Giardini Naxos - Impianti CRF
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Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia sezione staccata di Catania (Sezione Prima), ha accolto nelle scorse ore la domanda cautelare proposta con ricorso dal Consorzio Rete Fognante contro la Regione Siciliana, che nei mesi scorsi aveva disposto la sospensione degli scarichi nell’Alcantara.

La motivazione dell’ordinanza. Il Tar – che ha fissato la prima udienza pubblica del mese di maggio 2018 – ha ritenuto che “sussiste l’allegato pregiudizio grave ed irreparabile, tenuto conto che, difettando il Consorzio ricorrente (a seguito del provvedimento impugnato) della necessaria autorizzazione ex art. 124, decreto legislativo 152/2006, per effettuare lo scarico dei reflui, lo stesso non può più accettare i liquami provenienti dai Comuni consorziati con il rischio evidente che i Comuni di Taormina, Giardini Naxos, Letojanni, Castelmola, dovranno scaricare direttamente a mare i liquami che originano dalle proprie reti fognarie”. Passa, dunque, la linea legale del Consorzio, che attraverso l’avvocato Alfredo Grasso aveva fatto ricorso contro la Regione Siciliana – Assessorato Regionale dell’Energia e dei Servizi di Pubblica Utilità, con l’intervento ad adiuvandum: Comune di Taormina (difeso dal medesimo legale).

Priorità all’interesse del Consorzio. La questione finita al centro dello scontro al Tar tra la Rete Fognante e la Regione ha riguardato, per l’esattezza «l’annullamento previa sospensione» dell’efficacia della nota dell’1 febbraio scorso avente ad oggetto «diffida e sospensione dell’autorizzazione allo scarico dell’impianto di depurazione, sito in contrada Pietre Nere a servizio del Consorzio Rete Fognante, rilasciata al Consorzio in qualità di Soggetto Gestore con D.D.G. n. 545 del 17.04.2013 dell’Assessorato Regionale dell’Energia e dei Servizi di Pubblica Utilità – Dipartimento Regionale dell’Acqua e dei Rifiuti – Servizio 1 – Gestione ed attuazione del servizio idrico integrato – U.O.B. 3 – “Tutela dei corpi idrici, qualità delle acque, impianti di trattamento per il riuso del refluo”;di tutti gli atti presupposti, connessi e consequenziali». Con l’ordinanza emessa nelle scorse ore, «nel bilanciamento dei contrapposti interessi», il Tar ha ritenuto che «debba darsi prevalenza a quello del Consorzio ricorrente, tenuto anche conto che l’Amministrazione regionale non ha indicato misure idonee ad evitare il pericolo di inquinamento ambientale».

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