Federalberghi Riviera Jonica Messina - Assemblea di Rapallo
Federalberghi Riviera Jonica Messina - Assemblea di Rapallo

Una delegazione di Federalberghi Riviera Jonica Messina, composta dal Presidente Pierpaolo Biondi e dal rappresentante del gruppo giovani Dario Leo, è intervenuta all’assemblea nazionale di Federalberghi a Rapallo. Al centro l’allarmante dilagare del turismo ricettivo illegale, «è necessario regolamentare gli affitti brevi da parte dei Comuni» dichiara Biondi, «nella Riviera Jonica di Messina sono presenti almeno 3.000 posti letto non riconosciuti». Questo fenomeno porterà nel giro di pochi anni ad un collasso delle attività turistiche che operano alla luce del sole e secondo le regole. Le conseguenze saranno gravissime per tutta la collettività, sia dal punto di vista economico che dal punto di vista della sicurezza sociale.

Il caso Letojanni. Un misura risolutiva diventa sempre più urgente anche in vista del G7, poiché presso le attività ricettive illegali è possibile soggiornare senza effettuare alcuna registrazione degli alloggiati. Nel solo Comune di Letojanni possono soggiornare almeno 900 ospiti senza che le autorità né conoscano minimamente le generalità. Il danno economico per le casse dei Comuni è ingente, stimabile in diverse centinaia di migliaia di Euro, in quanto nella maggior parte dei casi queste attività non pagano alcuna tassa di soggiorno e non emettono alcuna ricevuta. Il Presidente Nazionale di Federalberghi Bernabò Bocca sottolinea che «il fenomeno danneggia tanto le imprese turistiche tradizionali quanto coloro che gestiscono in modo corretto le nuove forme di accoglienza e che entrambe le categorie sono esasperate dal dilagare della concorrenza sleale che inquina il mercato».

L’importanza dei controlli. «Il Parlamento Nazionale ha in esame il decreto legge che assegna ai portali il prelievo alla fonte della cosiddetta cedolare secca, pari al 21% della tariffa pagata dai clienti degli appartamenti in locazione. In questo modo i portali verranno considerati dei veri e propri sostituti di imposta, per cui diventerà difficile se non impossibile esercitare un’attività ricettiva sommersa ed abusiva. Questa misura dovrà essere integrata con ulteriori misure, anche a protezione della clientela, come l’igiene e la sicurezza, è inoltre indispensabile prevedere la comunicazione degli alloggiati alla pubblica sicurezza, e, laddove presente, il pagamento dell’imposta di soggiorno. È arrivato il tempo di porre fine a questa illegalità diffusa e tollerata, le forze di Polizia Locali devono prendersi carico di far rispettare le regole, come è recentemente avvenuto nel Comune di Rapallo, dove la Polizia Locale ha rilevato più di 250 case vacanze abusive. Federalberghi Riviera Jonica Messina è a favore di tutte le attività ricettive, alberghiere ed extra-alberghiere, in quanto le rappresenta entrambe, ma purché siano in regola, chiunque desideri entrare nel mercato del turismo ricettivo deve rispettare le regole del gioco: “Stesso mercato stesse regole”. Il rispetto di queste regole è onere delle forze di Polizia Locale, con le quali Federalberghi è disponibile a collaborare ed a fornire tutti i dati necessari per porre fine a questo fenomeno di illegalità diffusa. A tal fine, Federalberghi ha monitorato le attività parallele che vendono camere sui principali portali on-line e mette gli elenchi nominativi a disposizione delle amministrazioni locali e delle autorità competenti territoriali».

I numeri della shadow economy. Ad aprile 2017, erano disponibili su Airbnb 214.483 alloggi italiani, con una crescita esponenziale che non accenna a fermarsi (42.804 alloggi in più nel corso del 2016, pari ad un incremento del 25,6%). Le strutture di natura analoga (appartamenti in affitto e bed and breakfast) censite dall’Istat sono 103.459. Si può pertanto certificare ufficialmente l’esistenza di almeno 110.000 alloggi che sfuggono ad ogni controllo, con l’avvertenza che le strutture mancanti all’appello sono probabilmente il doppio, in quanto gli alloggi presenti sul noto portale erano 52 a dicembre 2008, anno in cui l’Istat censiva 84.189 strutture. Tra le città italiane maggiormente interessate dal fenomeno troviamo Roma con 25.743 alloggi, Milano con 14.523, Firenze con 6.992 e Venezia con 5.973. Per quanto riguarda le regioni, la pole position spetta alla Toscana, con 34.595 alloggi, seguita dal Lazio con 32.663, dalla Lombardia, con 25.148 e dalla Sicilia con 23.020.

I grandi inganni. «Dall’analisi delle inserzioni presenti ad aprile 2017 sul portale Airbnb emergono quattro grandi bugie che smascherano definitivamente la favoletta della condivisione. Non è vero che si tratta di attività occasionali. La maggior parte degli annunci (il 76,3%) si riferisce ad alloggi disponibili per oltre sei mesi l’anno. E non è vero che si tratta di piccoli redditi. Sono attività economiche a tutti gli effetti. Oltre la metà degli annunci (il 56,77%) sono pubblicati da persone che amministrano più alloggi, con i casi limite di insegne di comodo quali Guido che gestisce 507 alloggi e Simona che ne mette in vendita 347».

Luoghi comuni da chiarire. «Non è vero neppure che si condivide l’esperienza con il titolare. La maggior parte degli annunci (il 70,6%) si riferisce all’affitto di interi appartamenti, in cui non abita nessuno. Non è vero, inoltre, che le nuove formule tendono a svilupparsi dove c’è carenza di offerta. Gli alloggi sono concentrati soprattutto nelle grandi città e nelle principali località turistiche dove è maggiore la presenza di esercizi ufficiali.
Il consumatore è ingannato due volte, in quanto viene tradita la promessa di vivere
un’esperienza autentica e vengono eluse le norme poste a tutela del cliente, dei lavoratori,
della collettività e del mercato».

Cinque buoni esempi da imitare. «I più importanti paesi turistici hanno dettato regole per porre un argine al dilagare degli affitti abusivi. Ecco alcuni buoni esempi.
1) Amsterdam. Gli appartamenti privati possono essere affittati per non più di sessanta giorni all’anno e non possono ospitare più di quattro persone per volta.
2) Barcellona. Chi vuole affittare il proprio appartamento per periodi brevi deve chiedere una licenza.
3) Berlino. Il Comune di Berlino ha vietato l’affitto di appartamenti ai proprietari che non siano titolari di una licenza.
4) Bruxelles. A Bruxelles può affittare casa per meno di 90 giorni solo chi rispetta una serie di requisiti rigidissimi e solo con il consenso di tutti i condomini del palazzo.
5) Parigi. I proprietari degli immobili affittati per brevi periodi devono iscriversi in un registro pubblico, dichiarando le proprie generalità, l’indirizzo e le caratteristiche dell’alloggio».

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