Cesare Capitti con la moglie Giusy Lo Re (pittrice) e il direttore di Casa Cuseni Francesco Spadaro nella dining-room progettata da Sir Frank Brangwyn a Taormina
Cesare Capitti con la moglie Giusy Lo Re (pittrice) e il direttore di Casa Cuseni Francesco Spadaro nella dining-room progettata da Sir Frank Brangwyn a Taormina

«Un luogo dentro la città che torna a rivivere riappropriandosi del suo ruolo originario, come lo era stato in quanto polo di aggregazioni e di relazioni artistiche e culturali con Robert Kitson e Dafne Phelps. Oggi in continuità con il passato, è sede di eventi culturali importanti, aperta alla città di Taormina. L’autore di “Governo del territorio e dottrina sociale della Chiesa in architettura, urbanistica, ambiente e paesaggio”, l’architetto Cesare Capitti, è tornato a Taormina per programmare la presentazione del suo ultimo libro ed ha avuto modo di visitare Casa Cuseni: «In questa dimora si materializza la memoria della città – ha detto – ed essa stessa come monumento evoca emozioni, ricordi, abitudini, consuetudini, fascino e relazioni che si sono tenute insieme come la trama di un tessuto prezioso». In un evento ancora una volta targato TaorminaToday Cesare Capitti affronterà in chiave locale i temi e gli argomenti nel suo secondo libro “La città della speranza”. In attesa della presentazione abbiamo intervistato l’esperto di restauro e recupero di Centri Storici e raccolto le sue impressioni subito dopo la visita a Casa Cuseni.

Com’è stato tornare a Taormina e visitare un “luogo” importante per la sua storia?
«Un anniversario di matrimonio importante, un breve ed intenso soggiorno, un pomeriggio di grande sorpresa. Non potevamo immaginare di visitare una dimora storica tanto bella, affascinante e sobria ma intensamente intrisa di storie di uomini e donne, viaggiatori, attori, artisti di chiara fama mondiale, i quali resero famosa Taormina nel mondo. Personaggi come lo storico Denis Mack Smith, il filosofo Bertrand Russell, il pittore americano Henry Fauikner, il drammaturgo Tennessee Williams, lo scrittore inglese Roald Dahl, autore del famoso racconto della “Fabbrica di cioccolato”, Pablo Picasso, Greta Garbo e tantissimi altri. Si tratta di Casa Cuseni, una dimora costruita tra il 1902 ed il 1905 immersa in un ampio giardino storico terrazzato disegnato da due importanti paesaggisti britannici, con piante tipicamente mediterranee, che si erge sulla collina a ridosso del cuore della città storica, da dove si domina il panorama ed il paesaggio unico al mondo. Oggi è circondata da costruzioni realizzate tra gli anni ‘50 e ’60, pur tuttavia sia Casa Cuseni che il giardino ed il suo impianto strutturale originario sono stati mirabilmente conservati.».

Si può partire da Casa Cuseni per tracciare la “città della speranza” come ipotizzato nel suo ultimo libro?
«Sì certo! La Casa è stata un centro artistico internazionale, Museo delle Belle Arti e del Grand Tour, oggi sede della Fondazione dedicata al suo originario proprietario britannico, il pittore e mecenate Robert Kitson e successivamente alla scrittrice inglese Dafne M. Phelps sua nipote ed erede. Nell’anno 1998 l’intero complesso monumentale viene riconosciuto dallo Stato “Monumento Nazionale Italiano” per la forte caratterizzazione d’identità e nel 2012 diventa il Museo d’arte della città di Taormina. Oggi è anche una fondazione voluta con ogni determinazione dagli attuali ed illuminati proprietari, i coniugi Mimma e Franco Spadaro. In casa Cuseni si materializza la memoria della città, ed essa stessa come monumento evoca emozioni, ricordi, abitudini, consuetudini, fascino e relazioni che si sono tenute insieme come la trama di un tessuto prezioso. Si concretizza in tale dimora, la dimensione della bellezza, dell’armonia e del decoro. Questo luogo dentro la città (casa Cuseni ed il suo giardino) torna a rivivere, si rigenera, riappropriandosi del suo ruolo originario, come lo era stato in quanto polo di aggregazioni e di relazioni artistiche e culturali, fino alla scomparsa dell’unica erede Dafne M. Phelps avvenuta nel 1995. Oggi in continuità con il passato, è sede di eventi culturali importanti, aperta alla città di Taormina.

Come si è evoluta la città, con i suoi spazi, il tessuto sociale, la sua memoria?
«Le città contemporanee si differenziano dalle città storiche perché sono disumanizzate, ossia sono città senza cuore (Joseph Rykwert), città senza relazioni, città che hanno perso la memoria. La città non è soltanto un luogo fisico, ma rappresenta storicamente il luogo in cui ogni cittadino si identifica, fruisce di servizi e spazi a dimensione umana, ed è direttamente percepita in modo fisico, dai sensi, dai ricordi e dalle vissute esperienze. La città è una realtà che ci coinvolge inserendoci in una fitta rete di flussi, in una trama di relazioni che influisce sulla nostra esistenza, contribuendo alla nostra quotidiana ricerca di identità. Nella città rinascimentale progettata a misura d’uomo si concretizza la visione realmente “umanistica” per secondare lo sviluppo armonioso dell’individuo. La scienza e la tecnica che favoriscono il progresso, ossia la cosiddetta città intelligente (smart city) deve aiutare ad avvicinare l’umanità al Creato; se ciò non avviene si perde la capacità della contemplazione e allo stesso tempo la capacità di relazionarsi con gli altri, ed è così che la città diviene un mollusco, dove si muovono monadi alterate dal movimento, corpi in fluttuazione, è la città delle autostrade informatiche e del cyber punk che ha sconfitto la città dei luoghi, degli spazi comuni, del centro e delle periferie».

© Riproduzione Riservata

Commenti