Melania Trump da Palazzo degli Elefanti Catania - Ph Santo Nicolosi ©2017
Melania Trump da Palazzo degli Elefanti Catania - Ph Santo Nicolosi ©2017

Era tangibile l’attesa e la trepidazione per la visita a Catania delle mogli e dei mariti dei potenti della Terra, ospiti a pranzo del sindaco Enzo Bianco a Palazzo degli Elefanti. E la città del Liotru – o quantomeno il suo centro storico con la centralissima piazza Duomo – sono giustamente tirati a lucido come si usa nelle grandi occasioni. Controlli serrati a tutti gli angoli della piazza, ai negozi sulle vie Vittorio Emanuele e Garibaldi nonché consistente dispiegamento di forze dell’ordine posizionate sui balconi degli hotel circostanti. A parte la consorte del presidente americano, che ha volato per conto proprio per ottemperare alle pressanti indicazioni della sicurezza statunitense, il gruppo si è spostato in un elicottero. Una piazza Duomo insolitamente vuota, del tutto off limits, con cittadini e turisti tenuti a debita distanza. Da piazza Università, l’eco lontana dei contestatori, giusto un assaggio della manifestazione fissata per oggi a Giardini Naxos. La prima ad arrivare è stata la moglie del premier Gentiloni, Manuela Mauro. Successivamente, a bordo di un minivan, sono arrivati gli altri ospiti. Gli occhi – manco a dirlo – sono tutti puntati sulla First Lady americana Melania Trump: è lei l’icona fashion, la protagonista, la reginetta del ballo. È la grande debuttante, è la celebrity in un gruppo di first lady ben assortito ma complessivamente un po’ sbiadito e anonimo. Il contrasto è evidente se si ha riguardo alla “rivale” – chiaramente sotto il profilo mediatico – Brigitte Trogreux in Macron e al glamour essenziale, casual ma chic di questa: jeans bianchi, maglioncino di filo rosso a mezze maniche decorato da una fila di bottoncini lasciati vezzosamente aperti, borsa in tinta e classe da vendere. La 64enne Première Dame francese ha lasciato nell’armadio il mini abitino di Louis Vuitton, sfoggiato al museo Magritte di Bruxelles, e ha optato per il suddetto paio di jeans skinny bianchi. Ai piedi comode espadrillas con la zeppa di paglia, adatte a camminare per le stradine tortuose di Taormina. Uno stile svelto, alla Brigitte (Bardot) di Saint Tropez, perfetto per il soggiorno in una località di mare, G7 o non G7. Unica concessione al lusso una borsa bianca di Louis Vuitton, una griffe molto amata da Brigitte che infatti l’ha scelta per il concerto al Teatro antico, insieme a un tailleur con la gonna sopra al ginocchio e giacca alla coreana, identico a quello disegnato su misura per l’insediamento all’Eliseo: unica differenza il colore, bianco, e le scarpe, nere con la punta argentata sempre Louis Vuitton.

