Lo scarabocchio

«La firma sul protocollo d’intesa per la mostra Unescosites non è mia». Con questa dichiarazione il sindaco di Taormina comunica di non essere stato lui a sottoscrivere con la propria firma alla pagina 3, alla voce “Il sindaco”, l’atto in cui il Comune di Taormina si è assunto degli impegni formali con la Beni Culturali Srl per l’evento “Unescosites Italian Heritage and Arts” a Taormina, a Palazzo Corvaja.

Le rivelazioni del sindaco. «Non ho mai visto quel documento e pertanto non l’ho mai firmato – afferma Giardina -. Quel protocollo d’intesa non è mai passato dalle mie mani. Che quella firma apposta sulla voce “Il sindaco” non sia mia d’altronde si evince anche da una relazione fatta dalla segretaria generale del Comune: la risposta a chi mi chiede se quella firma sia del sottoscritto è già nella nota della dott.ssa Rossana Carrubba, nella quale si fa una corretta ricostruzione dei fatti. Va anche detto che nella concessione non c’è il timbro del Comune». «La firma del sindaco – aggiunge Giardina – non è delegabile. Può essere apposta in sostituzione del sindaco soltanto se è fuori sede, quindi soltanto se fossi stato fuori Taormina in quel frangente o per una questione di particolare rilevanza che richiede di essere sottoscritta con immediatezza». «La verità – continua il primo cittadino – è che Taormina non esce bene da questa vicenda della polemica sulle mostre, che sta macchiando quanto di buono è stato invece fatto con il G7. Si sta, oltretutto, innescando un contenzioso che adesso cercherò in ogni modo di evitare». Giardina ha inoltre detto: «Riconosco la legittimità della delibera di Giunta del 18 novembre 2016 con la quale venne concesso Palazzo Corvaja alla mostra di Van Gogh».

Clausula di salvaguardia. «Una cosa deve essere ben chiara – conclude Giardina – e cioè che da questo momento disporrò l’attivazione per ogni concessione di palazzi e immobili comunali l’attivazione di una clausula di salvaguardia, che consentirà al Comune di rescindere gli accordi in qualsiasi momento e a prescindere dalle motivazioni. Chi ci vuole stare ci starà, chi non sarà d’accordo non avrà alcuna concessione. La Città di Taormina non può e non deve più trovarsi al centro di vicende del genere, tanto più dopo un momento importante e positivo come quello del G7. Adesso bisognerà valutare ed accertare se è stato fatto un danno al Comune di Taormina».

L’odg di Raneri. Le parole di Giardina confermano, insomma, la tesi dello “scarabocchio”, che era stata proposta in Consiglio comunale il 12 maggio scorso dal consigliere Eugenio Raneri, nell’ordine del giorno approvato dall’assemblea “finalizzato all’adozione di un Regolamento culturale per l’uso dei palazzi storici comunali adibiti a manifestazioni di carattere culturale”. «Sulle Concessioni riguardanti il Palazzo Corvaia per la mostra Unescosites e fermo restando quanto affermato già in sede consiliare – si legge nell’ordine del giorno in questione – l’esame sommario evidenzia che: l’atto concessorio risulta non assistito da delibera, non reca il giorno di stipula della convenzione, reca correzioni manuali, mancano riferimenti di protocollo e senza entrare nel merito della nullità e/o annullabilità di un negozio giuridico; “unico caso” tra quelli citati ed esaminati per il Comune non è firmato dal Responsabile di Area bensì dal Sindaco, anche se c’è da evidenziare, senza la necessità di ricorrere ad un esperto calligrafo, che lo scarabocchio apposto non è riconducibile alla firma o sigla del Sindaco; inoltre, verbali di consegna e costatazione, senza voler entrare nel merito dei contenuti, sfugge chi sia il soggetto firmatario per il concessionario».

Chi ha firmato? A questo punto andranno accertati i riflessi del caso e tra questi se sussista l’ipotesi di un danno erariale arrecato all’ente locale da chi, all’interno del Comune stesso, ha apposto quella firma. E a seguito di questa conferma data dal sindaco che la firma sul protocollo non è la sua, anche la “Beni Culturali Srl” a sua volta potrebbe trarre ulteriore spunto legale per ritenersi parte lesa ed ampliare le proprie iniziative giudiziarie già intraprese con una serie di denunce. Si vanno, insomma, aggravando i contorni di un’incredibile vicenda che si fa sempre più esplosiva. Ma l’interrogativo da chiarire, evidentemente, è uno più di qualsiasi altro: chi ha firmato al posto del sindaco di Taormina? E per quale motivo chi ha apposto quello “scarabocchio” non è ancora venuto allo scoperto assumendosi la responsabilità dei fatti e dando un chiarimento su quanto accaduto? Di certo, appare incredibile che Palazzo Corvaja sia stato concesso nello stesso periodo e nel medesimo spazio per due mostre differenti a due società diverse. Sia la Beni Culturali Srl che la Bicubo Srl, dai rispettivi punti di vista e a tutela delle proprie posizioni, stanno già procedendo per le vie legali e il Comune si ritrova nel calderone di un contenzioso che rischia di farsi pesantissimo con delle richieste di centinaia di migliaia di euro. Sarà la magistratura a far luce sui fatti e sulla questione della firma che prefigura scenari che potrebbero andare oltre la sfera amministrativa.

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