Marco Minniti, ministro dell'interno nel Governo Gentiloni
Marco Minniti, ministro dell'interno nel Governo Gentiloni

Alle porte del G7, dopo i tragici fatti di Stoccolma, massima attenzione del Viminale su Taormina. La Perla dello Ionio è ormai blindata con un eccezionale dispiegamento sul territorio di Forze dell’Ordine e militari dell’Esercito e il Ministro degli Interni, da Roma sta seguendo in prima persona tutta la macchina organizzativa a supporto degli apparati dello Stato già da mesi impegnati nell’organizzazione del piano di sicurezza a livello locale. Marco Minniti è sceso in campo per quello che sarà l’evento dell’anno e ha chiesto un controllo capillare della località siciliana per prevenire eventuali atti terroristici.

Giorni terribili. «Gli ultimi sono stati sette giorni terribili: San Pietroburgo, Stoccolma, Egitto. Una forza cieca e irrazionale si muove contro i principi fondamentali dell’ umanità», ha evidenziato Minniti intervenendo alla cerimonia per i 165 anni della Polizia di Stato, sottolineando che «ad ogni attentato c’è un passo avanti verso la riduzione dell’organizzazione, la nuova minaccia terroristica è a prevedibilità zero». «Quando si arriva – ha osservato Minniti in riferimento all’azione terroristica di Stoccolma – a rubare un camion e pochi minuti dopo ci si scaglia contro un centro commerciale, si capisce che la nuova minaccia è a prevedibilità zero. Non abbiamo mai affrontato una minaccia con queste caratteristiche: le Forze di Polizia devono prevedere l’imprevedibile, è una sfida al limite».

Mancata integrazione. Commentando l’attentato di Stoccolma dello scorso 7 aprile e le indiscrezioni sull’identità del colpevole, non a caso il ministro ha evidenziato: «Se è vero che si tratta di un cittadino uzbeko, da tempo residente nel Paese, si conferma quanto abbiamo rilevato dall’attacco di Charlie Hebdo in poi, cioè che i terroristi sono persone che vivevano negli Stati dove hanno poi colpito. Si conferma che l’equazione terrorismo e immigrazione è sbagliata, mentre invece è sempre più evidente il rapporto tra terrorismo e mancata integrazione». A compiere l’attentato in Svezia sarebbe stato un immigrato irregolare uzbeko di 39 anni, ma le indagini sono ancora in corso. Gli atti terroristici che hanno preceduto Stoccolma tracciando comunque un quadro che deve sicuramente far riflettere e traccia un profilo complessivo dei potenziali soggetti da seguire con molta attenzione nell’ottica delle attività di sicurezza finalizzate a prevenire nuovi attacchi.

Parigi – 7 gennaio 2015. I responsabili della strage nella redazione di Charlie Hebdo e in un vicino supermercato kosher sono tre. Cherif Kouachi e Said Kouachi erano due fratelli nati a Parigi, rispettivamente nel 1980 e nel 1982, da genitori algerini. Il terzo uomo era Amedy Coulibaly, nato in Francia a Juvisy-sur-Orge nel 1982 da genitori originari del Mali.

Copenaghen – 14 febbraio 2015. L’attentatore che prima sparò in un bar cercando di uccidere un vignettista autore di una caricatura di Maometto e poi aprì nuovamente il fuoco nei pressi di una sinagoga, facendo un totale di due vittime, era Omar Abdel Hamid El-Hussein, un ventiduenne danese – nato a Vordingborg – di origini giordano-palestinesi.

Parigi – 13 novembre 2015. Il primo gruppo di fuoco, quello che attaccò il Bataclan, era composto da tre francesi di origine maghrebina: Ismael Omar Mostefai, nato nel 1985 in Francia, a Courcouronnes, da padre algerino e madre portoghese; Samy Amimour, nato nel 1987 a Parigi da genitori algerini; Foued Mohammed Aggad, nato nel 1992 in Francia a Wissembourg, da genitori algerino-marocchini. Il secondo gruppo di fuoco, che invece fece strage in caffè e ristoranti, era composto invece da quattro cittadini belgi: Abdelhamid Abaaoud, nato ad Anderlecht nel 1987 da famiglia marocchina; Chakib Akrouh, nato nel 1990 a Bruxelles anche lui da famiglia marocchina; i due fratelli Brahim e Salah Abdelsalam, nati rispettivamente a Parigi nel 1984 e a Bruxelles nel 1989 da genitori marocchini di cittadinanza francese, e successivamente divenuti cittadini belgi.