Melania superstar. Ma l’ultima ad arrivare, scortata da appena dieci auto, in perfetto stile superstar, è ovviamente lei: Melania! Eccola con occhiale scuro, capelli sciolti, tacchi a spillo vertiginosi, un tubino bianco tendente al color cipria con ricami in pizzo e soprabito con coloratissimi fiori tridimensionali applicati, che è chiaramente un omaggio alla Sicilia, al suo conto in banca e alla moda italiana (nonché, a detta delle spiritose malelingue, al primo cittadino grande appassionato di addobbi floreali), disegnato da Dolce e Gabbana. In una parola: barocca, come il capoluogo etneo. Vistoso, appariscente e coloratissimo, il prezioso soprabito ha un prezzo da capogiro: appena 51.500 dollari. Meno sofisticata – ma mica tanto – la pochette coordinata sempre Dolce e Gabbana da 1.630 euro. Un altro celebre look della medesima casa di moda era già stato scelto dalla First Lady durante la visita con Papa Francesco: l’abito nero in pizzo che ha scatenato l’ironia del web. Anche all’arrivo al Teatro antico di Taormina, in serata, sembrava una diva di Hollywood sul red carpet: mano nella mano (ormai è d’obbligo) con il suo Donald, la first lady ha indossato un abito di lustrini color argento e scarpe in tinta tempestate di cristalli (ancora una volta due preziose creazioni su misura di Dolce e Gabbana con un costo attorno ai 20.000 euro). E quando si tratta di vestire Melania le polemiche non mancano mai: in rete sono state lanciate delle petizioni per la scelta dei due stilisti siculo-milanesi di vestire Mrs. Trump quando altre case di moda, avverse alla politica di Donald, si sono rifiutate di farlo. Melania scende dall’auto, cammina in scioltezza sulle basole di pietra lavica e si avvicina a Manuela Gentiloni, con collana di corallo su una maglia/tunica di lino bianca, pantaloni e comode scarpe basse aperte, che attende la propria omologa sulla soglia del Palazzo. Assente Sophie Trudeau, moglie del premier canadese Justin, che è rimasta a casa. Le pari opportunità, dopo il forfait di Philip May marito del Primo Ministro Theresa, erano assicurate da Joachim Sauer, il marito di Angela Merkel. A completare il gruppo Akie Abe, moglie del premier giapponese, e Malgorzata Tusk, moglie del presidente del Consiglio europeo e alcuni alti funzionari dei rispettivi paesi. Unica concessione ai fotografi il saluto dal balcone del Palazzo degli Elefanti con il sindaco Enzo Bianco e le first lady. Tutte, tranne Brigitte Macron che, guarda caso, è stata l’unica a non affacciarsi a salutare la folla di curiosi.

Il benvenuto a Catania. Convenevoli formali, ma non troppo ingessati. A fare da mattatore, l’unico consorte con panama in testa, il marito di Angela Merkel, Sauer, una vita tra le formule chimiche e catapultato dalla moglie nel gotha internazionale, si è lasciato andare a battute e anche a una notazione sorpresa per l’abbinamento tra vino bianco e pesce. Per lo più commenti sul cibo e sulla bellezza della Sicilia dopo aver sorvolato in elicottero l’Etna. Un rapido cocktail e il benvenuto di Bianco prima del pranzo nella sala Vincenzo Bellini. Nel suo discorso di benvenuto il sindaco di Catania ha parlato delle antiche origini della città e di un territorio caratterizzato dal vulcano Etna, “tra colate e sabbia lavica che rende la terra un giardino lussureggiante”. “In secoli – ha detto Bianco – a Catania è accaduto di tutto o quasi: innumerevoli eruzioni, terremoti, maremoti e sbarchi di popoli diversi che portarono guerra ma anche il meglio del loro sapere. In questi secoli la nostra città è stata più volte distrutta e ricostruita, rinascendo sempre, come la fenice, dalle proprie ceneri. E non si è mai fermata. È ancora il monte Etna, di notte, a guidare idealmente verso questa piccola terra promessa tante famiglie di pellegrini che affrontano il Mediterraneo per sfuggire a guerre, fame e morte. In molti non ce la fanno come pochi giorni fa, in un barcone rovesciato. E spesso sono donne e bambini. I Catanesi, che hanno conosciuto il dolore lancinante dell’emigrazione, comprendono. Spartendo, pur non essendo ricchi, ciò che hanno. Catania, la Sicilia, è terra di pace, d’accoglienza, di collaborazione e integrazione tra popoli”. Il Sindaco ha parlato di Catania come di una città che deve affrontare i problemi tipici delle grandi città europee: disagio nelle periferie, alta disoccupazione giovanile e femminile, una presenza criminale ancora non debellata. “Ma abbiamo – ha spiegato – una antica Università fondata nel 1434. Un insediamento industriale Hi-tech, in particolare nella micro-elettronica, che ci fa parlare di Etna Valley; una grande tradizione letteraria e musicale, i natali tra gli altri Vincenzo Bellini e Giovanni Verga. Abbiamo monumenti, quadri, libri, statue, palazzi, castelli, segni di una grande civiltà e una tradizione gastronomica che è espressione di un territorio ricco di diversità e di culture”.

