Nicola Salerno (esponente del Meetup a Cinque Stelle di Taormina)
Nicola Salerno (esponente del Meetup a Cinque Stelle di Taormina)

Aveva proposto una manifestazione di protesta in occasione della visita a Taormina del presidente Crocetta, prevista per giovedì mattina (e per altro le novità dell’ultima ora anticipano che Crocetta pare abbia deciso di non venire a Taormina delegando la sua vice Mariella Lo Bello), e adesso l’operatore economico Nicola Salerno (esponente del Meetup a Cinque Stelle di Taormina), fa chiarezza sul suo pensiero che aveva destato parecchio fermento in città e soprattutto sui social network. «L’idea della manifestazione – spiega Salerno – era quella di fare alcune domande al Governatore Crocetta su alcuni dati che riguardano la Sicilia -. Il G7 avrebbe potuto rappresentare un’occasione di rilancio, di immagine e di crescita del nostro territorio, ma credo che alla luce dei lenti sviluppi a poche settimane dall’inizio della kermesse, invece si stia trasformando in un boomerang negativo per Taormina, la Sicilia e i Siciliani. Siamo stati sempre contro le passerelle e a favore dei fatti concreti. Il G7 passerà, ma i veri problemi della Sicilia rimarranno. Ecco cosa avrei voluto chiedere al Governatore Crocetta».

Disoccupazione. «Su tutta l’Isola i disoccupati sono aumentati: da 368 mila unità nel 2015 sono passati a 383 mila nel 2016. Dall’inizio dell’anno, poi, la cifra è aumentata ulteriormente. Un elemento particolarmente incisivo sull’andamento del lavoro è rappresentato dalla scarsissima occupazione femminile, che caratterizza la Sicilia con appena il 29,6 per cento delle donne che lavorano. La Sicilia, secondo l’Eurostat è la regione con il più basso tasso di occupazione non solo su scala nazionale, ma di tutta l’Europa, con il 42,4 per cento delle persone tra i 20 e i 64 anni».

Sanità. «La Sicilia ha come prima particolarità una spesa per il personale a dir poco sproporzionata. Da sola riesce a spendere quanto tutte le altre regioni: in totale quasi due miliardi all’anno. Ebbene, in tutta l’Italia per il personale si versano sei miliardi in totale. In pratica un terzo di spesa nazionale per il personale viene concentrato in una sola regione. Questa diventa poi una situazione che influenza tutta l’Isola».

Qualità della vita. «Tutte bocciate con un unico giudizio: “insufficiente”: le 9 province siciliane sono in fondo alla classifica “Qualità della vita 2016” di ItaliaOggi – La Sapienza. La migliore dell’Isola, all’84º posto, è Ragusa. La peggiore è Siracusa, penultima fra le 110 città. Catania risale 93ª (nel 2015 era al 101º posto), seguita da Enna (94ª, ); stabili Messina e Palermo, 97ª e 105ª. Crolla invece Caltanissetta: l’anno scorso era 95ª, adesso 105ª. Subito dopo Trapani e Agrigento».

Emigrazione. «Quasi la metà dei residenti nel sud e nelle isole (46,4 per cento) è a rischio di povertà o esclusione sociale, contro il 24 per del centro e il 17,4 per cento del nord. Lo rileva l’Istat nel rapporto sulle “condizioni di vita e reddito – anno 2015”. Quattro individui su dieci sono a rischio di povertà in Sicilia, contro i tre su dieci in Campania, Calabria, Puglia e Basilicata. La Sicilia (28,3%) è anche la regione con la massima diffusione di bassa intensità lavorativa, seguita da Campania (19,4%) e Sardegna (19,1%). Al Nord o all’estero: nel 2015 21 mila siciliani hanno fatto le valigie. È un po’ come se in Sicilia fosse cancellato di punto in bianco un Comune di ventimila abitanti, uno più uno meno. Nelle motivazioni alla base delle partenze c’è in testa la ricerca dell’occupazione o di un lavoro migliore, ma cresce il miglioramento della qualità della vita e questo secondo elemento differenzia il fenomeno attuale da quello dell’ultimo dopoguerra. Ma la somma di coloro che hanno scelto di andare nel Nord Italia o all’estero – almeno secondo il Rapporto Svimez 2015 – è addirittura di 21.514 persone, e più di uno su quattro (il 27,6%) è in possesso di una laurea. Via dunque la manodopera ma anche i cervelli».

Costi della politica. «Se il Parlamento italiano è il più costoso d’Europa – conclude Salerno -, quello siciliano infatti è il parlamento regionale che costa di più non solo in Italia, ma anche nel resto del continente. Ogni onorevole si fa rimborsare 27 caffè al giorno. Montecitorio e Palazzo Madama, infatti, costano ad ognuno di noi 27 euro e 15 centesimi (più di quanto costano insieme i parlamenti di Francia, Germania, Spagna e Inghilterra ai rispettivi cittadini), mentre ogni siciliano spende ben 33 euro all’anno per mantenere in funzione Palazzo dei Normanni, che quindi ha un costo pro capite superiore del 25 per cento rispetto al Parlamento nazionale. Gran parte delle spese dell’Ars sono dovute alle indennità dei 90 deputati che costano 20.425.000 euro all’anno. Dal 2017, ovvero dalla prossima legislatura, gli onorevoli rimarranno soltanto in 70, nel frattempo però l’Ars continuerà a spendere altri venti milioni all’anno per previdenza e vitalizi degli ex onorevoli. Nell’era di Internet e dei social media, libri, pubblicazioni e giornali sono un vero pallino per gli onorevoli siciliani che solo di abbonamento alle agenzie di stampa spendono 585 mila euro all’anno: 120 mila euro servono per abbonarsi a quotidiani e riviste. Cifre da capogiro per il funzionamento della biblioteca, dove la rilegatura dei quotidiani costa 65 mila euro, mentre per la promozione culturale Palazzo dei Normanni spende solo per 80 mila euro ogni anno. E che dire dei 50 mila euro messi a bilancio alla voce “facchinaggio”? Senza considerare che solo per il noleggio di automobili l’Ars ha speso 320 mila euro, mentre un nuovo bando per l’affitto di sette nuove fuoriserie è finito nei giorni scorsi nel mirino del Movimento Cinque Stelle».

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