Bruxelles – 22 marzo 2016. I cinque attentatori coinvolti negli attentati all’aeroporto e in una stazione della metropolitana erano tutti cittadini europei e, tranne uno, nati in Europa. Ibrahim El Bakraoui era nato a Bruxelles (classe 1986), così come anche il fratello Khalid (classe 1989); Mohammed Abrini, attualmente detenuto, è nato nel 1984 a Sint-Agatha-Berchem, in Belgio; Osama Krayem, anche lui detenuto, nel 1992 a Malmö, in Svezia; Najim Laachraoui era nato nel 1991 in Marocco ma si spostò subito con la famiglia a Bruxelles, dove ottenne la cittadinanza belga. Suo fratello è nella squadra olimpica di taekwondo del suo Paese.

Nizza – 14 luglio 2016. L’attentatore che con un camion travolse e uccise 86 persone sul lungomare di Nizza, Mohammed Lahouaiej-Bouhel, era nato in Tunisia nel 1985. Residente regolare in Francia fin dal 2005, aveva alle spalle alcune condanne per reati minori.

Saint Etienne – 26 luglio 2016. I due diciannovenni che assassinarono il parroco della chiesa di Saint-Étienne-du-Rouvray in Normandia, inneggiando all’Isis, erano Abdel Kermiche e Abdel Malik Petitjean, entrambi nati in Francia nel 1997 da famiglie di origini algerine.

Berlino, 19 dicembre 2016. L’attentatore, che un camion si gettò sulla folla radunata intorno alle bancarelle dei mercatini di Natale, causando 12 vittime, era Anis Amri. Il terrorista, che poi è stato ucciso dalla polizia italiana a Sesto San Giovanni, era nato in Tunisia nel 1992. Arrivò in Italia con un barcone nel 2011 e finì presto in carcere per aver dato fuoco al centro di accoglienza dov’era trattenuto. Fu dietro le sbarre, secondo le ricostruzioni degli investigatori, che Amri si radicalizzò divenendo un fanatico religioso.

Londra, 22 marzo 2017. L’uomo che alla guida di un Suv si è lanciato sulla folla sul ponte di Westminster, per poi schiantarsi contro i cancelli del parlamento, scendere e accoltellare un addetto alla sicurezza prima di essere ucciso, era Adrian Russell, cittadino britannico nato nel 1964 nel Kent (uno dei suoi molti alias è Khalid Masood). Molti i trascorsi criminali, come altri terroristi citati finora, prima della radicalizzazione.

Lupi solitari europei. E allora il riepilogo di questi drammatici rivela molteplici analogie tra gli attentatori e c’è da dire che ad eccezione di Anis Amri, che si era trasferito in Germania nel 2015 pochi mesi prima di compiere l’attentato, tutti i casi confermano l’analisi del ministro Minniti: «I terroristi sono persone che vivevano negli Stati dove poi hanno colpito». Ad eccezione, oltre ad Amri, dell’attentatore di Nizza, si può notare che i terroristi fossero tutti cittadini europei. In tutti i casi considerati (incluso quello di Amri) il processo di radicalizzazione è avvenuto in Europa. La minaccia non riguarda, quindi, soltanto, i flussi migratori irregolari ma anche e soprattutto la mancata integrazione di soggetti che sono a tutti gli effetti degli europei. Lupi solitari che, sebbene siano di origini extracomunitarie, vivono da sempre tra noi. Ecco perché ha ragione Minniti: mai come stavolta sarà sfida a prevedibilità zero.

© Riproduzione Riservata

Commenti