"Trionfo della Divina Provvidenza" - l'affresco monumentale di Pietro da Cortona nel salone del piano nobile di palazzo Barberini a Roma

Si conferma al centro delle polemiche la Mostra Unescosites in corso al Palazzo Corvaja di Taormina e sull’esposizione virtuale dei siti Unesco italiani, allestita nell’ex sede del parlamento siciliano in vista del G7, il consigliere comunale di opposizione Eugenio Raneri ha sollevato in Consiglio comunale forti perplessità, richiedendo chiarimenti urgenti all’assessore alla Cultura Mario D’Agostino. In particolare Raneri ha rivelato che Beni Culturali Srl, la società curatrice dell’evento risulterebbe – da una visura camerale – avere una composizione societaria «che desta forti perplessità». Quello che emerge infatti dalla lettura del documento prelevato dal Registro Imprese di Roma è che il 5% della società è posseduto dal suo amministratore unico Roberto Celli ed il restante 95% dalla Mia Fiduciaria Srl: «impresa attualmente cancellata dal Registro Imprese in data 28/04/2015». Dalla lettura del documento camerale emerge inoltre che la Mia Fiduciaria Srl, “alla data della denuncia” fosse, la più nota alle cronache, Amphora Fiduciaria SpA: società finita nel dossier Smi-Amphora del fiduciario italo sammarinese Enrico Maria Pasquini, indagato per riciclaggio internazionale. Un legame con il conte che ritroviamo anche nell’indirizzo della Mia Fiduciaria Srl – ex Amphora Fiduciaria SpA – la cui sede legale in Piazza G. Winckelmann n° 12 a Roma, guarda caso, coincide con l’indirizzo della sede legale della Ferrotramviaria SpA costituita nel ’37 dal conte Ugo Pasquini, oggi presieduta dalla sorella del conte Enrico, Gloria Pasquini. Sono solo coincidenze?

La visura camerale. «La Giunta di Taormina – ha detto Raneri – deve sapere che il ruolo del consigliere comunale non solo è quello di diritto di critica ma anche di sottolineare quello che a mio avviso desta forti perplessità. Non è la prima volta che intervengo e non sarà l’ultima. Ad aprile su “Affari Italiani”, in un articolo per l’esattezza dell’8 aprile scorso, si parlava della grande mostra fatta a Taormina, a Palazzo Corvaja, dall’imprenditore italiano Roberto Celli. Poiché non sono un mecenate, cerco di informarmi su quello che avviene nella mia città. Mi sono informato e ho letto sulla stampa nazionale che nell’ottobre 2014 avvenne a Roma una cena – a Palazzo Barberini – tra l’allora presidente del Consiglio Renzi ed altri invitati (e tra i presenti c’era anche Celli). E, per ultimo, ho avuto modo di leggere una Agenparl dell’8 aprile 2017, dal titolo “Roberto Celli (Curatore Mostra Unescosite) a Isoradio: Taormina “capitale multimediale” dei siti Unesco”. Poiché sono curioso, ho fatto fare una visura camerale sulla società “Beni Culturali Srl”, che è la società incaricata della gestione della mostra: forma giuridica società a responsabilità limitata, amministratore unico Celli Roberto. La visura camerale dice tutto ciò che deve dire, ma la cosa che più mi ha preoccupato è che risulta che l’impresa attualmente è cancellata dal registro delle imprese in data 28 aprile 2015». «Non è la prima volta che affrontiamo in aula determinate situazioni che si verificano a Taormina – ha concluso Raneri -, come a suo tempo quando vi fu in passato un festino al Palazzo dei Duchi di Santo Stefano». 

«Palazzo Barberini chiuso per pranzo (di premier)». Il consigliere Raneri, nel suo intervento in Consiglio ha fatto riferimento anche all’ex premier Renzi, richiamando un episodio dell’ottobre 2014. E a tal riguardo, in un articolo pubblicato il 14/10/2014 da Il Fatto Quotidiano, il giornalista Tomaso Montanari ha scritto: «Si comunica che martedì 14 ottobre 2014 la Galleria Nazionale di Arte Antica a Palazzo Barberini chiuderà al pubblico dalle ore 14 per motivi istituzionali. Uno si immagina una visita meticolosa, quadro per quadro, da parte di un gruppo di Capi di Stato. E invece no. L’impegno istituzionale è un mega-banchetto, con Matteo Renzi a capotavola, che si svolgerà nell’enorme Salone sul cui soffitto rombano come potenti aerei in formazione le gigantesche api dorate dei Barberini. Il Presidente del Consiglio si porta dietro da Firenze il vizietto di profanare con le sue merende spazi comuni di suprema importanza artistica. L’occasione è una stanchissima mostra sul Seicento, prodotta dalla Beni Culturali Srl di Roberto Celli». A tal riguardo ha scritto sempre nel medesimo articolo su “Il Fatto” il giornalista Montanari: «Un ingegnere noto alle cronache per essersi costituito, dopo tre mesi di latitanza nel settembre 2011 nell’ambito di un’inchiesta su una maxi evasione fiscale, che portò in carcere anche l’allora presidente della Camera di Commercio di Roma e del Lazio Cesare Pambianchi». Poi l’ultima riflessione di Montanari: «Stanze chiuse per ragioni istituzionali ma apertissime alle ragioni della clientela e degli affari» (In merito alla citazione dell’articolo pubblicato su “Il Fatto Quotidiano”, citato dal consigliere Raneri, vi segnaliamo la rettifica della stessa testata https://shop.ilfattoquotidiano.it/2014/10/15/i-nostri-errori – ndr) (*)

La risposta dell’assessore. «Siamo in una fase di aspetti disorganizzativi e mancanza di informazione sul G7 a cui mi rendo conto che non si riesce facilmente a sopperire – ha risposto in aula il vicesindaco D’Agostino – ma non accetto che vengano mosse delle critiche sino anche a richiamare persino un vecchio fatto inerente Palazzo dei Duchi di Santo Stefano con l’espressione “festino”, terminologia fastidiosa a cui sono assolutamente estraneo. Non sono una persona che getta fango sugli altri e certamente non lo è nemmeno il consigliere ma devo ammettere che mi sono disturbato. Sulle mostre parto dal presupposto che il consigliere Raneri ha detto delle cose vere e non c’è da discutere, non mi piace però che si parli di scelte discrezionali ma chi amministra deve fare per forza di cose delle scelte, anche sbagliando. Ce lo chiede la città. Chiunque ha facoltà di criticare ma quando le cose non vengono fatte. Alla Chiesa del Carmine, oggi c’è una mostra il cui valore si aggira sui 35 milioni di euro e chi è intenditore può capire come si tratti di un valore aggiunto per la città e lo stesso discorso vale per la mostra a Palazzo Corvaja. Due dipinti di Antonello da Messina non piovono dal cielo e non arrivano per caso. Il Caravaggio è mancato, al momento, ma l’Antonello da Messina equivale ad un risultato straordinario. Bisogna essere orgogliosi perché si fanno delle cose per lasciare una traccia».

(*) Riceviamo e pubblichiamo:
Si viene a conoscenza da questa testata che ripropone un evidente caso di omonimia che nulla ha a che fare con la laurea in ingegneria e le attività di promozione della cultura nel mondo che è incardinata in atti amministrativi con la pubblica amministrazione che sono per definizione continuamente monitorati per l’evidenza pubblica necessaria. Tale omonimia, è stata a suo tempo immediatamente smentita per la sua gravità dal giornale “Il Fatto Quotidiano”.

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