Francesco Totti
Francesco Totti

“Maledetto Tempo”, quante volte abbiamo lasciato che quest’affermazione comparisse sulle nostre labbra guardando una vecchia foto degli anni del liceo o qualsiasi altra cosa ci abbia ricordato uno dei periodi più belli della nostra vita. Non è forse il tempo il più grande nemico contro cui combattiamo quotidianamente, spesso senza neanche accorgercene? Non è forse la nostra vita un pugno di sabbia i cui granelli scivolano incessantemente dalle nostre dita per quanto forte sia la presa che cerchiamo di esercitarvi? Mi torna in mente quel grande filosofo latino che rifletteva su come ogni istante trascorso della nostra vita sia saldamente tenuto in pugno dalla morte (“cotidie mori”). È in questa prospettiva che ho assistito, qualche settimana fa, al ritiro di un grande campione quale è stato Francesco Totti, così umano nel maledire quel tempo contro cui anche noi avremo inveito almeno una volta nella nostra vita. Sembra strano, ma è proprio questo ciò di cui stiamo parlando.

“Maledetto Tempo”. Ognuno di noi, in differenti ambiti, dallo sport alla politica, non può fare a meno di eleggere dei punti di riferimento, dei marcatori temporali, lancette di un orologio che scandisce le stagioni della nostra esistenza. In un certo senso, saperli ancora al centro della scena pubblica, accompagnare i loro successi mentre cresciamo e cerchiamo di costruire i nostri, ci fa sentire più sicuri. Francesco Totti era per me una di queste figure. E quando qualcuna di queste figure esce dal cerchio della vita o smette di fare quello che ha sempre fatto e che l’ha portato alla ribalta dei riflettori, è come ricevere un pugno nello stomaco. Ci rendiamo improvvisamente conto di quanto tempo sia passato, non solo per loro, ma soprattutto per noi. Ci rendiamo conto di come quella piccola parte di universo in cui siamo cresciuti sia implosa sotto il peso delle catene del tempo, “Maledetto Tempo”. Quasi ultimo di una grande schiera di campioni, da Del Piero a Maldini, col ritiro di Totti il calcio italiano si appresta a transitare definitivamente verso una nuova era dove le bandiere vengono ammainate e dove il denaro si appresta a contare più di quanto non abbia già contato finora.

Un altro modo per fregare il tempo. È stato triste, Francè, accompagnarti con lo sguardo lungo quel tunnel buio dove la luce dei riflettori non può più penetrare. Triste come quando piansi come uno stupido sul divano al ritiro di Pippo Inzaghi e degli altri campioni del mio Milan. È normale essere spaventati da quel maledetto tempo che passa per tutti e che comprime e macina i nostri affetti, i nostri ricordi, il nostro mondo per fare posto ad una nuova realtà, a nuovi protagonisti, come il piccolo Almaviva a cui hai donato la tua fascia da capitano in quel rituale ricorrente che rappresenta la natura circolare dell’esistenza umana. Ma sai che c’è? Nonostante tutto, io penso che con gli anni, guardando negli occhi tua moglie ed i tuoi splendidi figli, troverai i motivi per ridergli in faccia a quel maledetto tempo che passa senza mai guardarsi indietro. Perché, parafrasando un noto cantautore, non c’è niente che conti più dell’amore nella vita, conosci un altro modo per fregare il tempo?

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