Il ciclone De Luca apre ufficialmente la campagna elettorale per le Amministrative 2018 a Taormina. Nelle stesse ore in cui lancia la proposta di “Sicilia Vera” per Messina, Cateno De Luca svela in una intervista a “TaorminaToday” le sue reali strategie e fa chiarezza sul derby dei due Comuni: «La mia discesa in campo a Taormina non è per niente un bluff e chi lo ha pensato si sbagliava. Quella di Taormina è una sfida che mi intriga molto. Fare il sindaco a Taormina è il mio sogno. Sono pronto a candidarmi, se i taorminesi lo vorranno. I risultati che ho ottenuto a Santa Teresa di Riva nei miei cinque anni di sindaco parlano chiaro. Ora mi sto proiettando verso questo progetto a Taormina». Nella serata di venerdì scorso De Luca ha iniziato ad incontrare i taorminesi, ed in particolare i giovani, che gli chiedono di scendere in campo nella prossima corsa per Palazzo dei Giurati. Ad accompagnarlo nella sua prima visita politica a Taormina c’era Jonathan Sferra (e c’era anche Danilo Lo Giudice, candidato sindaco a Santa Teresa di Riva alle Comunali dell’11 giugno). La prossima sortita avverrà prima di Pasqua.

«Fare il sindaco a Taormina è un sogno che coltivo sin da ragazzo – ha dichiarato De Luca – e l’ho detto anche in tempi non sospetti che voglio chiudere la mia carriera di amministratore locale governando Taormina. Io sarei disponibile. Le prossime elezioni regionali saranno utili per avviare ciò che oggi è stato definito il derby tra Taormina e Messina. Sono interessato alle due piazze ma è logico che le auto-candidature non hanno poi un buon fine e allora le Regionali sono utili per fare una verifica fondamentale: i taorminesi sono pronti a fare un’azione talmente forte da assegnare il governo della città ad un vero taorminese e cioè a Cateno De Luca? Lo potremo verificare con le Regionali, io mi dichiaro disponibile a mettermi al servizio di Taormina e dei veri taorminesi, che non sono quelli che rivendicano un senso di appartenenza blasonata, quasi come se fosse una questione di sangue ma sono quelli che vivono a Taormina, investono a Taormina e vorrebbero che Taormina si riprenda quella centralità che è giusto che abbia e che purtroppo oggi non c’è».

L’occasione persa del G7. «Io da sindaco di Taormina, per quanto riguarda il G7, un minuto dopo l’annuncio del Presidente del Consiglio avrei preso l’aereo e sarei andato dal premier con la lista della spesa. Gli avrei detto di essere felicissimo di ospitare l’evento qui ma Taormina per ospitare degnamente i potenti del mondo ha bisogno di queste cose subito. Diversamente si rischia di fare la brutta figura che purtroppo è sotto gli occhi di tutti. Di questo G7 non resterà niente. Alla fine, dopo questa grande occasione, non si sa quale sarà il saldo di questa venuta del G7. Io sono stato chiamato qui da tanti imprenditori che hanno manifestato la loro preoccupazione. C’è una blindatura e una non praticabilità di Taormina. Rimarrà nella storia che qui si sarà riunito il G7 ma poi in concreto cosa lascerà a Taormina e ai taorminesi?».

