Rodolfo Papa
Rodolfo Papa, pittore, scultore, teorico, storico e filosofo dell’arte

Rimane d’attualità la discussione sui palazzi storici di Taormina e sulla gestione dei siti da parte dell’Amministrazione comunale, argomento sul quale di recente ha chiesto l’adozione di un regolamento il consigliere comunale Eugenio Raneri e in oggetto al quale ha evidenziato la necessità di disciplinare le concessioni anche il consigliere Pinuccio Composto e la segretaria generale dell’ente, Rossana Carrubba. Tra i siti destinati ad una regolamentazione in tempi brevi c’è Palazzo Corvaja, dove in questo momento si trova l’Ecce Homo di Caravaggio e c’è anche l’ex Chiesa del Carmine, dov’è in arrivo per il G7 la Tavola Lucana di Leonardo da Vinci. A tal riguardo abbiamo chiesto cosa ne pensa di queste due opere a Rodolfo Papa, noto storico, filosofo dell’arte tra i massimi esperti di Leonardo da Vinci e Caravaggio.

Rodolfo Papa, pittore, scultore, teorico, storico e filosofo dell’arte annovera nella sua illustre biografia l’impegno come docente di Storia delle teorie estetiche (Istituto Superiore di Scienze Religiose Sant’Apollinare, Roma; Master II Livello di Arte e Architettura Sacra della Università Europea, Roma; Istituto Superiore di Scienze Religiose di Santa Maria di Monte Berico, Vicenza; Pontificia Università Urbaniana, Roma). Accademico Ordinario della Pontificia Insigne Accademia di Belle Arti e Lettere dei Virtuosi al Pantheon. Presidente della Accademia Urbana delle Arti. Ha ricoperto, inoltre, il ruolo di esperto della XIII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi. Tra i suoi scritti si contano circa venti monografie e alcune centinaia di articoli (“Arte Cristiana”; “Euntes Docete”; “ArteDossier”; “La vita in Cristo e nella Chiesa”; “Via, Verità e Vita”, “Frontiere”, “Studi cattolici”; “Zenit.org”, “Aleteia.org”). Come pittore ha realizzato interi cicli pittorici per Basiliche, Cattedrali, Chiese e conventi (Basilica di San Crisogono, Roma; Basilica dei SS. Fabiano e Venanzio, Roma; Antica Cattedrale di Bojano, Campobasso; Cattedrale Nostra Signora di Fatima a Karaganda, Kazakistan; Eremo di Santa Maria, Campobasso; Cattedrale di San Panfilo, Sulmona …)

Dal Seppellimento di Santa Lucia all’Ecce Homo: a suo avviso perché non è arrivata l’opera più importante?
«Bisogna dire che effettivamente non era il caso di spostare e trasportare la grande tela del Seppellimento di Santa Lucia, sia per il pericolo che l’opera avrebbe potuto correre nel trasporto che e nella esposizione in mostra. L’opera effettivamente non è in buone condizioni e si sarebbe rischiato molto. La proposta di Vittorio Sgarbi di portare il G7 anche ad Ortigia sarebbe stata comunque una splendida idea».

Cosa ne pensa della soluzione trovata in extremis di compensare il diniego al prestito del Caravaggio siracusano con l’avvenuto arrivo a Taormina di quello genovese?
«Su questo punto le cose si complicano poiché il dipinto, l’Ecce Homo, di Palazzo Rosso, in realtà è un’opera controversa del catalogo caravaggesco, in quanto molti non sono d’accordo nell’inserirla nell’elenco delle opere certamente autografe. Calvesi non lo assegna a Caravaggio e per Mia Cinotti e Hibbard è forse una copia. Io stesso ho sempre nutrito delle difficoltà nell’ascriverlo all’elenco delle tele autografe, ma si sa, io tendo a ridurre moltissimo questo elenco e a rileggere molte opere riassegnando titolo e significato».

Ma allora perché è stata portata quest’opera a Taormina?
«Probabilmente per l’influenza di Longhi su parte della storiografia attuale. Roberto Longhi identificò questo dipinto con una opera conservata nei depositi di Palazzo Rosso, con il dipinto a cui faceva riferimento G.P. Bellori ed interpretando «fu portato in Ispagna» con una estensione di senso di tipo geopolitico, pensando alla relazione della corona spagnola con la Sicilia. Da quel momento in poi il dipinto è stato percepito come “siciliano”, ecco il perché di questa scelta».

La mostra ha anche altri dipinti importanti in esposizione.
«La mostra a Palazzo Corvaja a Taormina, espone le famosissime opere di Antonello Da Messina, il Ritratto d’uomo del Museo Mandralisca di Cefalù e l’Annunciata conservata a Palazzo Abatellis a Palermo. Due perle assolute dell’arte italiana che da sole varrebbero il viaggio in Sicilia, se la Sicilia non fosse quell’immenso scrigno di opere d’arte qual è. Antonello da solo rende questa mostra spettacolare, riuscendo per certi versi a parlare di italianità e sicilianità nel medesimo tempo, mostrando come gli artisti e le loro opere circolassero nel Quattrocento e che le nostre città pur di piccole dimensioni, rispetto alle megalopoli attuali, fossero per certi versi molto più internazionali di oggi. Infatti, oggi, l’omologazione impone una architettura ed una arte decostruita, informe e tutta uguale in ogni angolo del pianeta, perché la si possa ricognire come “contemporanea”, mentre cinque secoli fa tutte le forme circolavano liberamente, senza imporre una soluzione da “pensiero unico”».

Anche la “Tavola Lucana” di Leonardo Da Vinci sarà a Taormina nei giorni del G7 e sarà esposta all’interno dell’ex Chiesa del Carmine di Taormina. Cosa ne pensa di quest’opera?
«Quello che dissi alcuni anni fa, quando mi portarono in visione tutto il materiale riguardante questo dipinto per avere un mio parere: è una copia probabilmente del XVIII secolo, lo stile, la tecnica e i pigmenti usati non sono riconducibili al maestro di Vinci. Tavola interessante, che mostra come nelle collezioni d’arte si ambisse ad avere copie di pezzi importanti da fornire agli studiosi ed agli artisti per la loro formazione, ma purtroppo non è un dipinto autografo di Leonardo da Vinci».

© Riproduzione Riservata

Commenti