Carla Santoro, dirigente Istituto Comprensivo 1 Taormina
Carla Santoro, dirigente Istituto Comprensivo 1 Taormina

È tempo di spettacoli di fine anno alla scuola Ugo Foscolo di Taormina. Gli alunni delle quinte classi hanno messo in scena, lo scorso giovedì nell’aula magna “Ghumbert” dell’istituto, “Le Metamorfosi di Ovidio e Apuleio” con la regia di Anna Maria Raccuja e la scenografia di Ludovico Costa e Patrizia Materia. Mito, poesia e storia si intrecciano nella rappresentazione teatrale curata da Anna Maria Raccuja che ha rivisitato in chiave “pedagogica” i testi di Ovidio e Apuleio. A preparare i ragazzi sono state le insegnanti Elsa Muscolino, Maria Catena Silvestro, Irene Randazzo, Esposito Lucia, Composto Giuseppe, Tiziana Carpo e Viviana Barone. Ancora una volta la dirigente dell’Istituto Comprensivo 1 di Taormina, la prof. Carla Santoro, è riuscita a trasformare l’impegno dei ragazzi, delle famiglie e degli insegnanti in fatti concreti: apprendimento e divertimento rendono la scuola di Taormina sempre in prima linea nell’offerta educativa.

Le metamorfosi. Come è facile immaginare dal richiamo a Ovidio, l’opera teatrale ruota intorno al concetto di mutamento. Nessun essere animato è mai identico a sé stesso, tutto si trasforma: uomini, creature, ninfe e divinità in piante, animali, cose animate e inanimate. «Sono stati raccontati i miti in cui l’uomo e la natura sono i protagonisti di un processo in continua trasformazione. Nonostante queste opere possano sembrare lontane dal loro linguaggio e dai loro interessi dei giovani abbiamo avuto modo di scoprire insieme ai ragazzi della Ugo Foscolo di quanto siano invece universali i valori veicolati dai classici». Ne abbiamo parlato con la regista e attrice taorminese, Anna Maria Raccuja.

Perché la scelta è ricaduta sui testi classici di Ovidio e Apuleio?
«Nelle Metamorfosi si possono leggere alcune delle più belle favole dell’antichità. Sono stati raccontati i miti in cui l’uomo e la natura sono i protagonisti di un processo in continua trasformazione, ma allo stesso tempo è stato anche affrontato il tema dell’amore. Amori spesso impossibili o non corrisposti come quello del dio Apollo per la ninfa Dafne, che per fuggire dal suo inseguimento chiede al padre di trasformarla in una pianta. L’amore di Eco per Narciso, la quale si consumò di dolore per il suo rifiuto e di lei rimase solo il suono della sua voce. L’amore di Narciso per sé stesso e la sua trasformazione in un fiore. Ma l’amore è anche quello di un padre per il proprio figlio, come quello di Febonei confronti di Fetonteo e di Dedalo nei confronti di Icaro. Di Apuleio abbiamo voluto raccontare invece la meravigliosa favola di Amore e Psiche. Nonostante gli ostacoli di quanti avrebbero voluto opporsi i due innamorati riescono ad affrontare ogni tipo di difficoltà. Tra tutti è il mito che, come tutte le favole che si rispettino, non poteva non concludersi con il nostro tradizionale e famoso lieto fine “… e vissero per sempre felici e contenti”».

A ben guardare la prima grande metamorfosi è rappresentata dall’adeguamento di un testo narrativo complesso alle esigenze di una rappresentazione teatrale destinata ai ragazzi?
«Ho cercato di adattare i grandi testi classici alla loro età e al loro mondo ed ho scelto la forma del mito. Sin dalle origini l’uomo, di fronte ai fenomeni naturali e alle forze incontrastabili della natura, che tanto lo impaurivano, cercò di darsi delle spiegazioni, per capire il perché di tali fenomeni e, non potendo trovare risposte attraverso la ragione, le trovò solo grazie alla fantasia. Da qui la nascita del Mito. Nonostante esso possa sembrare lontano dal linguaggio, dagli interessi dei giovani e inattuale di fronte alla modernità, si scopre invece quanto siano universali i suoi valori. Lo scopo principale è stato quello di far rappresentare ai ragazzi, con un linguaggio semplice e ironico, le storie dei miti più significativi e simbolici della nostra cultura. Da qui la scelta di raccontare soprattutto quelli legati ai culti, alla storia e alle tradizioni della nostra regione».

La Sicilia, dunque, al centro della rappresentazione?
«La nostra isola, sin dalle origini, ha ispirato poeti e scrittori per le sue bellezze oltre che per le sue contraddizioni. Un luogo in cui la poesia incontra la storia e il Mito. Infatti l’inesauribile ricchezza culturale, le emozioni e le suggestioni che suscitano i suoi paesaggi, non potevano che ispirare autori come Ovidio. Nell’antichità gli uomini giustificarono l’alternarsi delle stagioni con il mito di Cèrere (Demetra), il cui culto è celebrato in Sicilia. Cèrere, dea della fertilità e dei raccolti, avendo perduto la figlia Proserpina (Persefone o Kore), rapita da Plutone (Ade), stava provocando morte, carestie e la distruzione dei raccolti, fino a quando non ottenne la possibilità da Zeus di riavere la figlia, solo per un breve periodo dell’anno. In quel periodo Cèrere, felice di poter riabbracciare la figlia, ridona vitalità e splendore a tutta l’isola. Nel periodo in cui, invece, ritorna nell’Ade tutto è arido e senza vita. A questo mito si intreccia anche quello di altre due importanti ninfe che danno il loro nome alle fonti simbolo della nostra terra, Ciane e Aretusa, che con il loro aiuto e il sostegno dato alla dea, contribuiscono a riportare splendore e benessere su tutta l’isola».

Foto di gruppo scolastica

Cala il sipario. Con la rappresentazione teatrale “Le Metamorfosi di Ovidio e Apuleio” cala il sipario sull’anno scolastico ma anche su un ciclo di studi per i ragazzi delle quinte classi che hanno partecipato allo spettacolo. “Tutto si trasforma nulla si distrugge” diceva Pitagora nelle Metamorfosi di Ovidio. Dopo il grande successo di pubblico ci auguriamo che lo spettacolo teatrale possa “trasformarsi” in nuove repliche e adattarsi a nuovi contesti per dare l’opportunità a chi non è riuscito a vederlo di assistere a questa originale e riuscitissima messa in scena.

© Riproduzione Riservata

Commenti