Il pranzo della discordia. Dodici i posti a sedere, a tavola, e il menu raffinatissimo dello chef bistellato Pino Cuttaia de La Madia di Licata: nuvola di caprese, mozzarella e pomodoro datterino (già piatto dell’anno nelle riviste specializzate), baccalà all’affumicatura di pigna con il condimento alla pizzaiola, trasparenza di tenerumi (primizie di verdura) di cucuzza, arancino di riso con ragù di triglia e finocchietto selvatico, ricciola lisciata all’olio di cenere e, per dolce, cornucopia di cialda di cannolo, ricotta e arancia. Gli ospiti hanno benuto vini e spumanti rigorosamente siciliani: spumante Sosta tre Santi di Nicosia, Etna rosso, Trimarchi 2014 di Tornatore e un Etna Bianco Arcuria del 2015 delle cantine Graci. Una degustazione leggera, incentrata sui sapori locali, in vista della cena offerta in serata a Taormina dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Ex dipendente Olivetti, e adesso tra i migliori cuochi a livello internazionale, Cuttaia si è sempre contraddistinto per il modo in cui, elaborando il concetto di memoria, riesce a veicolare la cucina tradizionale mediante un linguaggio contemporaneo. Niente menù a base di caviale e tartufo: semplicità nella linea, sostanza concettuale e forza comunicativa. Ma anche attaccamento alla terra. Abilissimo com’è a raccontare il territorio in modo domestico, ma con un gusto che risulti intellegibile a tutti i palati, familiare ma con ampi orizzonti, Cuttaia propone i prodotti che abbiamo solo in Sicilia, conferendo un tono confidenziale a una tra le occasioni più importanti e formali della vita politica planetaria. Non sono mancate polemiche cotte a puntino per “il pranzo della discordia”: la scelta di uno chef non catanese e le pulizie straordinarie del sindaco Enzo Bianco.

Special inscription. Le first lady sono state omaggiate dal sindaco di un volume dal titolo “Catania e i suoi paesi” e un cd di Norma del cigno catanese. Melania Trump, dopo il pranzo, ha continuato a seguire un programma a sé nell’ambito dell’agenda delle consorti e first gentleman dei leader del G7. Dopo aver pranzato la piccola delegazione, sempre a bordo di auto, ha percorso i pochi metri che separano il Palazzo degli Elefanti dal Teatro Greco e poi continuato con la visita guidata al suggestivo monastero dei Benedettini dove Bianco ha mostrato agli ospiti la Biblioteca, testi del ‘400 e un’antica Bibbia miniata. Le first ladies, ma sarebbe meglio dire i first partner, tornano quindi nel pomeriggio a Taormina per il cambio d’abito prima del concerto al Teatro antico. E spariscono, davanti alle musiche di Verdi e Rossini, e al panorama mozzafiato sul mare a perdita d’occhio, le fatiche della giornata delle donne e le polemiche politiche tra uomini. Non sono mancate dediche speciali nel registro degli ospiti d’onore: “Un caloroso ringraziamento alla città di Catania e al suo sindaco per la meravigliosa accoglienza in occasione del G7”, scrive Emanuela Gentiloni. “Thank you for a warm welcome! Best wishes” è la dedica di Melania Trump. “Tappa incantevole in una città in cui l’ospitalità è un meraviglioso insieme di magie” è stato il messaggio della premiere dame Brigitte Macron. Il first gentleman Joachim Sauer ha rivolto “un grazie caloroso a una città meravigliosa, un’esperienza unica e un grande sindaco”. La consorte di Shinzo Abe Aie ha elogiato le prelibatezze culinarie ringraziando “per il meraviglioso pranzo!” e inviando un messaggio di “Pace! Dalla Sicilia”. “È stato un onore aver visitato uno dei luoghi più belli ammirati negli sceneggiati del mio amato Commissario Montalbano”: con questa dedica, scritta in polacco Malgorzata, moglie di Donald Tusk, ha salutato la città di Catania.

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