Una canna fumaria non a norma di un ristorante in pieno centro storico a Taormina
Una canna fumaria non a norma di un ristorante in pieno centro storico a Taormina

La Cassazione, con la sentenza 14467/2017, ha condannato per la prima volta una famiglia per “molestie olfattive”, nuovo reato inquadrato in quello di “getto pericoloso delle cose”. È una sentenza a suo modo storica che arriva dopo le continue proteste da parte dei condomini di un palazzo (a Monfalcone) per le emissioni di fumi, odori e rumori molesti dalla cucina di un appartamento al piano terra. Ma se questa misura verrà applicata adesso anche per i locali vari che esasperano i residenti che stanno in zona, adesso cosa potrà accadere? Anche a Taormina, capitale del turismo siciliano, piena di una miriade di attività ormai protese alla ristorazione a vario titolo, qualche riflessione va fatta e bisognerebbe anche fare qualche controllo.

Un problema vero. Le proteste spesso si traducono in richieste di danni morali e materiali, talvolta anche disagi psicologici, di depressioni provocate dagli odori che arrivano dal locale o da casa dei vicini, c’è chi alla fine si è arreso all’invasione olfattiva e ha dovuto persino cambiare casa non potendo più sopportare quello che riteneva senza mezzi termini una puzza. Ma c’è pure chi non ha nessuna intenzione di mollare e vuole che venga fatta giustizia e risolto, una volta per tutte, il problema. Ed appare doveroso che, nel caso dei locali, gli operatori economici si mettano in regola, senza se e senza ma.

Le sanzioni in caso di reato accertato. Se si arriva al risarcimento, nelle cause tra vicini il danno può aggirarsi sui mille, millecinquecento euro. Decisamente differente è la musica se invece si tratta di un locale o di un ristorante: in tal caso la cifra cresce, e soprattutto i proprietari devono mettersi in regola con canne fumarie e affini. Per arrivare al risarcimento bisogna confermare e provare l’esistenza del danno e quindi per quanto riguarda l’odore, confermare il disagio olfattivo. Così bisogna ricreare la puzza segnalata in quell’appartamento avendo fuori dalla porta un perito del tribunale che valuta la situazione. In ogni caso, qualcosa si muove e la puzza di frittura è sbarcata in Cassazione come materia di discussione e del contendere, e questo precedente potrebbe innescare un autentico effetto domino. Con la predetta sentenza 14467/2017 nascono appunto le “molestie olfattive”, che la Cassazione ha inquadrato nel reato di “getto pericoloso di cose” (articolo 674 del Codice penale) a seguito di una vicenda condominiale dove fumi, odori e rumori persistentemente molesti sono stati oggetto di dispute giudiziarie tra due vicini.

La sentenza della Cassazione. Entrando nel merito, i proprietari di un appartamento sono stati accusati dai condòmini residenti al terzo piano di aver provocato continue immissioni di fumi, odori e rumori molesti dalla loro cucina. A nulla è valsa la considerazione dei primi per la quale la causa era da ricercarsi in emissioni di odori di cucina che, per loro natura, non avrebbero integrato i requisiti per la sussistenza del reato, oltre al fatto che tra le parti vi erano stati precedentemente contrasti di vicinato. Confermando le decisioni dei primi due gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha condannato gli imputati, dichiarandoli colpevoli di “getto pericoloso di cose”, respingendo l’argomentazione dei ricorrenti in base alla quale tale norma non sarebbe estensibile agli odori. La Cassazione ha quindi deciso che, come precisato più volte dalla giurisprudenza, la contravvenzione prevista dall’articolo 674 del Codice penale «è configurabile anche nel caso di molestie olfattive a prescindere dal soggetto emittente con la specificazione che quando non esiste una predeterminazione normativa dei limiti delle emissioni, si deve avere riguardo, al criterio della normale tollerabilità di cui all’articolo 844 del Codice civile». Nel caso in esame, tale tollerabilità è stata ritenuta superata; di qui la decisione della Corte di respingere il ricorso presentato dai proprietari «olfattivamente molesti».

E Taormina che fa? E se adesso i controlli per “molestia olfattiva” dovessero scattare anche a Taormina quanti locali risulterebbero in regola? Lo stesso discorso vale, ovviamente, anche per le abitazioni di chi a volte crea disagi al vicino di casa. Ma è soprattutto sui pubblici esercizi che andrebbe fatta una ricognizione attenta, dedita ad accertare lo stato di cose, specie in una località turistica come Taormina dove proliferano ormai le attività che fanno ristorazione e in centro storico, accanto alle vetrine del lusso, si sta facendo spazio la frittura che accoglie il turista a suon di profumi non proprio inebrianti.

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