Se esistono ancora eroi e bandiere nello sport, questi sono certamente rappresentati dai tanti educatori che, spesso a titolo gratuito, operano nelle società sportive dilettantistiche per trasmettere a tanti bambini e ragazzi i valori dell’onestà, del rispetto, dell’umiltà, ed il valore dei sogni. Non bisogna andare tanto lontano con lo sguardo per trovare il buon esempio. L’anno scorso, per citarne uno, i giovanissimi regionali dell’A.S.D Giardini Naxos si sono resi protagonisti di un grandioso episodio di fair play, restituendo agli avversari un goal segnato per errore e venendo celebrati anche dalla stampa nazionale. Per tornare al titolo di questo articolo, non so se il lettore crede ancora nelle favole ma chi scrive, forse a causa di quell’inguaribile male che lo tiene inchiodato ai propri sogni, non può fare a meno di continuare a vedere un lieto fine in tutte le storie.

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