Il modello Santa Teresa. «A Santa Teresa abbiamo lavorato bene e Danilo Giudice adesso si è conquistato la prosecuzione del progetto che ho avviato. Siamo il primo Comune della Provincia di Messina e il terzo a livello regionale per la percentuale di raccolta differenziata. Il costo del servizio si è dimezzato e i cassonetti non ci sono più a Santa Teresa di Riva: mi aspettavo di non trovarne nemmeno qui. Invece ci sono ancora e scompariranno soltanto per qualche giorno, durante il G7. Noi abbiamo dato segnali forti e abbiamo amministrato gratuitamente, abbiamo rinunciato all’indennità, il sindaco, la Giunta e il Consiglio comunale, facendo risparmiare 600 mila euro alla nostra città. A Santa Teresa di Riva abbiamo preso 50 milioni di euro di finanziamenti, di cui 25 milioni per il contrasto del dissesto idrogeologico e per la difesa delle cose, 12 milioni per realizzare uno svincolo autostradale e altri soldi per infrastrutture e impianti sportivo. Da noi si registrava il 50% di evasione e ora pagano circa l’85%. Hanno capito a Santa Teresa di Riva che pagare tutti porta un abbassamento della pressione fiscale, e lì si paga oggi la percentuale più bassa per i tributi locali».

Lo straniero. «Aprirò la campagna elettorale a Taormina facendo risuonare quel “Non passa lo straniero”. Ma chi è lo straniero a Taormina? È Cateno De Luca che vuole governare concretamente Taormina e fare un bel programmare partendo da un presupposto: noi sino a quando non sistemiamo Taormina soldi non ne vogliamo. Ci vorrà un anno, due o forse tre ma i soldi dai taorminesi li vorremo soltanto quando avremo sistemato le cose. Io sono straniero? No. Se parte realmente Taormina e se riconquista la centralità, la riconquista l’intera riviera ionica. Bisogna restituire vivibilità e fiducia ai taorminesi. Purtroppo i taorminesi stanno perdendo fiducia in quella che è l’essenza di Taormina e questo è frutto degli amministratori che si sono susseguiti, “autentici taorminesi”, magari provenienti anche da altre parti e che da una vita lavorano qui e che sono i primi stranieri che – politicamente parlando – vanno cacciati a calci nel sedere».

I medici in politica. «Una volta c’era il divieto tra medico e sindaco. Se si parte dal presupposto che ciascuno deve fare il proprio mestiere forse è la regola che in una democrazia si dovrebbe sempre praticare. Ottimi medici che continuino a fare i medici. Così come è un peccato sottrarre braccia all’agricoltura, è un grande peccato sottrarre grandi menti alla medicina. Il rischio che è poi i risultati siano pessimi nell’uno e nell’altro settore. Taormina ha bisogno di una figura politica che faccia questa attività con una visione di mestiere comprovata. I risultati che Taormina ha avuto in questi anni sono anche risultati di mestieranti e non di professionisti della politica. Io non sono un politico ma è un amministratore che ragiona con una visione anche aziendale della cosa pubblica: è una cosa diversa. E un buon amministratore deve dare conto ai cittadini dei risultati di ciò che fa. Il politico invece dà incarichi a destra e a manca e se andiamo a vedere i bilanci. A Taormina si potrebbe dare una bella sforbiciata ed eliminare i dirigente di area. A Santa Teresa ne avevo 8 e ora ce ne sono 3 da quando amministro io e il palazzo funziona meglio di prima. Io ho spostato l’80% dei dipendenti in altri posti rispetto a quello dove li avevo trovati. Ma questo è l’Abc come lo è per un medico scrivere una ricetta. A Taormina inizieremo subito. Non amo le improvvisazioni e il percorso lo abbiamo cominciato, la sfida è lanciata. Non vogliamo essere paragonati al Barbiere di Siviglia che tutti lo vogliono ma se questo deserto di tartari sparisse, e ci fossero validi amministratori, non sarebbe necessario che le comunità facciano valutazioni diverse: come ha fatto Santa Teresa e come sono sicuro che farà Taormina e i veri taorminesi. A Santa Teresa ho preso un Comune con 2 milioni e mezzo di euro di debiti e oggi lascio 800 mila euro di liquidità di cassa e 4 milioni di avanzo di amministrazione. Questo è quello che lascio a Santa Teresa. A Taormina si può fare molto di più. E quindi la sfida mi intriga. Sono pronto a fare questa scommessa, se i taorminesi mi vorranno»